Gli incapaci

homer

Una persona che aveva frequentato per un certo periodo  Giulio Andreotti (cosa che non depone in suo favore), mi raccontava che quando qualcuno chiedeva al politico per quale ragione fosse sempre  attorniato dalla peggior  gentaglia immaginabile, lui rispondeva: “per far crescere rigogliosa una pianta bisogna metterci intorno tanta merda”. 

Anche gli Incapaci, che costituiscono una sottocategoria,  sono soliti concorrere a una riuscita del genere.

Per questo  li si trova dappertutto. Basta sfogliare l’entourage di un qualsiasi politico, di destra o di sinistra. In qualsiasi grado della catena alimentare esso si trovi. Dal presidente della repubblica all’umile collaboratore di un oscuro assessore nel più anonimo degli ottomila comuni disseminati lungo lo stivale.

Ma (N.B.), il grado di incapacità di un Incapace è sempre e comunque direttamente proporzionale a quello del suo referente.

Cioè, se la capacità cognitiva di un qualsiasi politico (per quanto insignificante) equivale – mettiamo- a 4, possiamo stare sicuri che quella del suo immediato sottoposto partirà da 3, per ridursi man mano si scende nella scala di commando.

Anzi, si potrebbe dire sia proprio questa la mansione che gli si chiede di svolgere, all’Incapace di turno. Quello di non fare sfigurare il suo contraente.

 

Secondo il codice civile gli Incapaci si dividono in due categorie: assoluti e re­lativi.

 

In politica vale la stessa suddivisione, anche se possono subentrare delle variabili. 

L’Incapace assoluto è spesso  indirizzato verso  lavori di manovalanza, laddove non viene richiesta alcuna dose di improvvisazione. Viene di solito affiancato da un altro Incapace assoluto ma di grado inferiore (tra gli incapaci i gradi inferiori prevalgono su quelli superiori),  il quale in caso di blocco produttivo provvede a rimuovere immediatamente l’intoppo (di solito un punto di domanda che rischia di sbaragliare tutto l’insieme).

 

L’Incapace relativo, invece, è qualcuno che di quei punti interrogativi ne ha fatto incetta, ma si guarda bene di farlo sapere. Il suo compito è quello di dire sempre di si. Di ingoiare rospi a pranzo e cena. Di stendere tappetti di compiacimento sotto le suole di individui che non avrebbe remore a espedire nella categoria precedente.

Gli capita anche di chiedersi per quale strana ragione si trovi lì.

Ma finisce per rispondersi sempre con altre domande, che lo rimandano alla casella di partenza: Chi sono io per giudicare? Dove sarei se qualcuno non mi avessi portato qui? Se tutti mi dicono che sono un Incapace (seppure relativo) non sarà che hanno ragione?

 

In un modo o nell’altro, l’Incapace è fisiologico al potere. Anzi, si potrebbe dire che senza di lui l’apparato avrebbe i giorni contati.

Chi si batterebbe fino alla morte, come fa lui,  pur di salvaguardare la posizione dell’Incapace che lo precede nella scala gerarchica? Chi sarebbe disposto, come lo è lui, a giurare e spergiurare che quell’Incapace del suo  referente politico non ha mai avuto a che fare con la categoria degli Incapaci, né assoluti né relativi. 

 

Non sono di difficile osservazione, gli Incapaci. Basta sfogliare le biografie dei “collaboratori” nell’amministrazione cittadina, che saltano subito agli occhi. Sono quelli che quando guardi la loro storia ti chiedi: ma per quale razza di motivo stiamo pagando lo stipendio a un Incapace del genere?

E’ questo il bello dell’Incapace. Lo riconosci subito.

Scansarlo, però, è un altro paio di maniche.

In questo siamo tutti veramente incapaci.   

 

 

 

 

 

homer

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