Corso accelerato di Extracomunitarismo per nuovi arrivati.

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(Ieri una giornalista in televisione paventava per lei e i suoi concittadini il peggiore dei futuri possibili: il fatto che “i nostri figli”, debbano chiedere il permesso di soggiorno per andare a vivere a Londra. O viceversa. Credo sia arrivato il momento di dare una mano, mettendo al servizio della società la nostra vasta esperienza.)

1 – Innanzitutto, figli miei, benvenuti al club. (Pensate che si tratta di uno tra i più frequentati del pianeta)

2- Munitevi di santa pazienza (in farmacia se ne trovano dei surrogati accettabili, a portata di tutte le tasche).

3- Convincetevi che ogni passo sarà un po’ più faticoso di quelli di ieri. I documenti, la banca, i titoli di studio, il permesso di soggiorno… Alle code in questura in linea di massima si sopravvive, soprattutto in questa stagione. E poi, vi racconto un segreto. Anche se non ci crederete, in quelle file, giuro, ho conosciuto alcune delle persone più belle che mi sia stato concesso di incontrare.

4 – Riprendete confidenza con le vostre mani. Vi serviranno per guadagnarvi il pane più di quanto fino a oggi avresti potuto immaginare.

5 – Spero non dobbiate farlo, ma nel caso che vi capitasse di dover andare a scaricare casse all’Ortomercato, ad esempio, sappiate che bisogna farlo molto presto (4 a.m. o giù di lì), che sarà un lavoro duro e non troppo redditizio, che può capitare di essere accerchiati da altri scaricatori, convinti che tu stia rubando loro quel pane, e di dover difenderti con i pugni (ecco che tornano le mani)

6 – Saranno più dure le panche alla stazione, più fredde le notti all’intemperie, più lunghi i checkpoint, più faticose le attese, più diffidenti i poliziotti, meno garbata la “società civile.”

Questa categoria, della quale sei appena diventato parte, è tra le più adoperate, a destra e a manca, quando si tratta di stabilire un confine, di sottolineare una diversità oppure un requisito mancante.
(Qualche anno fa, parlando di un mio progetto, negli uffici del Comune in cui vivo, qualcuno disse: sono 25 anni che parliamo di fare un Festival a Milano e lo dobbiamo far fare a un extracomunitario? )

6- In molti vorranno farti capire, perché ne sono convinti, che la vita funziona pressappoco come le carrozze di Trenitalia, con una prima e una seconda classe.
Starà a te convincerli del contrario. A tutti noi, non- comunitari, quelli che nel frattempo lo siamo diventati, quelli che sono rimasti per strada e stanno cercando la propria per poter tornare a casa. La loro paura è la miglior possibilità che ha il nostro carattere per farci capire chi siamo. Certo, dovremmo anche aiutare loro – quelli che pensano che la peggior cosa che possa succedere ai loro figli sia essere extracomunitari – a capire che quei muri che continuano a costruirsi intorno, di calce o di parole, più che proteggerli li stanno rendendo prigionieri della propria oscurità.

E non disperate. Come diceva Julio Cortàzar (extracomunitario a Parigi), “Ogni tanto, noi che giriamo con le pezze al culo (…) ci sentiamo invincibili, perché siamo convinti che non tutto sia ancora perso, finché avremo il coraggio di proclamare che abbiamo perso tutto, e che ci tocca ricominciare dal principio”.

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