Degli infiniti punti di un segmento IX

Nel quadrare del cerchio, la parabola accoglie le lusinghe del tempo.
Affinché possa ripartire, una e un’altra volta ancora, dallo stesso inizio e dalla stessa fine, s’acquieta il tutto e tutto s’affretta.

Shabbath, Sabbatum, Sabbat.
Cessare, smettere del fare.
Compimento.
Il sabato di festa nel villaggio dell’uomo, curato dalle donne.
Riposo degli affanni e dei pensieri.
Quell’attimo infinito in cui persino Dio si concede un ritaglio di tempo.
Quel baleno di indugio sulla marcia.
Da qui parte e riparte il vecchio arnese. Col suo ritmo ansimante.
I reumatismi.
I malcontenti.
Qui bruciano le navi coloro che non vedono l’ora di riprendere il largo, al più tardi domani.
Qui s’accasciano brame.
Qui decollano i venti.

Nel frattempo, la storia si riprende .
Girovaga  e bugiarda.
Più vera di se stessa.

Tra il flusso delle onde, luce e buio si fondono in amplesso.
A dir la verità, poco o niente di nuovo sotto il sole.
Coloro che non calcolano, perché sanno.
Coloro che non fanno, perché sono.

Continua ad innalzarsi, in un canto a due voci, la preghiera istintiva di un poppante ancestrale.

Paradigma e non, Milton Fernàndez

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One response to this post.

  1. Posted by Patrizia on novembre 23, 2010 at 5:32

    Tutto corre sbanda scivola e si accavalla sulle assi sconnesse del tempo

    ma oggi è sabato si danza!
    Sono tutti invitati alla festa
    per ridere e chiacchierare
    senza alcun pensiero in testa
    le donne mischiano le carte
    Sabbat di streghe che impastano le parole
    prendetele e mangiatele sono il corpo che genera la prole
    non c’è sosta
    bisogna ripartire
    senza un dente sofferente non rinuncia a dire
    colei che si traveste di drappi neri di veli rossi al gran galà che mai si arresta
    c’è l’abbraccio per chi invita e poi sottende
    per chi attende un grande augurio che distende
    nel paese delle meraviglie il tempo è matto
    converrà indossare gli stivali che ha rubato al gatto
    salire sui tacchi alti e partire sul carro dei sogni
    la luce soffusa delle stelle langue dietro le nuvole
    stasera non c’è tempo di pregare bisogna volare oltre le nuvole le stelle il mare
    lontana lontana la storia ogni storia battuta dalla pioggia lontana
    forse dormirà sulla vecchia quercia che resiste nella tempesta

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