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Nicola Bietolini, Università di Tor Vergata – Il caso Milton Fernàndez

Talenti Extravaganti

Letteranza – Incontro con Milton Fernàndez, autore di “L’argonauta”

L’argonauta – Recensione di Susanne Portmann

Letteranza – L’argonauta, recensione a cura di Francesca Chiarla

L’argonauta – Recensione di Michaela Dimitriu

Eventi Sabato 14 Novembre 2009 ore 15:53
Alba: Milton Fernàndez inaugura ‘Stranieri NoStrani’

E’ stato Milton Fernàndez ad inaugurare ieri sera, ‘Stranieri NoStrani – Scrittori alle prese con gli italiani e la loro lingua’, ciclo di incontri letterari organizzati dalla libreria ‘La Torre’ di Alba. Lo scrittore di origine uruguaiana, residente in Italia dal 1985, è autore di L’Argonauta (Mangrovie 2007), primo romanzo concepito e scritto in lingua italiana e Bracadà (Mangrovie 2008). Pubblicati in italiano anche Fattebenefratteli racconto contenuto nella raccolta ‘Radici e ali’ premio ‘Concorso Terre di mezzo’ nel 2001 e Versi randagi (Gedit Edizioni), ‘Primo premio Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna’ nel 2004. Interessante il dialogo con Maurizio Bongiovanni e Karim Metref, scrittore e formatore di origine algerina, in Italia dal 1998. In Milton Fernàndez emergono due lingue, due paesi, due vite. La prima vissuta in Uruguay con la dittatura finita nell’85, con l’impossibilità di espressione in contraddizione con l’esigenza di dire espressa nel ‘teatro opportunità di dire ciò che non si poteva dire’.

Parla molto del suo Paese, Milton Fernàndez, c’è l’ha dentro. Anche dopo l’altra metà della sua vita trascorsa in Italia dove parla e scrive in italiano meglio di tanti italiani e dichiara di litigare con la nostra lingua ogni mattina. Dell’italiano conosce sfumature, termini, regole tradotti nei suoi scritti e nella sua attività teatrale. Più di tanti italiani conosce l’Italia girata in lungo e largo cogliendo esperienze, modus vivendi, scritte sui muri definite interessanti, stupide curiose.

Nuovo Immaginario Italiano
4. fi gure della clandestinità
Migrazione e disturbi dissociativi
Cristina Mauceri

(…) Anche il romanzo L’argonauta (2007) dell’uruguayano Milton
Fernàndez, narrato in prima persona, si focalizza su un disturbo dissociativo
collegato a esperienze passate del protagonista, disturbo che viene
intensifi cato dall’esperienza migratoria. Il romanzo, ambientato in parte a
Montevideo e in parte a Milano, è strutturato come un dialogo (o forse
anche una confessione) tra il protagonista Julio e uno psicanalista italiano
a cui racconta le travagliate vicende della sua esistenza. Non sentiamo mai
la voce dell’altro (fatto questo certamente signifi cativo della sua incapacità
di comprendere e aiutare Julio) per cui il dialogo si riduce a un monologo
a volte allucinato che ci apre squarci potenti sui disturbi mentali del protagonista.
Julio è un “uomo senza qualità”, un codardo che vive in preda alla
paura, declinata in vari modi nel romanzo: paura di non sentirsi all’altezza
delle aspettative del padre, paura di sparire vittima del regime dittatoriale
che imperversa nel suo paese, paura di perdere la persona che ama. Fernàndez
descrive in modo mirabile come questa emozione prenda possesso
del corpo di Julio oltre che della sua psiche. Il romanzo è disseminato con
sintomi che alludono a una mente sconvolta (visioni sul soffi tto, una certa
ossessività nel contare e per l’ordine, il camminare in modo compulsivo,
frasi spezzate specialmente in alcune inserzioni in poesia in cui il nesso
logico sembra mancare). Julio sopravvive cullato dalla sua codardia fino a
quando incontra Estela/Silvia, che invece è coinvolta nella lotta contro la
dittatura, e viene attratto da questa donna forte che da una parte lo rende
consapevole della sua debolezza, dall’altra gli appare come un sostegno.

*Apparentemente il titolo farebbe pensare al mito di Giasone e degli argonauti, ma invece
fa riferimento all’“Argonauta argo”, un mollusco che presenta un forte dimorfi smo sessuale. Il maschio
è molto piccolo e incapace di grandi spostamenti mentre la femmina è molto più grande:
http://www.animalieanimali.it/enciclopedia/argonauta.pdf. Come si vedrà, il riferimento a questo
mollusco ha chiaramente un signifi cato simbolico e allude al carattere passivo del protagonista e
alla sua ricerca di un sostegno nel personaggio femminile.

Per paura di perderla quando lei, incinta di un compagno di lotta sparito,
decide di andare in esilio in Italia, Julio trova il coraggio di uccidere un
collega del suo uffi cio che collabora con la polizia, così apparentemente si
conquista il diritto a esiliare e per una volta può sentirsi un eroe.
Fernàndez sa abilmente intrecciare la storia della dittatura in Uruguay
(e i suoi eff etti sulle persone), il passato del protagonista e la sua
progressiva caduta nella follia che verrà accelerata dalle vicende private e
dall’esperienza dell’esilio. Una volta in Italia Julio si troverà, tra l’altro, nel
ruolo rovesciato di casalingo che si prende cura di Estela la quale trova
lavoro più facilmente di lui. Due eventi, quasi concomitanti, la fi ne della
dittatura che pone tra l’altro il dilemma del ritorno dall’esilio e la nascita
della fi glia di Estela, scatenano ulteriormente la follia di Julio. Non si può
non pensare al signifi cato simbolico di questi due fatti che alludono a una
rinascita e a un ulteriore cambiamento nella vita che l’uomo non è in grado
di aff rontare. L’esiliato che ha fatto della sopravvivenza, prima in patria e
poi in Italia, un’arte si sente sempre più un intruso, sfrattato dall’unico rifugio
che aveva: l’aff etto di Estela. La donna tra l’altro, diversamente da lui,
discendendo da un’italiana è riuscita ad avere il permesso di soggiorno.
Alla fi ne Julio confessa di aver eliminato la fi glia neonata di Estela,
quella che apparentemente era una carezza si trasforma in un gesto assassino,
di cui nella sua follia allucinata quasi non si rende conto402.
Un caso di disturbo dissociativo della personalità è rappresentato
nel capitolo fi nale del romanzo La straniera (1999) dello scrittore iracheno
Younis Tawfi k . Il disturbo insorge nel protagonista maschile, un architetto
mediorientale, allorché si rende conto di avere perso per sempre Amina, la
prostituta marocchina che prima aveva respinto, ma che aveva poi scoperto
di amare. Amina è un personaggio con chiara valenza simbolica, in quanto
rappresenta per il protagonista la cultura araba da cui aveva preso le distanze
da tempo per italianizzarsi.
È interessante il modo in cui Tawfik rappresenta il crollo psicologico
del protagonista in un romanzo la cui struttura si basa sull’alternanza

*In questo drammatico finale il romanzo ci ricorda il mito di Giasone e di Medea. Anche se la
fi glia di Estela è stata generata con un altro, il gesto assassino e vendicativo di Julio sembra alludere,
rovesciandolo, a quanto avviene in questo mito in cui Medea, gelosa, uccide i fi gli che ha generato
con Giasone. Si è già osservato che il rapporto tra Estela e Julio è caratterizzato da un ribaltamento
dei ruoli tradizionali. Ancora una volta lo scrittore evidenzia come Julio ogni volta che agisce lo fa
in modo distruttivo.

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