Archive for agosto 2014

Sapete cos’è Serendipity?

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Sapete cos’è Serendipity?

Secondo qualcuno è cercare un ago nel pagliaio e trovarci la figlia del fattore.

Chidi Asiegbu, partì dalla Nigeria qualcosa come due mesi fa, alla ricerca di un posto al di là dell’Atlantico, dove – a seconda di quello che aveva sentito dire – si mangia in tal modo che tanto i suoi abitanti quanto i loro cani, gatti, pappagallini… crepano di indigestione.

Ha trentanove anni, Chidi, ed è la prima volta che si spinge fuori dal suo villaggio natale. Così arriva in porto, trova una nave, parla con dei marinai che stano caricando un cargo russo, e al modico prezzo di 400 dollari trova un passaggio per “L’America”, quel luogo fatato che in verità risponde al nome di Stati Uniti.
Del viaggio si ricorda poco e niente. Rinchiuso nella stiva, tra la fame, il freddo, i pidocchi, e un male che non aveva mai provato prima, quello di mare.
Un giorno, due mesi più tardi, la nave giunge in uno scalo e i marinai lo spronano a sbarcare. Sei arrivato, gli dicono. Ecco la tua America.
Gli dicono anche di avviarsi su una strada sterrata fino a raggiungere quella principale. Da lì dovrà fare autostop in direzione Sud. Vedrai che arrivi subito. E’ questo il modo di entrare in paradiso.
In verità non dovette aspettare molto. Un camion si ferma al suo fianco e gli apre lo sportello. Strano, sembrano tutti cordiali. E’ roba alla quale non è abituato.
La unica cosa che a Chidi non quadra è che nessuno lo capisce, quando parla. Gli avevano detto che in “America” si esprimono tutti in inglese, come fa lui, ma gli altri comunicano in una lingua che a lui risulta estranea.
In verità ha appena fatto ingresso nella Republica del Uruguay. Latitudine: 34° 53′ Sud. Longitudine: 56° 11′ Ovest. Qualcosa come 10.000 chilometri più a Sud da dove pensava di essere.
Fu fermato dalla polizia che lo aveva visto deambulare per strada, come se si fosse perduto. Il giorno successivo il Ministero dello Sviluppo Sociale mandò un suo dirigente a capire di cosa si trattasse.
“L’uomo non ha altro che quello che indossa”, dichiarò l’inviato.” Ha fatto un viaggio penoso, nel quale ha subito la fame e il freddo ed è stato trattato alla stregua di uno schiavo. Ha dichiarato che è la prima volta , dopo tanto tempo, che si sente trattare da essere umano”.
A distanza di una settimana Chidi ha trovato già un lavoro. Un’impresa del posto, addetta allo smaltimento rifiuti gli ha offerto un impiego.
“Non che avessimo bisogno d’altro personale”, dichiara Rodrigo Silveira, il responsabile, “si tratta più che altro di solidarietà. Ho fatto anch’io il migrante in altri tempi, e so quello che si prova.”
Chidi Asiegbu ha trentanove anni. Fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno dell’esistenza di un paese dal quale ora dichiara di non voler andarsene più. Sta imparando lo spagnolo, piano piano. Gli usi e costumi di un popolo dove nessuno guarda nessuno dall’alto in basso. E pensa che il destino è proprio strano, a volte.

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Fernando Pessoa – La stanchezza

Pessoa

Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza

non di questo o di quello

e neppure di tutto o di niente:

semplicemente stanchezza, in sé,

stanchezza.

La sottigliezza delle sensazioni inutili,

le passioni violente per nulla,

gli amori intensi per ciò che si presume in qualcuno,

tutte queste cose –

queste e ciò che in esse manca fatalmente –

tutto quanto mi produce stanchezza,

questa stanchezza,

stanchezza.

 

C’è senza dubbio chi ama l’infinito,

c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,

c’è senza dubbio chi non vuole niente –

tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:

perchè io amo infinitamente il finito,

perchè io bramo impossibilmente il possibile,

perchè io voglio tutto, e ancor di più, se fosse dato ,

e anche se non lo fosse…

E il risultato?

Per loro la vita vissuta o sognata,

per loro il sogno sognato o vissuto,

per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…

Per me solo una grande, una profonda,

e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,

una superbissima stanchezza,

issima, issima, issima,

stanchezza…

 

da Poesie di Alvaro de Campos

(Trad. di M.F.)

Jorge Luis Borges – L’altro, lo stesso

Ormai non sarò felice. Forse non importa.
Ci sono tante altre cose in questo mondo;
un istante qualsiasi è più profondo
e più vario del mare. La vita è corta
e anche se le ore sono così lunghe, una
oscura meraviglia ci sorveglia,
la morte, quell’altro mare, quell’altra freccia
che ci libera del sole e della luna
e dell’amore. La gioia che mi hai dato
e che ti sei ripresa dev’essere cancellata;
ciò che era tutto tornerà al suo niente.
Mi resta soltanto il piacere di essere triste,
quella vana abitudine che mi spinge
a Sud, a una certa porta, a un certo angolo di strada.

(Trad. di M.F.)

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