Verso Libero – L’avventura delle parole

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“La poesia è un arma carica di futuro”
Gabriel Celaya

Verso Libero è un progetto che parte da lontano, in un altrove forse tanto distante quanto la nascita della parola, della necessità del comunicare, della poesia stessa.
Julio Cortàzar chiama il linguaggio – quello quotidiano, di tutti i giorni- “Il grande poema collettivo”.
Poesia dei segni che ci permettono quel magico incontro chiamato comunicazione; segni che sono disegni, suoni, gesti, sussulti, tremori. Tratti sonori che continuano a riprodursi, quasi per generazione spontanea, nel gioco che ciascuno di noi è in grado di ricreare all’infinito; nelle mille combinazioni che finiscono per modellarli in simboli, allegorie, significati; qualcosa di cui appropriarsi per poi cederlo al primo che passa.
Molti anni fa, in un paese devastato dalla guerra e dalla sopraffazione, il miracolo della Poesia tornò a replicare, con forza dirompente. Fu l’arma (una delle tante) usata da un intero popolo per lottare contro l’oscurità alla quale avevano per decenni cercato di condannarlo. Fu quella usata prevalentemente da un prete-poeta-rivoluzionario chiamato Ernesto Cardenal, appena nominato Ministro della Cultura del Nicaragua libero.
Ecco la poesia tornata a circolare libera per le strade. Ecco i poeti che escono dai salotti e riprendono a rovistare nelle casupole di periferia, tra le pozzanghere, in mezzo alla gente, senza paura di sporcarsi le mani.Molti anni dopo, invitato dal medico italiano Giuseppe Masera, Cardenal avrebbe dato inizio a un’altra avventura. La creazione di un laboratorio di poesia all’interno dell’Ospedale Infantile La Mascota, di Managua.
E il miracolo tornò a replicare.
In quel luogo dagli odori asettici, camici bianchi e suoni ovattati, improvvisamente le stelle acquisirono “uno sguardo trasparente”, il fuoco diventò “un mucchio di colori che si bruciano”, il sole un signore “dalle ciglia rosa”, i colibrì cominciarono a battere le ali “come piccoli ventagli”, e il dolore fu qualcosa di cui si poteva parlare, dipingendolo coi toni della speranza, alle volte persino della vittoria. 

Il nostro metodo di lavoro sarà preso in prestito dai Talleres de Poesìa di Ernesto Cardenal, e potrebbe riassumersi in poche parole: Poesia è ciò che scriviamo come poesia. Poesia è ciò che viviamo come poesia. E’ un modo di agire, di stare al mondo, di convivere con gli altri e con quello che ci sta intorno. (Ernesto Cardenal.)

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One response to this post.

  1. Posted by Maria Isabella Binetti on maggio 28, 2014 at 5:32

    Condivido totalmente il pensiero: “Poesia è ciò che viviamo come poesia.”
    Di seguito un mio contributo

    Scriveva…

    Scriveva su un filo di lana
    poco spazio
    poche parole,
    nessuna emozione
    nessun colore.
    Non aveva una matita
    fosse nera o colorata
    non aveva un sole
    da appendere al filo,
    non una luna
    da stampare nel cielo.
    Anche l’inchiostro si dissolveva
    e il pennino inciampava
    su quel tenero rigo di lana.
    Memoria e ricordi,
    accartocciati e confusi
    nella bolla
    di un tempo immobile.
    Nessuna pendola,
    nessun ticchettio.
    La mano è sospesa,
    ferma a mezz’aria.
    Sui vetri si spande
    un leggero vapore.
    Un’arpa vibra
    piano nel vento
    che pizzica corde di fili di lana.

    Mariella Binetti (poesia inedita)

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