Archive for dicembre 2014

Ernesto Cardenal – Cuba

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Chi potrebbe negare che a Cuba ci sia una quantità imprecisata di detenuti sottoposti alle condizioni carcerarie più dure che esistano al mondo?
Per loro non vi è né giorno né notte, perché hanno gli occhi bendati e brancolano nelle tenebre. Gli hanno tappato le orecchie facendoli sprofondare in un completo silenzio. Sono privi di qualsiasi sensazione tattile perché le loro mani sono ricoperte da una sorta di guanto. Centinaia di detenuti i cui nomi non sono stati divulgati. Non si sa di cosa sono accusati. Non sono stati processati nè tanto meno condannati. Non hanno avvocati difensori e scontano una sentenza infinita,  perché priva di termine ultimo.

Questi sono detenuti a Cuba, ma non da Fidel Castro; sono i detenuti dell’amministrazione “americana”, a Guantánamo. Sono in celle-gabbie singole, vestiti di rosso, li abbiamo visti tutti, ma di loro non sappiamo nulla. E io mi chiedo se l’Unione Europea abbia protestato per questi detenuti a Cuba. Se abbia chiesto direttamente agli Stati Uniti di rimetterli in libertà, come ha chiesto a Cuba di rimettere immediatamente in libertà 75 detenuti?

Un altro quesito che pongo è se a Cuba si protegga il terrorismo. Rispondo dicendo di sì. A Cuba il terrorismo è protetto con la cosiddetta legge dell’ Ajuste cubano, una legge che non è cubana, ma statunitense, applicata esclusivamente a Cuba e a nessun altro paese del pianeta. In base a questa legge, chi arriva negli Stati Uniti dopo aver sequestrato un aereo o un’imbarcazione a Cuba riceve ipso facto un permesso di soggiorno e un posto di lavoro. Ai cubani non vengono concessi normalmente visti di ingresso negli Stati Uniti, ma se lo fanno in modo illegale ottengono questo premio. Questo non significa forse promuovere il terrorismo a Cuba? Malgrado non sia Fidel a promuoverlo ma Bush.

Chiunque arrivi da qualunque altra parte del mondo per vivere negli Stati Uniti viene chiamato immigrato, ma coloro che arrivano da Cuba sono definiti esiliati. Non esistono immigrati cubani negli Stati Uniti. Se provengono da qualunque altra parte dei mondo sono immigrati, ma tutti i cubani negli Stati Uniti sono esiliati.

Una pratica molto comune del potere statunitense è quella di modificare il linguaggio, utilizzando alcuni nomi al posto di altri. Ad esempio, invece del verbo “conquistare” usano il verbo “liberare”. Adesso hanno appena trovato una nuova parola che si applica a Cuba ed è quella di “dissidente”. Il significato vero del termine è dissentire, non essere d’accordo, pensare in modo diverso.

Tuttavia, questa parola viene applicata a coloro che cospirano, promuovono la sovversione e perseguono il rovesciamento del regime cubano. “Promuovere la transizione” è un altro modo che hanno per esprimere lo stesso concetto. Mi chiedo: chi protesta quando in un qualunque altro paese (che non sia Cuba) vengono messi in prigione coloro che vogliono rovesciare il regime?

Ho letto recentemente una critica rivolta a Cuba perché due senatori cileni volevano venire in visita ufficiale per riunirsi con dei “dissidenti” ed è stato detto loro che potevano venire come turisti, ma non in visita ufficiale con questo scopo. E mi chiedo: negli Stati Uniti darebbero un visto a qualcuno che voglia riunirsi con dei sovversivi?

Ho anche letto che a uno di questi 75 “dissidenti” detenuti a Cuba il presidente Bush ha scritto una lettera congratulandosi per le sue azioni eroiche. Non è forse questa una conferma del reato di sovversione imputato al reo cubano, quando riceve i complimenti dal massimo nemico di Cuba, occupato com’era nel pieno della guerra in Iraq? Altra cosa insolita, in questo caso, è stato il fatto che il presidente statunitense lo tenesse presente nelle sue preghiere. “Laura e io continueremo a pregare per Lei”, ha sostenuto.

Mi chiedo che cosa succederebbe se Fidel Castro scrivesse a qualche detenuto in un altro paese dicendogli che sta pregando per lui. Per quanto mi riguarda, siccome si tratta di preghiere, sono portato a dare più fiducia a quelle di Fidel che a quelle di Bush. Sul problema etico della pena di morte, la mia prima osservazione è la seguente: è vero che nella Bibbia è scritto NON UCCIDERE. È però altrettanto vero che nello stesso libro della Bibbia si descrive come deve essere somministrata la morte a colui che abbia infranto il comandamento di non uccidere. Mi annovero fra coloro che sono contro la pena di morte, o per meglio dire sono tra coloro che preferiscono che a nessuno venga applicata questa pena. E Fidel Castro è tra coloro che pensano in questo modo, come ha affermato nel suo discorso del 25 aprile di quest’anno, in cui spiega le ragioni in base alle quali, e in via del tutto eccezionale, la pena era stata inflitta a tre persone a Cuba.

Vorrei porre un’altra domanda: se qualcuno (fa lo stesso che sia un onesto intellettuale o l’Unione Europea) protesta perché tre persone che tentavano un sequestro sono state giustiziate a Cuba, non dovrebbe forse protestare anche di più per le 165 persone giustiziate in Texas quando Bush era governatore dello Stato? È etico protestare così violentemente quando si tratta di Cuba e non protestare per nulla quando si tratta degli StatiUniti? Con l’aggravante che i giustiziati negli Stati Uniti sono per il maggior numero neri, e in molti casi minori di età e infermi mentali.

Pochi giorni fa in un quotidiano ho letto la notizia della condanna a morte di sei persone in Guatemala. Un piccolo riquadro informativo, non più di 6 pollici. Dopo la pubblicazione non ho visto alcuna protesta in questo giornale e in nessun altro. Allora pongo un’altra domanda: Fino a che punto è vero che si è contro la pena di morte quando vengono fucilate sei persone in Guatemala e nessuno dice niente, mentre se ne vengono fucilate tre a Cuba scoppia uno scandalo mondiale dalle incredibili proporzioni? Forse la stampa mondiale non si mobilita contro la pena di morte, ma contro Cuba e Fidel Castro e — gli intellettuali, che proprio per il fatto di essere intellettuali dovrebbero essere almeno un po’ accorti — non se ne sono forse resi conto?

In base al rapporto di Amnesty International, l’anno scorso le condanne a morte nel mondo sono state 1560. Nessuna di queste esecuzioni è avvenuta a Cuba. Quante proteste vi sono state per queste esecuzioni? Siccome adesso ve ne sono state tre a Cuba, abbiamo assistito a una valanga di proteste. Gli intellettuali che sono stati usati dalla campagna anticubana se ne sono resi conto?

Le tre esecuzioni a Cuba e l’incarcerazione di 75 persone sono avvenute in circostanze molto particolari, e le persone oneste non possono fare finta di nulla. Si tratta di un paese che è sull’orlo di una guerra e davanti alla minaccia di un’invasione. Il governo Bush, nel momento in cui portava avanti la guerra in Iraq, ha dichiarato che Cuba era nell’elenco degli obiettivi militari, con possibilità di invasione e distruzione di massa. E i cubani anti-castristi negli StatiUniti hanno lanciato questa nuova parola d’ordinedi guerra: “Oggi in Iraq, domani a Cuba”.

In un discorso, Fidel ha ampiamente spiegato al popolo cubano e al mondo la situazione di pericolo attraversata da Cuba e le ragioni che li hanno obbligati a prendere provvedimenti drastici come l’incarcerazione di 75 cospiratori al soldo della rappresentanza diplomatica degli StatiUniti a L’Avana e la pena capitale inflitta a tre sequestratori allettati dalla legge che gli spalanca le porte degli Stati Uniti. Ho voluto ascoltare questo discorso a Managua, perché ancora non conoscevo le ragioni che avevano mosso Cuba a prendere misure così drastiche. Non ho però potuto ascoltarlo perché la trasmissione via satellite da L’Avana è stata disturbata. Possiamo forse avere qualche dubbbio su quale governo ha interferito su questa trasmissione satellitare? E non è condannabile che una persona accusata a livello mondiale non possa difendersi internazionalmente per radio? Oltre ad essere una violazione al diritto di informazione riconosciuto a tutti i popoli della terra. Soltanto questo dovrebbe essere sufficiente per coloro che onestamente si sono pronunciati contro Cuba per comprendere che l’opinione pubblica è manipolata da quegli stessi che stanno manipolando contro Cuba da decenni. Questo non è successo, al contrario si è consumato un inganno in più.

Gli stessi che condannano Cuba per la mancanza di libertà di espressione sono coloro che hanno impedito la diffusione via satellite di un discorso di un capo di stato. E gli stessi che accusano Cuba di violazione dei diritti umani, sono quelli che  in questo momento,  in Irak, stanno commettendo una violazione dei diritti umani mai vista al mondo dai tempi di Hitler. E coloro che hanno condannato Cuba per la fucilazione di tre persone stanno realizzando a Bagdad una distruzione che mai c’era stata in questa città sin dal XIII secolo, quando i Mongoli la invasero. E ancora hanno dichiarato che sono disposti a fare lo stesso in altri paesi, Cuba inclusa.

Le mie domande sono semplicemente quelle di un lettore di quotidiano.
Trad. di M.F.

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BOLERO – JULIO CORTÁZAR

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Quanto è sciocco immaginare

che io possa darti tutto, l’amore e la gioia,
gli itinerari, la musica, i giocatoli.

Certo, è così:
posso darti tutto ciò che è mio, è vero
ma tutto ciò che è mio non ti basta
come a me non basta
tutto ciò che è tuo.

Per questo non saremo mai
la coppia perfetta, da cartolina,
se non siamo capaci di accettare
che soltanto nell’aritmetica
il due può nascere dall’uno più uno.

Da qualche parte
un bigliettino annuncia:

sei stata sempre il mio specchio,
voglio dire che per vedermi avevo bisogno di guardarti.

E poi questo frammento:

La lenta macchina del disamore
gli ingranaggi del riflusso
i corpi emigrando dai cuscini
dalle lenzuola, i baci

in piedi davanti allo specchio s’interrogano
ognuno se stesso
non più guardandosi tra di loro
non più nudi l’uno per l’altro,

ho smesso di amarti,
amore mio.

(da “Tranne il crepuscolo”, 1985)

Trad. di M.F.