Archive for maggio 2011

Gioconda Belli – Non mi pento di nulla

Dalla donna che sono

mi piace a volte contemplare

quelle donne che avrei potuto essere;

quelle donne sublimi,

nel diventare brave mogli,

campioni di virtù,

come avrebbe voluto mia mamma.

Non so perché

ho passato la vita

a ribellarmi contro di loro.

Odio le loro minacce sul mio corpo.

La colpa che le loro vite impeccabili,

per uno strano maleficio,

mi ispirano.

Rinnego i loro buoni uffici,

i pianti di nascosto dal marito,

il pudore della loro nudità

sotto l’inamidata biancheria ben stirata.

Queste donne, tuttavia,

mi guardano dall’interno dei loro specchi,

alzano il loro dito accusatore

e io, alle volte, cedo ai loro sguardi di rimprovero

e tento di guadagnarmi l’approvazione universale,

di essere una Gioconda ineccepibile.

Prendere dieci in condotta

al partito, lo stato, le amicizie,

la famiglia, i miei figli e tutti gli esseri

di cui straripa questo nostro mondo.

In questa contraddizione inevitabile

tra quello che avrebbe dovuto essere e quel che è,

ho combattuto battaglie mortali,

battaglie contro i loro morsi

-loro che abitano dentro di me cercando di essere me stessa-

trasgredendo materni comandamenti,

strappo, addolorata e incespicante,

quelle mie donne interne

che, dall’infanzia, mi storcono gli occhi

perché non ci sto nel perfetto stampo dei loro sogni,

perché oso essere questa pazza, fallibile, tenera e vulnerabile,

che s’innamora come anima in pena

dalle cause giuste, dagli uomini belli

e dalle parole giocose.

Perché, da adulta, ho osato vivere l’infanzia vietata,

ho spezzato dei legacci inviolabili

e mi sono permessa di godere

questo corpo sano e sinuoso

di cui i geni di tutti i miei avi

mi dotarono.

Non incolpo nessuno. Piuttosto ringrazio dei doni.

Non mi pento di nulla, come disse Edith Piaf.

Ma negli oscuri baratri in cui sprofondo,

non appena apro gli occhi, al mattino,

sento le lacrime che incalzano;

vedo quelle altre donne che attendono nel vestibolo,

che sguainano condanne contra la mia felicità.

Imperterrite “brave bambine” mi circondano

e danzano le loro canzone preferite su di me

su questa donna

fatta a mia stessa immagine,

piena.

Questa donna col petto colmo di seni,

dalle anche larghe

che, per mia madre e anche contro di lei,

mi piace essere.

Gioconda Belli (Managua, Nicaragua – 9 dicembre 1948

(Trad. di M.F.)

I moderati –

Cosa vorrà mai dire essere moderati?

Mangiare con moderazione? Bere con. Viaggiare con. Indebitarsi con. Odiare con. Disprezzare con. Innamorarsi con. Fare l’amore con. Ecc ecc con.

Devo essere stato fatto male, ma di moderati ne ho frequentati pochi nella mia vita (e quei pochi mi sono sempre risultati estremamente noiosi).

Non di rado, poi, mi è capitato di vedere la moderazione di quei pochi come un cappotto cucito su misura sulle loro gobbe di intemperanza, col quale partivano poi all’arrembaggio di quanti sotto il tetto di quella apparente moderazione trovavano desco e ricovero per le loro affrante paure millenarie. (Ops!)

Moderare [mo-de-rà-re] (mòdero) A v. tr.

1 Contenere nella giusta misura, nei giusti limiti: m. gli impeti, l’audacia, le passioni; m. le pretese, le ambizioni, gli appetiti

Temperare, misurare: m. la collera, gli eccessi

Moderare i termini, evitare di usare parole offensive

Ora ho finalmente scoperto che i moderati sono tanti (ci volevano queste benedette elezioni amministrative di Milano). Addirittura un intero popolo, cioè quello italiano, o milanese, o giù di lì. Se l’è minga suppa l’è pan bagnàa, come dice il mio portinaio, convinto leghista della prima ora, moderato per natura. Per fortuna di quei quattro negher del quartiere, dice lui, che se non fosse il moderato che è a più di uno avrebbe già spacàa il cranio come una zucca.

E devono esserlo per forza se tutti quelli che si prenderebbero volentieri a randellate si danno tanto da fare per strapparsi il primato della moderazione, quello che a quanto pare vale il primo premio nel torneo della pro-loco municipale. E giù quindi a sciorinare esempi di pristina moderazione, persino nel tirare lo sciacquone.

Lasciato da parte il povero Gandhi, che non si sente da un pezzo -considerato ai tempi dai britannici (loro così moderati che continuano a mantenere una regina con tutto il suo parco giochi incluso) un pericoloso estremista – e il Dalai Lama, che in omaggio alle autorità cinesi ormai non viene più nominato, gli esempi si sprecano.

Se c’è una nazione moderata, alla quale tutte le altre vogliono somigliare, quella è la vecchia America, chiamata da certi estremisti gli States, o Yanqueelandia, che dir si voglia. Ecco una nazione con un presidente come si deve, moderato e conciliante, non per niente gli hanno dato il Nobel per la Pace, che son mica noccioline, come direbbe un noto agitatore nostrano.

Bisogna vedere con quanta conciliante moderazione seguiva alla tv la puntata finale dello show che ha inchiodato l’intero suo paese davanti allo schermo. Alla fine, moderatamente, ha annunciato a tutti, con un certo sollievo, che l’imputato principale nel processo era stato fatto fuori chirurgicamente, e il suo corpo fatto sparire per l’eternità. Ma senza che mai gli si scompigliasse un capello e col panciotto abbottonato a dovere.

Quando si dice la.

Da noi c’è il Vaticano, che si potrà dire quel che si vuole ma moderato come lui ce ne sono pochi. Ogni cosa viene detta a bassa voce, come si conviene. Ogni dettaglio misurato, ponderato, tumulato a divinis. Quasi un confessionale. Una miracolosa lavanderia con sovranità extraterritoriale per i panni sporchi dell’intera creazione. Dalle dicerie sullo Ior e il preclaro Marcinkus alle calunnie sui preti pedofili. Le amicizie poco raccomandabili. I buchi neri e le colombe bianche. Roba d’altro mondo, ma altamente moderata.

Tutto intorno, l’Italia in miniatura. In piena maratona cittadina. Quella indignata a divinis, e quella aggrappata alle tradizioni. Che non si sa quali siano, perché la confusione è tanta, ma fanno tanto moderati, e quest’anno è di moda. Anzi, alla prima della Scala il 7 dicembre farà furore.

Quella veste democratico-cristiana che tanto giova alla figura. Per questo la adottano tutti. E tutti campano alla grande in questo benedetto angolo di paradiso. A patto che siano moderati. Frugali. Quasi asettici. Chi non lo era viene presto geneticamente modificato, non appena gli piazzano la poltrona d’ordinanza sotto le onorevoli chiappe.

Sarebbe da inserire come materia a scuola, la moderazione. Chissà che alla ministra Gelmini non venga un’illuminazione.

Un fulmine a ciel sereno.

Che prenda l’intero pacchetto e ce li tolga dalla vista una volta per tutte.

Ecco, lo dicevo. Sono fatto male. A me questo discorso della moderazione non mi riesce.

Forse nella prossima vita.

Óscar Hahn – All’una la mia fortuna alle due il tuo orologio

Sono stato tutta la notte in piedi davanti alla tua porta

aspettando che uscissero i tuoi sogni

all’una uscì una galleria di specchi

alle due una stanza da letto inzuppata d’acqua

alle tre uscì un albergo in fiamme

alle quattro uscimmo tu ed io facendo l’amore

alle cinque uscì un uomo con una pistola

alle sei si udì uno sparo e ti sei svegliata

alle sette lasciasti trafelata casa tua

alle otto ci trovammo all’hotel Valdivia

alle nove ci  moltiplicammo negli specchi

alle dieci ci distendevamo su quel letto d’acqua

alle undici abbiamo fatto l’amore fino allo sterminio

ora sono le dodici, mezzogiorno

e ho tra le braccia il corpo di tutti i miei delitti

Óscar Arturo Hahn Garcés  -(Iquique, CHile, 6 luglio 1938) – Poeta, saggista e critico letterio.

(Trad. di M.F.)