Archive for maggio 2014

Se amate i poeti, citate i traduttori.

Se amate i poeti, citate i traduttori. Sono loro a rendere universale ciò che universale non è. Neruda, Shakespeare, Walt Whitman, Prevèrt, Benedetti… non scrivevano in italiano. C’è qualcuno che si è preso la briga di tradurli per voi. Ha forse commesso dei tradimenti, si è concesso delle libertà, ha sbagliato (a sua insaputa). Per questo si firma in calce. E’ il suo modo di prendersi le proprie responsabilità.
Come sostiene Octavio Paz, “tutti i testi sono originali perché ogni traduzione è diversa. Ogni traduzione è, fino a un certo punto, un’invenzione, per cui costituisce un testo a sè”.

Verso Libero – L’avventura delle parole

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“La poesia è un arma carica di futuro”
Gabriel Celaya

Verso Libero è un progetto che parte da lontano, in un altrove forse tanto distante quanto la nascita della parola, della necessità del comunicare, della poesia stessa.
Julio Cortàzar chiama il linguaggio – quello quotidiano, di tutti i giorni- “Il grande poema collettivo”.
Poesia dei segni che ci permettono quel magico incontro chiamato comunicazione; segni che sono disegni, suoni, gesti, sussulti, tremori. Tratti sonori che continuano a riprodursi, quasi per generazione spontanea, nel gioco che ciascuno di noi è in grado di ricreare all’infinito; nelle mille combinazioni che finiscono per modellarli in simboli, allegorie, significati; qualcosa di cui appropriarsi per poi cederlo al primo che passa.
Molti anni fa, in un paese devastato dalla guerra e dalla sopraffazione, il miracolo della Poesia tornò a replicare, con forza dirompente. Fu l’arma (una delle tante) usata da un intero popolo per lottare contro l’oscurità alla quale avevano per decenni cercato di condannarlo. Fu quella usata prevalentemente da un prete-poeta-rivoluzionario chiamato Ernesto Cardenal, appena nominato Ministro della Cultura del Nicaragua libero.
Ecco la poesia tornata a circolare libera per le strade. Ecco i poeti che escono dai salotti e riprendono a rovistare nelle casupole di periferia, tra le pozzanghere, in mezzo alla gente, senza paura di sporcarsi le mani.Molti anni dopo, invitato dal medico italiano Giuseppe Masera, Cardenal avrebbe dato inizio a un’altra avventura. La creazione di un laboratorio di poesia all’interno dell’Ospedale Infantile La Mascota, di Managua.
E il miracolo tornò a replicare.
In quel luogo dagli odori asettici, camici bianchi e suoni ovattati, improvvisamente le stelle acquisirono “uno sguardo trasparente”, il fuoco diventò “un mucchio di colori che si bruciano”, il sole un signore “dalle ciglia rosa”, i colibrì cominciarono a battere le ali “come piccoli ventagli”, e il dolore fu qualcosa di cui si poteva parlare, dipingendolo coi toni della speranza, alle volte persino della vittoria. 

Il nostro metodo di lavoro sarà preso in prestito dai Talleres de Poesìa di Ernesto Cardenal, e potrebbe riassumersi in poche parole: Poesia è ciò che scriviamo come poesia. Poesia è ciò che viviamo come poesia. E’ un modo di agire, di stare al mondo, di convivere con gli altri e con quello che ci sta intorno. (Ernesto Cardenal.)

Omaggio a un compatriota Andrès Aguiar – Il Moro di Garibaldi

Lì imparò qualcosa che abbiamo imparato tutti quanti, l’amore per la libertà.

Il figlio di schiavi, nato in un Uruguay che pigramente si spogliava del suo passato coloniale, capì subito che per affrettare quella libertà era disposto a battersi.

Lo fece arruolandosi nella legione garibaldina, in quei giorni di stanza nella capitale. Ce ne furono tanti altri. Molti di loro afro-uruguayos, come lui.

E prese parte a tutte le battaglie, senza mancarne una.

 

Di lui ebbe a dire Garibaldi:  “apparteneva a quel tipo di uomini che la natura crea per essere amati”.

Arrivato a Roma, insieme alla legione, diventò tenente dello Stato Maggiore della Repubblica Romana. (Chissà se un leghista avrebbe avuto il coraggio di buttargli una banana)

 

Altri garibaldini come Vecchi e Hofstetter non mancarono  di segnalare l’impressione che provocava Aguiar nel campo di battaglia:  “C’era una voce che correva tra quei superstiziosi soldati napoletani, cioè,  che quel negro enorme tutto vestito di rosso, che caricava come se nessuno potesse ferirlo – la lancia in una mano e il coltello nell’altra – come un essere invulnerabile, fosse l’incarnazione del demonio”

 

Il 30 Giugno 1849, durante l’attacco delle truppe francesi, Andrès Aguiar fu ferito da una granata. Nonostante gli sforzi del dottore Agostino Bertani, “il medico degli eroi”, morì quella stessa sera.

 

“Ieri è stato un giorno fecondo in fatto di armi: perdite e vantaggi”, scriveva Garibaldi nel suo diario. “Da ieri l’Italia piange altri suoi martiri… Anche l’America ha fatto la sua parte col sangue di un valoroso figlio, Andrès Aguiar, prova dell’amore degli uomini liberi di tutte le regioni del mondo per questa nostra bellissima e sciagurata Italia.”

 

“In Garibaldi, tanto l’allegria quanto il dolore non si manifestavano se non con un ruggito di collera, mai nessun’altra manifestazione esteriore”, scriveva Rafael Tosi, “soltanto in una occasione lo vidi con gli occhi umidi: fu davanti al cadavere di Andrès Aguiar, il suo gigantesco, fedelissimo moro, venuto con lui dall’America e caduto nel ’49, durante l’epica difesa di Roma”.

Martedì 20 Maggio, in Trastevere, sarà inaugurata la “Scalea Andrea il moro: Andrès Aguiar. Luogotenente della Repubblica Romana” come riconoscimento ad una figura eroica.

Con lui, anche a tutti gli stranieri che hanno perso la vita per la libertà di questo paese.

Con la speranza che un giorno sia lei, la vita,  e non la morte a concedere loro il diritto di cittadinanza.

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Martha Rivera Garrido – Non innamorarti

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorati di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare; una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

Martha Rivera Garrido – Santo Domingo – 19 Gennaio 1960
(Trad. di M. F.)