La sentinella

Jorge Luis Borges retratado en Buenos Aires en 1978. Utilizaci-n libr

Entra la luce e mi risveglia; eccolo lì.
Comincia per dirmi il suo nome, che, si capisce, è ormai il mio.
Torno alla schiavitù durata più di sette volte dieci anni.
Mi impone la sua memoria.
Mi impone le miserie di ogni giorno, la condizione umana.
Sono il suo vecchio infermiere; mi costringe a lavargli i piedi.
Mi insidia dagli specchi, dal legno, dalle vetrine dei negozi.
Qualche donna lo ha rifiutato e devo condividere la sua amarezza.
Mi detta questa poesia, che non mi piace.
Mi esige il nebuloso culto idolatrico di militari morti, con i quali forse non riuscirei a scambiare una parola.
Nell’ultimo tratto della scala sento che è già al mio fianco.
È nei miei passi, nella mia voce.
Lo odio minuziosamente.
Avverto con piacere che quasi non ci vede.
Sono in una cella circolare e l’infinito muro si restringe.
Nessuno dei due inganna l’altro, ma entrambi mentiamo.
Ci conosciamo troppo bene, mio inseparabile fratello.
Bevi l’acqua della mia coppa e divori il mio pane.
La porta del suicida è aperta, ma i teologi affermano che nell’ombra ulteriore dell’altro regno ci sarò io,
ad aspettarmi.

Jorge Luis Borges
(Trad. di M.F.)

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