San Lupercus o San Valentino

“Lupercalia dicta, quod in Lupercali Luperci sacra faciunt. Rex cum ferias menstruas Nonis Februariis edicit, hunc diem februatum appellat; februm Sabini purgamentum, et id in sacris nostris uerbum non ignotum: nam pellem capri, cuius de loro caeduntur puellae Lupercalibus, ueteres februm uocabant, et Lupercalia Februatio, ut in Antiquitatum libris demonstraui.”

Nell’antica lingua degli Oschi, un popolo italico proveniente dalle valli del Sangro e del Volturno, “ruma” sta per “colle”, oppure per “zinna” (in italiano: “tetta)”. La dea Rumina, una “zinnona” indigena, protettrice dei lattanti e degli armenti, aveva un sacello in riva al Tevere presso un fico detto ruminale. Sotto l’ombra del fico, nella stagione calda, i buoi ruminavano alla grande e i pecorai andavano in questo luogo scoperto e recintato, con altare dedicato alla dea, a offrire del latte. Qui apparve una mattina Fauno Luperco, divinità autoctona: silvano e boschereccio come i re di Alba, cacciatore di ninfe. Veniva a riscuotere i tributi di cacio e ricotta che i pastori gli versavano affinché li difendesse dai lupi. Le cerimonie rituali in onore di Lupercus Faunus, sposo e fratello di Fauna, incarnazione femminile della Madre Natura, si svolgevano nel Lupercale, la grotta sul Palatino dove, secondo la leggenda, i pastori gemelli Romolo e Remo erano stati allattati dalla mitica lupa. Presiedevano i Luperci, sacerdoti di Marte, che sacrificavano una capra (simbolo di fertilità), un cane (simbolo di purificazione) e con il sangue degli animali battezzavano i fanciulli.

Ecco cosa succedeva il 14 febbraio.

L’antica festa di Lupercalia evoca l’ombra di Pan, dio del Panico, figura dionisiaca collegata alla dimensione selvaggia e incontrollabile della natura – ma anche protettore dei pastori e delle selve – che incarna l’ideale di vita primitiva e comunitaria in simbiosi con l’energia panica (appunto) della natura. Raffigurato con le sembianze di uomo-capra o uomo-lupo salva veloce le distanze, salta sulle rocce, si nasconde nei boschi per assalire le ninfe e possederle. La festa di Lupercalia prevedeva, oltre alla rappresentazione nel Lupercale, anche una simpatica lotteria a sfondo amoroso e sessuale: i nomi delle giovani vergini da fecondare e quelli dei giovani aspiranti “uomini-lupo” erano posti in bigliettini dentro due appositi contenitori; i due fanciulli battezzati con il latte durante il rito lupercale pescavano a turno un bigliettino formando così le coppie che avevano a disposizione un intero anno, fino alla nuova celebrazione, per provvedere alla fertilità di tutta la comunità.

Poi chi si è visto si è visto. Il gioco si dava per concluso e si aspettava il prossimo febbraio per ricominciare tutto dal principio.

In definitiva, il matrimonio a termine, che da tempo discutono i germani nel tentativo di imporre un tetto agli emolumenti degli avvocati divorzisti, esisteva già da allora. Come si dice, niente di nuovo sotto il sole.

Poi, si sa, la Chiesa che è madre, matrona, matrigna e compagnia bella (anche se è da sempre capitanata dagli uomini), premiata ditta specializzata nel candeggio delle anime sottili, decise che era ora di fare un bel ripulisti in firmamento. Siccome era d’accordo anche la federcommercio decisero in comune accordo di fare scaldare a bordo campo un oscuro vescovo di Terni – Valentino, appunto (644 circa) – messosi all’epoca in cattiva luce per aver tentato di convertire all’alta sartoria il filosofo romano Cratone e tre dei suoi discepoli, e diligentemente accoppato proprio in data 14 febbraio di un anno non meglio precisato.

Narra la leggenda che, poco prima di essere giustiziato, Valentino si fosse reso protagonista di un vero e proprio miracolo: siccome s’era preso una cotta (platonica, beninteso) per la figlia non-vedente del suo carceriere, lasciò alla sfortunata fanciulla una succinta missiva che lei, miracolosamente, riuscì a leggere. In essa pare fosse scritto: “Dal tuo Valentino”. Ecco da dove arriva, dicono, l’usanza di scambiarsi messaggi d’amore il 14 febbraio.

Poi, per i regali, ci pensarono i centri commerciali, in combutta sempre con le alte cariche; i primi ci forniscono ogni ben di Dio onde evitarci magre figure agli occhi dell’amata/o; i restanti, i conseguenti sensi di colpa nel caso ci fossimo dimenticati della ricorrenza o ci trovassimo al momento a corto di sostanza. Non so a voi, ma San Lupercus mi risulta anno dopo anno più simpatico.

Annunci

2 responses to this post.

  1. […] Posted febbraio 14, 2011 by Milton Fernàndez in I miei appunti. Lascia un commento […]

    Rispondi

  2. Grazie Milton! Il sincretismo culturale e religioso testimonia che “le civiltà” umane sono e sarò sempre il risultato dinamico di incontri, esplorazioni, contatti e conoscenza reciproca. Con vicendevole arricchimento e crescita! La civiltà e la cultura sono ” migranti”!

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: