La pena di morte in Italia

Si hanno poche notizie sull’ultimo condannato a morte in Italia. Succede spesso così. Meno se ne parla (meno si sa), e minore è il pericolo che l’onda d’urto della commozione arrivi a scompigliare animi già messi alla prova dalla scalata dello spread e le ultime nuove di seconda mano.

Quanti morti fa all’anno la macchina della morte nelle carceri italiane? I numeri sono spaventosi. Dal 2000 al 2011, tra suicidi, assistenza sanitaria negata, pestaggi, morti per cause non chiarite, overdose, ecc, sono decedute 1902 persone.

Delle quali spesso ignoriamo nomi, provenienze, storie. Non c’è dolore intorno a queste morti. Non di quello telegenico, almeno. La loro sparizione è vissuta per la maggior parte della popolazione come una fisiologica rimozione di elementi spuri, un’evacuazione indolore e necessaria, avvenuta in quei anfratti nauseabondi che alcuni chiamano Carceri, altri Caserme, Centri di detenzione, Case circondariali, Prigioni, Istituti di pena… dai quali è conveniente tenersi alla larga, non sapere, non intuire, non parlare.

Sadiou Gadiaga era un cittadino senegalese immigrato in Italia. Aveva 37 anni. E soffriva di asma. Viene arrestato l’11 dicembre 2010 dai carabinieri di Brescia perché sprovvisto del permesso di soggiorno e già’ raggiunto da provvedimento di espulsione.

Non lo portano in carcere ma nella caserma Masotti, di piazza Brusato. L’uomo mostra subito il certificato medico ai carabinieri, ma viene rinchiuso comunque in una gelida cella di isolamento. Alle prime ore del mattino il senegalese ha una crisi e chiede aiuto. Aiuto che secondo un testimone arriva dopo circa 20 minuti. Il video (che gira in queste ore in rete) mostra le dita di Sadiou sporgere dallo spioncino (sono le 7.44, l’uomo sta chiedendo aiuto gia’ da parecchi minuti). Da quel momento all’arrivo del carabiniere, passano due minuti e 35 secondi. Gadiaga, uscito dalla cella, cade a terra alle 7.52: otto minuti dopo essersi sporto dalla camera. Altri 120 secondi e arrivano i medici del 118. Gadiaga e’ gia’ privo di conoscenza, per lui non c’e’ piu’ niente da fare.

Per fortuna, ogni tanto, i muscoli segreti di una società civile non più in grado di agguantare la nausea si mettono in movimento, e portano i panni sporchi in piazza, disseppelliscono sguardi, scrollano coscienza. Per quest’ultimo condannato a morte in un paese in cui la condanna a morte non esiste si sono mossi per prima i suoi connazionali senegalesi. A un anno di distanza il giudice istruttore aveva rubricato il decesso come morte naturale. Ora si è interessata l’ambasciata del paese d’origine di Sadiou, la quale ha chiesto chiarimenti sul caso.

Chissà come andrà a finire. Quante altre evacuazioni avverranno da qui alla fine del nuovo processo. Se qualcuno ammetterà le sue colpe. La sua negligenza. Quell’impunità che sembra essere diventata regola tra le pieghe di un potere che sempre più spesso fa a pugni col senso di umanità.

Si chiamava Sadiou Gadiaga, veniva dal Senegal. Morto in Italia per un permesso di soggiorno scaduto.  Aveva 37 anni.

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3 responses to this post.

  1. Posted by Stefania on gennaio 24, 2012 at 5:32

    Apprezzo la realtà e la lucidità con cui proponi gli argomenti che porti. Al tempo stesso, a volte desidero tanto trovarci respiro e speranza, per notare che, anche se c’è ancora molta strada da percorrere ed è dissestata e da sistemare, forse qualche cosa di buono c’è.

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  2. Posted by Danilo Boschi on febbraio 15, 2012 at 5:32

    Scusa, chiedevo se è possibile sapere chi è stato l’ultimo condannato a morte in Italia (naturalmente quando c’era ala pena di morte in essere) e chi ha firmato la condanna. Grazie

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    • Posted by Milton Fernàndez on febbraio 15, 2012 at 5:32

      L’ultima condanna a morte in Italia viene eseguita nel 1947. All’alba vengono fucilati, alle Basse di Stura vicino a Torino, La Barbera, Puleo e D’Ignoti, i tre autori di una strage avvenuta due anni prima in una cascina del torinese. L’allora capo dello Stato Enrico De Nicola aveva respinto la richiesta di grazia.
      L’abolizione definitiva della pena di morte fu sancita il primo gennaio 1948 dalla Costituzione Italiana, salvo che nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
      Solo nel 2007 la pena di morte viene abolita completamente dalla Costituzione anche nel caso di leggi di guerra.

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