Chi vuol essere comunitario? (Who Wants To Be a…)

Che paese fantastico, l’Italia. Sul serio, mica per dire. Da scompisciarsi dalle risate. Divertente, rassicurante, adatto a tutta la famiglia. Un  paese col bollino verde, insomma, che non è da tutti. Guardate per esempio la nuova legge sul permesso di soggiorno a punti inserita di recente nel palinsesto ministeriale. Avrebbero potuto stupirci con effetti speciali, invece è stata scelta la procedura semplificata, classica:  un concorrente -tassativamente extracomunitario- un conduttore, uno studio di registrazione diverso di volta in volta in modo di non creare assuefazioni, e due lunghi anni di svolgimento in modo che a nessuno venga negata la possibilità di sognare l’agognato traguardo: diventare finalmente Comunitario. Temporaneamente, si capisce, che volete, l’impossibile ci fa ormai un baffo , per i miracoli ci stiamo attrezzando. Insomma, alla portata di tutte le tasche. Il partecipante non deve fare altro che inoltrare una semplice domanda, e il più è fatto. Un giorno, quando meno se lo aspetta, lo chiama la Prefettura competente, (pressappoco l’Ufficio Produzione), e lo convoca per la prima prova, indicando il giorno, l’ora e il luogo in cui l’aspirante si deve presentare. Dopo un veloce passaggio in sala trucco, eccolo già alle prese con la prova scritta di italiano. Niente di ché, figuriamoci. Una banale dimostrazione di essere in grado di comprendere frasi ed espressioni di uso comune e frequente. Direte, di uso comune e frequente dove? Dipende. Al concorrente la scelta, siamo o non siamo nella terra del libero arbitrio? A Berghem, quel che è di Berghem,  a Roncobilaccio quel che… ecc ecc. L’importate è essere in linea col “livello A2 del Quadro di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d’Europa”. Quando l’ho fatta io, il conduttore della trasmissione, (un poliziotto prestato allo show business), mi fece persino i complimenti: Minchia, mi disse, lei parla l’italiano molto più meglio di noialtri. Poi, siccome mi ero permesso un’osservazione, mi decurtò seduta stante di tre punti e diede per conclusa la puntata. Insomma, colpa mia. A chi può venire in mente di avanzare dei dubbi sullo svolgimento di una trasmissione con il più altro indice di gradimento in prima serata? Con le altre prove sono andato così così. Certo, qualche aiuto l’ho pure avuto. Un intero giorno, a partecipazione gratuita, per una sessione intensiva di formazione civica e di informazione sulla storia di Italia. Che altro paese ti offre una roba del genere? Io alla fine non c’è l’ho fatta. Tutta colpa mia, intendiamoci Avevo un lavoro, (condizione ritenuta imprescindibile) ma l’ho perso a furia di mancare ogni volta che l’Ufficio Produzione decideva di convocarmi per un’ulteriore prova. La casa in affitto (anche questa obbligatoria) l’ho lasciata in seguito alla precedente perdita, che non vengono mai sole. Ora vivo da clandestino, in attesa di essere chiamato la prossima volta, che dicasi quel che si dica, ma siamo in un paese fantastico, mica per dire. Non ti si nega mai una seconda possibilità. E io prima o poi un lavoro lo trovo, poi la stanza dove dormire verrà da sé, nel frattempo mi alleno a imparare frasi frequenti e di uso comune in tutte le regioni. Dormendo nei treni s’imparano un sacco di cose. Mi preoccupa soltanto un pelo quell’articolo in cui si parla di “Gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico, derivanti dall’età, da patologie o da handicap”.

Io ce la metto tutta, ma con alcune parole non la sfango. Vada via el cül, per esempio. Eppure mi ci applico. La ripeto tutto il santo giorno. Ovunque mi ci trovi. Va da via el cül… Va da via…

Che paese fantastico, l’Italia!



© Milton Fernàndez

Uscito nella rivista Popoli – Ottobre 2010

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