Cecità morale – Zygmunt Bauman

moral
Zygmunt Bauman è uno splendido ragazzino di novanta e passa anni, con la passione per il gioco.
Tempo fa ci lasciò tutti quanti (esagero) con il naso all’insù, a cercare di sciacquarci gli occhi con la sua Modernità liquida.
Quella che ci siamo costruiti con le nostre mani, dove confini etici e riferimenti sociali ci scappano tra le dita, per finire – non di rado – nel tubo di scarico, mentre guardiamo la televisione.
Ci parlò anche di “passione etica”.
Io sono rimasto ancora lì. Incapace di girare pagina.

Nel 2013 uscì in molti paesi (in Italia ancora no) un altro suo libro, scritto a quattro mani con Leonidas Donskis.
Il suo titolo è Moral Blindness. The Loss of Sensitivity in Liquid Modernity.

La cecità morale, tenta di dirci Bauman, non è circoscritta a dei fenomeni estremi come la guerra, il terrorismo, la violenza indiscriminata. Quelle situazioni nelle quali l’uomo agisce sotto la spinta di pressioni altrettanto estreme.
La malattia mortale s’annida, sempre più frequentemente, nella nostra quotidiana insensibilità verso la sofferenza altrui, nella nostra incapacità o nel nostro rifiuto di capire fenomeni che sono parte della nostra stessa storia, nel progressivo restringimento del nostro campo visivo in ambito etico.

Adiafora, la definivano anticamente tanto i cinici quanto gli stoici. (plur. neutro del gr. ἀδιάϕορος “indifferente”).
Quello che pur accadendo accanto a noi ci lascia l’animo completamente indifferente.
Una sorta di atrofia morale che annulla i sentimenti, e che ci sta portando lentamente verso una totale apatia, tanto fisica quanto intellettuale.
Una ricerca spasmodica di elementarità, di un’esistenza concepita ai suoi minimi valori – necessità primarie, pensiero primario, Chi m’o fa fa?, Mi faccio i cazzi miei, Tanto non cambia nulla – che in molti paesi, Italia in primis, trova un terreno di quelli che più fertili non si può.

“La nostra è l’era del terrore, dice Donsky, in chiusura. “Coltiviamo una cultura della paura sempre più potente e più globale. Questa nostra era esibizionista, con la sua fissazione per il sensazionalismo a buon mercato, gli scandali politici, i reality televisivi e altre forme di auto-esposizione, in cerca di fama e di attenzione pubblica, ripaga il panico morale e gli scenari apocalittici in modo infinitamente più alto che i ragionamenti equilibrati, la lieve ironia o la modestia.”

E’ un mondo dai ritmi scanditi da guerre sanguinose e guadagni insaziabili, dove tuttavia i comuni mortali si mettono in fila, ansiosi di non riuscire a procurarsi l’ultimo gadget.
Dove messi di fronte a un’informazione capziosa, falsa e inaffidabile, non accennano nemmeno ad alzare la voce, come se questa non fosse un diritto, e si accontentano dei pettegolezzi televisivi.

“Ognuno di noi è artigiano della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no”, ci aveva detto Bauman, molto tempo fa.
Non abbiamo allibi.
Quantomeno fino a quando qualcuno non decida di iscrivere la Adiafora tra le malattie professionali.
Una patologia contratta nel duro svolgimento del nostro compito di cittadino.
(Sarebbe la fine dello stato sociale.)

***
Moral Blindness – The Loss of Sensitivity in Liquid Modernity –
Zygmunt Bauman, Leonidas Donskis
Cambridge – Polity books, 2013 pp. 224 – euro 25,30

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: