Joyce Mansour

Joyce Mansour

Invitami a trascorrere la notte nella tua bocca
raccontami della giovinezza dei fiumi
premi la mia lingua contro il tuo occhio di vetro
lasciami fare il nido nella tua gamba
e poi dormiamo, fratello mio,
perché i nostri baci muoiono più in fretta della notte.

C’è del sangue nel giallo dell’uovo
C’è dell’acqua sulla piaga della luna
C’è dello sperma sul pistillo della rosa
C’è un dio in chiesa
che canta e sbadiglia

Non ci sono parole
soltanto dei peli
sull’aridità del mondo
dove i miei seni sono re
e non ci sono gesti
soltanto la mia pelle
e le formiche che brulicano tra le mie gambe oleose
indossano le maschere del silenzio mentre lavorano.

Viene poi la notte e la sua estasi
e il mio corpo profondo, questo polipo spensierato,
ingoia il tuo sesso agitato
mentre gli ridà la vita.

Un nido di viscere
sull’albero secco del tuo sesso.
Un nero cipresso piantato nell’eternità
fa la veglia ai morti che nutrono le sue radici.

Due ladri crocifissi su costole d’agnello
se la ridono del terzo che, a missione compiuta,
divora la sua croce di carne arrostita.

Il nero mi circonda
salvatemi
gli occhi aperti sulla vuota disperazione degli orizzonti marittimi
mi scoppiano nella testa

salvatemi
i pipistrelli dai corpi ammuffiti
che vivono nei cervelli seviziati dei monaci
s’attaccano alla mia lingua molle
la mia lingua gialla di donna accorta.

Salvatemi, voi che capite
e i vostri giorni saranno moltiplicati.
Malgrado i peccati che non vi saranno perdonati.
Malgrado lo spessore della notte nelle vostre bocche.
Malgrado i vostri bambini iniziati al male.
Malgrado i vostri letti.

Joyce Mansour – Bowden, 1928 /1986
( traduzione di M.F, da “Fiorita come la lussuria”)
Scrisse di lei Claude Courtot, membro del gruppo surrealista: “Avevo fatto la conoscenza di Joyce e di Breton nel 1964. Al caffè La promenade de Venus, lei si sedeva sulla panca in fondo alla sala, sotto il grande specchio, in modo da essere di fronte a Breton (…) chiedeva regolarmente del rum e fumava un sigaro enorme che, per uno strano contrasto, rendeva ancora più femminili i tratti del suo viso di bambola bruna dagli occhi attraenti come pozzi…”

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