Sara de Ibáñez – Passione e canto della luce


Perché mi duole il cielo,
quella piaga di luce che la morte ha scordato?
Perché sto oscuro lutto
che la lingua perverte
e nel mio proprio aguzzino mi converte?

Vado a vivere sulla stella
Vado a tastare la sua fronte di gioia.
Vado a uccidere il segno.
A inaugurare il giorno.
A cancellare la parola gelida.

Vado nell’acqua tutta
piena di seni vivi e rumorosi;
la calma, la viandante
dei profusi tremori,
quella dei mai finiti usignoli.

Vado nella salvia oscura.
A germogliare tra i cedri e i palmizi.
Vado a ridosso della rosa pura,
tra i rampicanti,
sul sillabato muschio delle ere.

Nella vena dell’oro
verso i miei minerali sensitivi.
Pregusterò il tesoro,
i miei alveari fieri,
la silenziosa luce degli ulivi.

Vado alla libertà… Già sento galleggiare
la mia grande radice libera e nuda.

Ma no… che poi mi pento
e storco il muso, grossolana
amara, amara,amara,
amara e muta.

Sara de Ibáñez – Tacuarembó, Uruguay 1910 – Montevideo 1971.
Trad. di M.F.

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