Degli infiniti punti di un segmento (I-II)

I

Arido questo silenzio che arriva da lontano.
Silicio , calce, argilla benaugurale e primigenia.
Quiete che sa di assenza.
Mani e corpi intenti a conformare sé stessi.
Respiro d’aria, che nell’aria ristagna e si diffonde.
Bassa marea.
Flusso, reflusso e sangue.
Sogni disciolti in lacrime e sospiri.
Ogni giorno è un giorno da sgravare.
Lei lo sa.
Ogni notte una nenia per addolcire il tempo.

Prende a raccontarsi, la donna.
La sua voce è un fiume che scorre sotto pelle.
La coda tra le gambe, si rintana il silenzio nei mille anfratti di una storia che è somma di tutti i nostri giorni.
Da qualche parte, al riparo del buio, allunga l’orecchio l’uomo.
Ancora non lo sa, ma qualcosa gli dice che è in quella voce che annida la sua ombra.
Sobbalza.
Un rumore di tacchi lo impaurisce.
Comincia a ritrovarsi, in quegli accenti.
Principio e fine.
La solita giornata.
La donna si racconta e lo ricrea.

II

A dieci centimetri da qui, su questo stesso muro, io troverò il tuo sguardo.
Si stillano promesse.
Si cingono a vicenda – malandati, maldestri-  i desideri.
Pareti come pagine che attendono di essere gremite di parole.
Saliscendi, colline.
Vocali e consonanti.
Grafia delle brame, balbuziente e sonora.

Tra arabeschi giallognoli di fumo l’alfabeto dei sensi s’abbandona al suo canto.
Un filo tremolante di impazienza percorre il labirinto, avanti e indietro, da secoli stellari.
E gli occhi si rassegnano.
Diventano mani, dita, bocca che percorre e che divelte; che strappa, che stringe, che spalanca, che umidisce, che penetra e s’inoltra…
A dieci centimetri da qui, su questo muro che nasconde e mi nasconde, io mi troverò in te, lo giuro.
E’ scritto da qualche parte.
Da una vita.

Fuga, Milton Fernàndez

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One response to this post.

  1. Posted by Patrizia on ottobre 4, 2010 at 5:32

    Lo sguardo imprigionato nel muro non può essere raggiunto
    gli occhi che pensavo di non incontrare più
    non sono che inganno
    occhi che devo fuggire
    per lo sguardo bello che indaga

    forse resta la voce – resta il canto
    il racconto perso e rabberciato
    povero suono vagulo
    coperto dal drappeggio rosso
    carne strappata dietro le sbarre
    urlo che inveisce disperato
    nelle orbite perforate ormai
    prigionieri della nuova cecità

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