La Cultura è un Diritto Umano

Giornata-Mondiale-dei-Diritti-Umani-634x396
Lo sosteniamo da tempo. Alla stregua di quello alla Vita, alla Salute, alla Libertà, all’Educazione, all’Accesso alle conoscenze…
Siccome spesso la politica è affetta da una strana forma di amnesia (soprattutto in quelle zone del cervello che attengono alla memoria recente), proviamo a delineare, con l’aiuto di alcuni autori, una Dichiarazione della Cultura come Diritto Umano.
1
Chiediamo che la Cultura sia finalmente riconosciuta come “l’insieme dei tratti distintivi, spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano una società o un gruppo sociale, e include -oltre alle arti e le lettere- modi di vita e di convivenza, sistemi di valori, tradizioni e credenze”. (Unesco – Dichiarazione universale sulla diversità culturale.)
2
Esigiamo che (la Cultura) venga considerata fondamentale espressione della nostra appartenenza al genere umano giacché è attraverso la Cultura che scegliamo i valori a cui appellarci e compiamo delle scelte. È sempre attraverso la cultura che l’uomo “sceglie sé stesso, diviene consapevole della sua umanità, riconosce la sua incompletezza, mette in discussione le sue conquiste, ricerca instancabilmente nuovi significati e crea delle opere attraverso le quali trascende i suoi limiti” – (Dichiarazione di Città del Messico sulle politiche culturali – 1982)
3
Raccomandiamo perciò ai detentori del potere – perfino quello talmente temporaneo da farli passare inosservati – (legislatori, ministri, sindaci, assessori, presidenti di zona, consiglieri…) di considerare il fatto culturale non più come il noioso privilegio riservato alle file di retroguardia del partito di appartenenza, ma come le fondamenta della società in cui vorremmo vivere, e di assumersi la responsabilità di fare che la Cultura sia fonte di scambi, d’innovazione e di creatività, giacché “la diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per ogni forma di vita” – (Unesco – Art. 1 della dichiarazione Universale sulla diversità culturale.)

Detto questo, alle Istituzioni chiediamo:
1
Di non essere discriminati, o ostacolati (come spesso avviene), solo per il delitto di non avere santi in paradiso, di non appartenere all’uno o all’altro partito, di credere nella propria indipendenza di pensiero come elemento fondamentale nel nostro creare Cultura, o per quello di esercitare un sacrosanto diritto alla critica nel valutare le loro scelte – quando quell’amnesia (di cui sopra) rischia di fargli perdere la rotta – perché è questo il principale contributo che un politico onesto potrebbe mai aspettarsi dai propri cittadini.
2
Che venga eseguita, ogni volta, un’oculata selezione delle persone che occuperanno quei posti di potere (persino quello talmente temporaneo da farli passare inosservati), legislatori, ministri, sindaci, assessori, consiglieri…) nell’ambito della Cultura, evitando l’imbarazzo di dover ammettere che, in molti casi, le persone in questione con la Cultura hanno poco o niente da spartire.
3
Che coloro che siedono su quelle poltrone – “in comodato d’uso” – e che vengono pagati dalla comunità affinché si occupino di un settore così delicato della vita pubblica, non dimentichino mai che di quella comunità loro sono i servitori, e non viceversa, come spesso accadde.
4
Che la burocrazia smetta di essere l’alibi privilegiato di chi non ha il coraggio delle proprie scelte, delle proprie responsabilità, della propria vigliaccheria.
5
Che ai burocrati (I primi assassini della tenerezza, al dire del poeta Roque Dalton) venga tolto il potere di decisione in materie quali Poesia, Arte, Teatro, Musica, Danza, Filosofia, ecc., perché una tale pratica non solo rappresenta il miglior modo di uccidere ciò che andrebbe preservato, ma è anche uno dei più biechi sistemi per avvantaggiare coloro che appartengono alla propria cricca, cosa che rappresenta la negazione stessa del concetto di Cultura.
6
Che una speciale attenzione venga posta sul progressivo impoverimento della lingua italiana, veicolo di una cultura millenaria, bistrattata non soltanto dal modello televisivo ma anche da alcune pubbliche amministrazioni che preferiscono l’uso di un inglese approssimativo nella titolazione di eventi legati al territorio (pare risulti loro più cool). Un po’ come se a New-York decidessero di usare il francese per intitolare gli eventi culturali legati alla città, o a Parigi il tedesco.

Per concludere ci concediamo, per un istante, anche il Diritto al Delirio (al sogno, alla speranza), in attesa del mondo che verrà (prendendo qualcosa in prestito da Eduardo Galeano.)

1
Nei codici penali si aggiungerà il delitto di Stupidità, di cui si macchiano coloro che non riescono a vedere al di là del proprio ombelico, e che non capiscono che il male che credono di infliggere a chi non aderisce ai loro modelli mentali in verità lo stanno infliggendo ai propri figli, che di quella loro “cultura” domani saranno vittime.
2
Un pendolare diventerà Ministro o Assessore ai Trasporti. Una casalinga all’Economia. Un maestro presidierà il Ministero dell’Educazione. Un medico condotto quello della Sanità. Una persona che crede nella Cultura (quella vera, non il suo succedaneo, precotto, confezionato nei salotti cittadini di una borghesia nemica della conoscenza) diventerà Ministro della Cultura. E un altro Assessore.
(L’uomo più colto che io abbia conosciuto, diceva Josè Saramago , non sapeva né leggere né scrivere. Ma sapeva distinguere il vero dal falso. )
3
L’appartenenza a un determinato partito politico non sarà considerato un merito (nemmeno un demerito), giacché conteranno più le capacità del singolo individuo che la combriccola che lo sostiene.
4
Nessuno sarà considerato eroe o tonto perché fa ciò che crede giusto piuttosto di fare ciò che più gli conviene.
5
Il Pensiero non sarà una mercanzia, né la Cultura un affare, perché tanto il Pensiero quanto la Cultura saranno finalmente proclamati Diritti Umani.

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