Archive for aprile 2014

Juan Gelman – Quel che succede

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Ti diedi il mio sangue, i miei suoni,
le mie mani, la testa
ti diedi qualcos’altro, la mia solitudine, quella grande signora,
come un giorno di maggio dolcissimo d’autunno,
e ancor di più, tutto il mio oblio,
affinché tu lo smantelli e resti nella notte,
nella tempesta, nella sventura,
e qualcos’altro ancora, ti diedi la mia morte,
vedrò risalire il tuo viso tra il flusso delle ombre,
e non riesco tuttora a circondarti, continui ad accrescerti
come un fuoco,
e mi distruggi, mi costruisci, sei oscura come la luce.

Juan Gelman
(Trad. di M.F.)

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Mario Benedetti – Difendere l’allegria

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Difendere l’allegria

difenderla dallo scandalo e dalla rutina
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e quelle definitive

difendere l’allegria come un principio
difenderla dagli incubi e dagli sgomenti
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e i gravi diagnostici

difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e la malinconia
dagli innocenti e dai colpevoli
dalla retorica e dagli infarti
dalle epidemie e dalle accademie

difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri
dalla brina e dall’opportunismo
dai trafficanti dell’allegria

difendere l’allegria come un diritto
difenderla da dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalla pena
dall’azzardo
difenderla
persino dall’allegria.

(Trad. di M.F.)

 

Julio Cortàzar – Se devo vivere

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Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che in mezzo all’opulenza
si alzi il ramoscello della tosse, abbaiando
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, mi si incollino
le lenzuola nelle dita, e niente mi dia pace.
Non imparerò certo per questo ad amarti meglio,
ma sfrattato dalla felicità
saprò quanta me ne davi soltanto per il fatto di essermi vicina.
Questo credo di capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina sotto l’arco
affinché quelli che si riparino nel portico possano capire
quella luce nella sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
dl pane che passa la sua mano bruna per la fenditura.

Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall’altro,
da questa assunta avversità
nascerà lo sguardo che potrà un giorno infine
meritarti.

Julio Cortàzar
(Trad. di M. F.)