Montevideo senza Galeano –

Montevideo senza Galeano
Prima o poi succederà, lo so. Bisognerà tornare in questa città che comincia piano piano a dileguarsi, come se si fosse finalmente decisa a lasciarsi portare dalla corrente, lei che si è tenuta sempre sulle sue, che a quel fiume non ha mai dato confidenza.
Una vecchia signora, dai fianchi da serva e la testa imperiale, che si diverte a ingarbugliare il gioco, a nascondere tessere ed incastri, come se volessi farci ricominciare da capo la partita, ogni volta, da quella prima volta.
Montevideo è uno stato d’animo, ha detto qualcuno. La Buenos Aires che fu. Repubblica all’Oriente di norme e prescrizioni. Città degli abbracci, dei giorni e delle notti d’amore e di guerra, delle parole in cammino, delle memorie del fuoco, del mondo alla rovescia, le vene aperte, le disperate attese.

Bisognerà rientrare, prima o poi. Riprendere a scarpinare quelle strade che finiscono sempre a mare, le folate viola dei bordelli di via Piedras, gli occhi allucinati dei marinai appena sbarcati dopo un giro all’inferno, le scazzottate, le grigliate alle quattro del mattino, le telefonate clandestine, i libri trasportati due pagine alla volta, tra il calzino e la suola della scarpa, il teatro sovversivo, Onetti, Benedetti, Zitarrosa e la sua guitarra negra, Eduardo che ordina un cappuccino per cominciare la giornata al bar britanico, di fronte alla plaza Matriz.

Lì ci siamo incontrati, l’ultima volta. Lì gli ho fatto vedere un libro di Juan Gelman che avevamo appena pubblicato in Italia. Lì ci siamo messi a riandare tutta quella strada, un pomeriggio e mezzo di un aprile inoltrato.
Di quell’incontro mi restano tre o quattro cose, che fanno parte di questa mia città, che alle volte s’accapigliano nella memoria.
Le sue mani che accarezzano quelle pagine mentre pronuncia Juan… il suo sguardo fisso sul cucchiaino, come se leggesse in lui brani di quella storia che tentavano di fuggire alla presa, la promessa di un prossimo incontro che, ora so, non avverrà mai.

Ora Eduardo non c’è, e Montevideo non sarà più la stessa.
Certo, diranno, è stato assente molte volte. Ma non è vero. Lo sapevamo tutti.
Lo si trovava ovunque, perfino quando qualcuno giurava di averlo visto dall’altra parte del pianeta.

Bisognerà abituarsi (che brutta parola!). “Per quanto la morte sia uno di quelli imprevisti prevedibili”.

Anche se noi non crediamo nella morte.
Anche se in molti, da quelle parti, diranno: Che è morto Eduardo? Ma non diciamo cazzate.

Lui si sarebbe messo a ridere.
Siamo o non siamo Montevideani?

“C’è un unico luogo dove l’ieri e l’oggi si incontrano, si riconoscono e si abbracciano. Quel luogo è domani. “

Hasta mañana, compañero.

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One response to this post.

  1. Posted by Anna Fresu on aprile 14, 2015 at 5:32

    Bel ricordo, così vivo, tenero e ironico di Galeano ma anche di questa Montevideo che è impossibile non amare

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