Degli infiniti punti di un segmento (III)

Da sempre notte, in quel cantuccio di universo.
Vortica il mare tra sospiri di alga e di cotone.
Inginocchiati, lenti (ora tutto può succedere soltanto lentamente) uno di fronte all’altro, due corpi di sapone giocano all’eternità.
Monta un respiro che soffia da lontano.
Quasi un sussurro, aria compressa e multiforme.
Pareti di corallo zampillanti di spuma.
Il dedalo si tende e si distende.
Dentro e fuori.
C’è un ansito divino, in questa brama, quasi l’urlo di Dio.
Il brodo primordiale.
Angeli e demoni a contendersi grazia, senza freni.
E il respiro dell’aria, per sempre equinoziale.

Loro finalmente nudi, come mai prima d’ora.
Come mai sottopelle.

Ora tutto è possibile.
Ora tutto è concesso.

Pulsano i ventri, quasi in fondo al cuore.
Si perdono e si rinvengono.
Mille e più volte ancora.
Si cercano la gola con i denti.
Si strappano un sospiro.
Si uccidono.
E si danno la vita, a piene mani.

E’ notte, dice lui, sii la mia luna.
La donna si risveglia. Restami dentro. “Occupami, abitami, risiedimi”, scongiura.
Ma la voce ristagna in fondo al buio.
S’accuccia sul suo grembo, desolata.
Mentre echeggiano i passi sulla strada e un silenzio animale la reclama.

 

Humpty, IV - Milton Fernàndez

 

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One response to this post.

  1. Posted by Patrizia on ottobre 20, 2010 at 5:32

    Se tutto fosse concesso
    la landa deserta di scogli
    sul mare in tempesta
    avrebbe accolto il desiderio
    la bocca vorace che ingoia
    il grido mai espresso

    quello chiuso nel buio della caverna
    in cui la donna incontrò un uomo nudo
    villico gentile
    animale di un altro tempo
    spazzava alghe – poneva argini al mare
    nel respiro sospeso degli arti che lei ha contratto

    Se tutto fosse permesso…….
    Colui che lei sogna striscia lentamente nell’anfratto
    immerso nel brodo primordiale
    pesce preistorico
    che nel dedalo si tende e distende

    ma nella pozza delle acque sorgive sdraiata ancora sola
    distante l’uomo nudo e anche l’amante
    qualche volta a lei presente
    rapsodo dell’amore divelto

    si accuccia desolata sul grembo contratto
    che pure ha donato che pure ha accolto

    il resto di niente

    lei è la luna inabitata
    occupata da passi stranieri
    dispersa nei vortici
    sbattuta dal vento caldo e imperioso di scirocco

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