L’oblio che saremo (uno degli ultimi testi di Borges)

Jorge Luis Borges retratado en Buenos Aires en 1978. Utilizaci-n libr

Hèstor Abad è uno scrittore colombiano. Il 25 agosto del 1987 qualcuno lo avvertì che suo padre era appena stato crivellato in mezzo a una strada da un comando paramilitare.
Nelle tasche del morto trovò due biglietti.
Uno era una lista di persone minacciate dai fascisti, nella quale figurava il suo proprio nome, e l’altra una poesia, trascritta a matita. Questa portava la firma di Jorge Luis Borges.
Il suo nome: L’oblio che saremo.

Hèctor la fece pubblicare la domenica successiva nell’inserto culturale di El Espectador. La fece incidere anche come epitaffio nella lapide sulla tomba del padre. E diede questo titolo a un libro nel quale racconta la vita di quell’uomo ammazzato senza pietà, del suo amore di figlio, dei fantasmi dell’assenza.

Qualcuno ravvisò che con questo fatto Abad stesse approfittando della popolarità di Borges. Si mise in dubbio la veracità di quella storia. Subito furono molti quelli pronti a giurare che quella poesia non fosse di Borges. Non figura nelle sue opere complete. Nessuno l’ha mai citata. Non appare in nessuna delle sue raccolte.

Si protrasse per anni questa disputa. I toni divennero sarcastici, alle volte feroci, come non di rado accade tra i colleghi. Soprattutto se i colleghi sono degli scrittori.

Finché qualcuno non fece arrivare ad Hèctor un ritaglio della rivista Semana, del 26 Maggio 1987.
Lì, sotto una foto di Borges, appare questa scritta: “E’ appena stato pubblicato in Argentina un “libricino”, fatto a mano, con una tiratura di 300 copie da distribuire tra gli amici. Questo volume è stato pubblicato da Ediciones Anonimas e ci sono in lui 5 poesie finora inedite di Jorge Luis Borges, probabilmente le ultime che il poeta scrisse nella sua vita.
A cura di un gruppo di studenti della città di Mendoza, Repubblica Argentina.”

Non ho mai avuto dubbi, confessa Hèctor. Anche se è stata una lunga ricerca. Anche se continuavo a ripetermi: Che senso ha cercare di aggiudicare la paternità di un testo a un poeta che non s’aggrappa al magico suono del suo nome?

L’oblio che saremo – Jorge Luis Borges

Siamo ormai l’oblio che saremo
la polvere elementare che ci ignora
che fu del rosso Adamo, che è ora
tutti gli uomini, e che non vedremo.

Siamo già nella tomba le due date
del principio e la fine, la cassa,
l’oscena corruzione e il sudario,
le nenie della morte e i suoi rituali.

Non sono l’insensato che s’aggrappa
al magico suono del suo nome;
penso con speranza a quell’uomo
che non saprà chi fui su questa terra.

Sotto l’indifferente blu del cielo
questa conversazione è un sollievo.

(trad. di M.F.)

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One response to this post.

  1. Posted by natakarla on gennaio 11, 2015 at 5:32

    Commovente, specialmente la chiusa. Molto più incisiva di altre poesie lette sullo stesso argomento da autori famosi.
    Carla

    Rispondi

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