Omaggio a un compatriota Andrès Aguiar – Il Moro di Garibaldi

Lì imparò qualcosa che abbiamo imparato tutti quanti, l’amore per la libertà.

Il figlio di schiavi, nato in un Uruguay che pigramente si spogliava del suo passato coloniale, capì subito che per affrettare quella libertà era disposto a battersi.

Lo fece arruolandosi nella legione garibaldina, in quei giorni di stanza nella capitale. Ce ne furono tanti altri. Molti di loro afro-uruguayos, come lui.

E prese parte a tutte le battaglie, senza mancarne una.

 

Di lui ebbe a dire Garibaldi:  “apparteneva a quel tipo di uomini che la natura crea per essere amati”.

Arrivato a Roma, insieme alla legione, diventò tenente dello Stato Maggiore della Repubblica Romana. (Chissà se un leghista avrebbe avuto il coraggio di buttargli una banana)

 

Altri garibaldini come Vecchi e Hofstetter non mancarono  di segnalare l’impressione che provocava Aguiar nel campo di battaglia:  “C’era una voce che correva tra quei superstiziosi soldati napoletani, cioè,  che quel negro enorme tutto vestito di rosso, che caricava come se nessuno potesse ferirlo – la lancia in una mano e il coltello nell’altra – come un essere invulnerabile, fosse l’incarnazione del demonio”

 

Il 30 Giugno 1849, durante l’attacco delle truppe francesi, Andrès Aguiar fu ferito da una granata. Nonostante gli sforzi del dottore Agostino Bertani, “il medico degli eroi”, morì quella stessa sera.

 

“Ieri è stato un giorno fecondo in fatto di armi: perdite e vantaggi”, scriveva Garibaldi nel suo diario. “Da ieri l’Italia piange altri suoi martiri… Anche l’America ha fatto la sua parte col sangue di un valoroso figlio, Andrès Aguiar, prova dell’amore degli uomini liberi di tutte le regioni del mondo per questa nostra bellissima e sciagurata Italia.”

 

“In Garibaldi, tanto l’allegria quanto il dolore non si manifestavano se non con un ruggito di collera, mai nessun’altra manifestazione esteriore”, scriveva Rafael Tosi, “soltanto in una occasione lo vidi con gli occhi umidi: fu davanti al cadavere di Andrès Aguiar, il suo gigantesco, fedelissimo moro, venuto con lui dall’America e caduto nel ’49, durante l’epica difesa di Roma”.

Martedì 20 Maggio, in Trastevere, sarà inaugurata la “Scalea Andrea il moro: Andrès Aguiar. Luogotenente della Repubblica Romana” come riconoscimento ad una figura eroica.

Con lui, anche a tutti gli stranieri che hanno perso la vita per la libertà di questo paese.

Con la speranza che un giorno sia lei, la vita,  e non la morte a concedere loro il diritto di cittadinanza.

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One response to this post.

  1. Posted by comitatomonteverde4venti on maggio 17, 2014 at 5:32

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