Alejandra Pizarnik – Diari

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Succede che se non scrivo poesie non accetto vivere, vivermi. Succede che la condizione del mio corpo vivo e movente è la poesia. Succede che se non scrivo non mi lascio, non mi lascerò mai vivere per un’altra cosa. Lo giurai una notte dell’anno ’54. Non si tratta di fedeltà ma di sapere chi sono e perché sono qui. Non si tratta di costringermi ma di ardere nel linguaggio. Ogni traccia di fuga mi duole perché mi nega, mi fa sparire. Questo è orgoglio e pazzia. Lo è y ed è anche causa di quello cha faccio con il mio corpo: punirlo affinché si tramuti in parole, cioè in poesie. Io morirò del modo poetico che mi sono creata per il mio uso e abuso. Niente di meno poetico, ma niente di più vicino – date le mie limitazioni naturali – al vero luogo della poesia.
Vivere, morire. Ma se si tratta di imparare a giocare. Ciò che mi insegue da quando scrivo è un gruppo di parole patetiche che non capisco, che nessuno capisce. Ecco la parte più difficile: parlare di ciò che si sa.
Va bene, ma, dopo tutto, parlare di ciò che non si sa equivale a domandare.

Alejandra Pizarnik
Diari- 26//04/1963

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