Quand’è che Maria Juana diventò una cattiva ragazza?

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Sul quando sia giunta da queste parti ci sono versioni diverse e contrastanti. Qualcuno sostiene sia arrivata imboscata nelle caravelle di Colombo, che facevano ritorno “dall’India”. Altri, di solito meglio informati, che esistesse da sempre, spingendosi a sostenere che le vele di quelle navi fossero state confezionate proprio con una fibra ottenuta dal floema, o libro dei fusti delle piante di Cannabis sativa. Poi, qualcuno le appioppò il nomignolo di “indiana” e si diede per scontata la sua provenienza extracomunitaria.
In verità fu un conquistatore spagnolo, Pedro Cuadrado de Alcalá del Río, a introdurre i primi semi nella Nueva España (México). Poi, nel 1532, il governatore don Sebastián Ramírez de Fuenleal diede ordine di incrementare la coltivazione di quella pianta, visto le sue molteplici applicazioni, arrivando a portare dei coltivatori dalla Spagna, in modo di istruire i nativi.
Dall’uso meramente industriale si passò, va a capire come, a quello terapeutico. Nel 1712, nel suo “Florilegio medicinal de todas las enfermedades”, il gesuita Juan de Esteneyffer ci racconta della varietà di patologie che ne traggono giovamento dalla sua consumazione.
Secondo una versione popolare, si cominciò a conoscerla col suo nome più popolare per via delle “curanderas”, le guaritrici di paese, chiamate quasi sempre Marìa o Juana, che adoperavano la pianta della cannabis (continuano a farlo ancora oggi, da quelle parti) come terapia ineludibile nella loro farmacopea essenziale.

Del valore che le diverse società europee, e dei benefici che ne derivavano, parla la Enciclopedia Britannica, per più di 150 anni stampata su carta ottenuta dalla canapa.
– Tutti i libri di testo scolari, fino al 1830, venivano regolarmente stampati in carta di canapa.
– Su carta di canapa (Cannabis sativa) sono state stampate le prime mappe, le bibbie e persino la Costituzione degli Stati Uniti.
– Il 90% del cordame utilizzato nella navigazione e nell’industria proveniva dalla canapa.
– Fino all’introduzione del cotone, nel 1820, l’ottanta per cento dei vestiti venivano confezionati con ricavati provenienti da questa pianta.
– La maggior parte delle opere di Monet, Rembrandt, Van Goght e i più grandi maestri della pittura universale furono dipinte su Canvas, stoffa ottenuta dalla fibra della canapa.
Nel 1916, il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti predisse che nel 1940 tutti i libri sarebbero stati stampati su carta di canapa, cosa che avrebbe portato a non dover sacrificare più alberi. Perché è ampiamente dimostrato che un ettaro coltivato a canapa produce 4 volte più carta che la stessa area piantata di alberi, e che il processo di produzione di quella carta risulta infinitamente più vantaggioso tanto per il produttore quanto per l’ambiente.

Quello che la vide lunga fu Henry Ford, che nel 1931 creò la Hemp Body Car («auto di canapa»), una macchina costruita interamente con un materiale ricavato dai semi di cannabis e alimentata a etanolo di cannabis (il carburante veniva raffinato dai semi della pianta). Un materiale risultato più leggero, ecologico (ai tempi la parola non aveva ancora una buona reputazione) e resistente. Lo stesso Henry Ford per dimostrare ai giornalisti e al pubblico l’elasticità e la resistenza del nuovo tipo di carrozzeria, si fece filmare mentre colpiva violentemente con una mazza il retro della vettura, senza che questa neppure si ammaccasse. « Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di intere ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?”, disse il buon Ford.
E nessuno trovo niente da ridire.

Quindi, quand’è che Maria Juana diventò una cattiva ragazza?
A quanto pare, da quando due corporazioni particolarmente potenti, la DuPont (polimeri e petrolchimici) y la Hearst Company, di proprietà de William Randolph Hearst (sì, proprio lui, quello a cui si ispirò Orson Welles per il film Quinto potere) cominciarono a inquietarsi data la sua popolarità.
Per la prima, che stava scommettendo tutto sulla produzione di fibre di nylon e i carburanti derivati dal petrolio, la cannabis rappresentava una minaccia che bisognava annientare. E nel 1930, non appena uno dei suoi primi azionisti, Harry J. Anslinger, fu nominato primo commissario del Federal Bureau of Narcotics la guerra ebbe inizio.
Dall’altra parte, la Hearst Company che controllava l’intera filiera della produzione di carta a partire della cellulosa, e la sua figlioccia, la multinazionale Kimberly Clark, cominciarono a fare pressione sul governo affinché vietasse la coltivazione di quella pianta tanto nociva per i loro interessi. Contro di lei scatenarono la più massiccia offensiva mai avvenuta prima contro un prodotto naturale, con l’intero esercito di giornali di Hearst in prima linea. Fu allora che si cominciò a chiamarla col suo nome più suggestivo: Marihuana, una parola dalla fonetica breve, ricordabile, concisa, “straniera”.
Poi, si aggiunse l’industria del tabacco, che nella cultura statunitense aveva già piantato radici con perni d’acciaio. Da certi sondaggi si venne a sapere che i consumatori di cannabis consumavano meno sigarette, e che, inoltre, era relativamente facile procurarsi quelle foglie o coltivarsele da soli. Una vera sciagura, commercialmente parlando, che bisognava combattere con ogni mezzo.
E per ultimo la Big Pharma, quella oscura sorella dell’industria farmaceutica, che, allarmata dalle notizie sui campi di applicazione di sostanze ricavate dalla cannabis in ambiti quali il glaucoma, la prevenzione dell’ Alzheimer, e la sua efficacia nelle terapia contro il dolore in malati terminali (campi nei quali l’industria stava producendo a ritmo continuo farmaci sintetici dal costo sbalorditivo), decise di unirsi al gruppo, che finì per elaborare una pressante campagna mediatica ai fini di incidere nell’immaginario collettivo un’idea incontrovertibile: la Marihuana è una pianta nociva per la salute, e tanto la sua coltivazione quanto il suo consumo devono essere severamente vietati e perseguibili penalmente.

Ciascuno la pensi come vuole. In questi giorni il parlamento italiano sta discutendo sulla sua possibile legalizzazione. Sarebbe interessante sapere se conoscono la storia di quello su cui sono stati chiamati a deliberare. Del perché è diventata illegale. Di cosa stia succedendo nei paesi nei quali le è stata concessa la libertà. Dei miliardi sottratti al narcotraffico. Delle applicazioni che in ogni modo si stanno già sperimentando in diversi campi della medicina. Del calo del consumo non appena le viene tolto l’alone di trasgressività.
Del perché, all’improvviso, da un giorno all’altro, senza un motivo apparente, Maria Juana sia diventata una cattiva ragazza.

 

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