Archive for marzo 2015

La Cultura è un Diritto Umano

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Lo sosteniamo da tempo. Alla stregua di quello alla Vita, alla Salute, alla Libertà, all’Educazione, all’Accesso alle conoscenze…
Siccome spesso la politica è affetta da una strana forma di amnesia (soprattutto in quelle zone del cervello che attengono alla memoria recente), proviamo a delineare, con l’aiuto di alcuni autori, una Dichiarazione della Cultura come Diritto Umano.
1
Chiediamo che la Cultura sia finalmente riconosciuta come “l’insieme dei tratti distintivi, spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano una società o un gruppo sociale, e include -oltre alle arti e le lettere- modi di vita e di convivenza, sistemi di valori, tradizioni e credenze”. (Unesco – Dichiarazione universale sulla diversità culturale.)
2
Esigiamo che (la Cultura) venga considerata fondamentale espressione della nostra appartenenza al genere umano giacché è attraverso la Cultura che scegliamo i valori a cui appellarci e compiamo delle scelte. È sempre attraverso la cultura che l’uomo “sceglie sé stesso, diviene consapevole della sua umanità, riconosce la sua incompletezza, mette in discussione le sue conquiste, ricerca instancabilmente nuovi significati e crea delle opere attraverso le quali trascende i suoi limiti” – (Dichiarazione di Città del Messico sulle politiche culturali – 1982)
3
Raccomandiamo perciò ai detentori del potere – perfino quello talmente temporaneo da farli passare inosservati – (legislatori, ministri, sindaci, assessori, presidenti di zona, consiglieri…) di considerare il fatto culturale non più come il noioso privilegio riservato alle file di retroguardia del partito di appartenenza, ma come le fondamenta della società in cui vorremmo vivere, e di assumersi la responsabilità di fare che la Cultura sia fonte di scambi, d’innovazione e di creatività, giacché “la diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per ogni forma di vita” – (Unesco – Art. 1 della dichiarazione Universale sulla diversità culturale.)

Detto questo, alle Istituzioni chiediamo:
1
Di non essere discriminati, o ostacolati (come spesso avviene), solo per il delitto di non avere santi in paradiso, di non appartenere all’uno o all’altro partito, di credere nella propria indipendenza di pensiero come elemento fondamentale nel nostro creare Cultura, o per quello di esercitare un sacrosanto diritto alla critica nel valutare le loro scelte – quando quell’amnesia (di cui sopra) rischia di fargli perdere la rotta – perché è questo il principale contributo che un politico onesto potrebbe mai aspettarsi dai propri cittadini.
2
Che venga eseguita, ogni volta, un’oculata selezione delle persone che occuperanno quei posti di potere (persino quello talmente temporaneo da farli passare inosservati), legislatori, ministri, sindaci, assessori, consiglieri…) nell’ambito della Cultura, evitando l’imbarazzo di dover ammettere che, in molti casi, le persone in questione con la Cultura hanno poco o niente da spartire.
3
Che coloro che siedono su quelle poltrone – “in comodato d’uso” – e che vengono pagati dalla comunità affinché si occupino di un settore così delicato della vita pubblica, non dimentichino mai che di quella comunità loro sono i servitori, e non viceversa, come spesso accadde.
4
Che la burocrazia smetta di essere l’alibi privilegiato di chi non ha il coraggio delle proprie scelte, delle proprie responsabilità, della propria vigliaccheria.
5
Che ai burocrati (I primi assassini della tenerezza, al dire del poeta Roque Dalton) venga tolto il potere di decisione in materie quali Poesia, Arte, Teatro, Musica, Danza, Filosofia, ecc., perché una tale pratica non solo rappresenta il miglior modo di uccidere ciò che andrebbe preservato, ma è anche uno dei più biechi sistemi per avvantaggiare coloro che appartengono alla propria cricca, cosa che rappresenta la negazione stessa del concetto di Cultura.
6
Che una speciale attenzione venga posta sul progressivo impoverimento della lingua italiana, veicolo di una cultura millenaria, bistrattata non soltanto dal modello televisivo ma anche da alcune pubbliche amministrazioni che preferiscono l’uso di un inglese approssimativo nella titolazione di eventi legati al territorio (pare risulti loro più cool). Un po’ come se a New-York decidessero di usare il francese per intitolare gli eventi culturali legati alla città, o a Parigi il tedesco.

Per concludere ci concediamo, per un istante, anche il Diritto al Delirio (al sogno, alla speranza), in attesa del mondo che verrà (prendendo qualcosa in prestito da Eduardo Galeano.)

1
Nei codici penali si aggiungerà il delitto di Stupidità, di cui si macchiano coloro che non riescono a vedere al di là del proprio ombelico, e che non capiscono che il male che credono di infliggere a chi non aderisce ai loro modelli mentali in verità lo stanno infliggendo ai propri figli, che di quella loro “cultura” domani saranno vittime.
2
Un pendolare diventerà Ministro o Assessore ai Trasporti. Una casalinga all’Economia. Un maestro presidierà il Ministero dell’Educazione. Un medico condotto quello della Sanità. Una persona che crede nella Cultura (quella vera, non il suo succedaneo, precotto, confezionato nei salotti cittadini di una borghesia nemica della conoscenza) diventerà Ministro della Cultura. E un altro Assessore.
(L’uomo più colto che io abbia conosciuto, diceva Josè Saramago , non sapeva né leggere né scrivere. Ma sapeva distinguere il vero dal falso. )
3
L’appartenenza a un determinato partito politico non sarà considerato un merito (nemmeno un demerito), giacché conteranno più le capacità del singolo individuo che la combriccola che lo sostiene.
4
Nessuno sarà considerato eroe o tonto perché fa ciò che crede giusto piuttosto di fare ciò che più gli conviene.
5
Il Pensiero non sarà una mercanzia, né la Cultura un affare, perché tanto il Pensiero quanto la Cultura saranno finalmente proclamati Diritti Umani.

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Cos’è Parola nel Mondo?


Come dicono i miei amici, poeti e creatori di questo abbraccio planetario, non è altro che il tentativo di “poetizzare” la vita.
Un abbraccio diventato, anno dopo anno, sempre più stretto, più vasto e più libertario.
Quella di cui parliamo oggi è la nona edizione di un evento che parla in tutte le lingue della creazione. Quasi duemila incontri, attraverso 54 paesi, contemporaneamente.
Perché – lo sostengono in molti (io ne sono convinto)- la poesia è quella linea sottile, fragile e insostituibile, che rende la vita degna di essere vissuta.
Un’arma carica di futuro, come la chiamava il poeta Gabriel Celaya.
La scintilla che ci colpisce alle volte, in pieno giorno, quando meno ce lo aspettiamo. Che non sempre resta siglata sulla carta, anche se spesso lo meriterebbe.
E che persiste, da secoli, nei gesti quotidiani.
Nel modo di guardarci. Di scambiarci un sorriso, per strada, una stretta di mano. Nel cederci il passo, a vicenda. In quella mossa del capo, quasi impercettibile, di un nostro simile, del quale non sappiamo assolutamente nulla, che alle volte ci arriva come una carezza. Nell’indignazione per un fatto che non ci tocca da vicino ma duole, alle volte ancor di più, perché come dice un poeta, quella campana che suona, in lontananza, suona sempre per noi.

In quelle cose fatte perché sì, perché sentiamo che è giusto farle.Organizzare

Parola nel mondo insieme agli amici di Residenti in San Gottardo, via Meda e dintorni, Milano-Social Street vuol dire riportare questo incontro, questo abbraccio, a una sua sede ideale.

Un luogo virtuale, man mano diventato reale, tangibile, vero. Forse il più auspicabile tra i fini di un mezzo chiamato Internet.

La voce si è sparsa, in un baleno.

Si è intrufolata tra le piante e le chiacchiere appese alle ringhiere, nei cortili, i baretti, i negozi, le rivendite, i luoghi preposti alla cultura, gli uffici, i salotti, le parrocchie, le scuole…

A questa voce hanno risposto i poeti, com’è giusto che sia, come fanno da qualche secolo a questa parte, ogni volta che la vita li convoca…

Tra poco cominceremo a conoscere i nomi di tutti quanti. Luoghi  e Poeti. Anche se questi ultimi saranno pressappoco incalcolabili, perché come dice Ernesto Cardenal:  “poeta è chi legge, chi ascolta, chi è in grado di cogliere la poesia che si trova in ogni luogo”.

L’appuntamento è per il 14 Maggio, a Milano.

San Gottardo, Via Meda e dintorni. (Per una di quelle casualità che casuali non sono mai, abbiamo scelto il giorno in cui si celebra il 750° compleanno di Dante Alighieri).

Parola nel Mondo (Qui e in altri 2.000 luoghi nel pianeta)

Parola tal mund (milanese), Vorto en la mondo (esperanto), Palavra no mundo (portoghese), Parola nel Mondo (italiano), Worte in der Welt (tedesco), Rimayninchi llapan llaqtapi (quechua), Paraula in su Mundu (sardo), Cuvânt în Lume (rumeno), Parole dans le Monde (francese), Ordet i verden (danese), Wordin the world (inglese), Palabra no mundo (gallego), Ñe’ê arapýre (guaraní), Paraula en el Món (catalano), Chuyma Aru (aymara), Koze nan lemond (creolo), Kelma fid-dinja (maltese), מילהבעולם (milá baolam) (ebraico), Nagmapu che dungu (mapuche), Tlajtoli ipantlaltikpaktli (nahuatl), וורט אין ועלט (Vort in Velt) (Idish), كلمةفي العالم (arabo), Dünyada kelime (turco), lhamet ta íhihonhát (Wichi), Titzaa yeezii loyuu (zapoteco), Dunyodaso’z (uzbeco), Слово вмире (russo), Pallabra nel mundu (asturiano), Hitza Munduan (basco), T’aanyóok’ol kaab (maya), Paraule tal mont (friulano)…

Proyecto Cultural SurRevista Isla Negra ( revistaislanegra@yahoo.es )-  Festival Internacional de Poesía de La Habana (proyectosurcuba@uneac.co.cu ) – Festival della Letteratura di Milano (www.festivaletteraturamilano.it)
Festival integrante de la Red Nuestra América de Festivales Internacionales de Poesía-

Festival co-fundador del Movimiento Poético Mundial.#LetMiFest