Dicono sia morto Saramago –

Dicono sia morto Saramago. Non fateci caso, è una frottola. A dire la verità ci ero cascato anch’io, per un attimo, e lo sconforto durò pressappoco l’intero pomeriggio. Poi sono tornato a casa. L’asmatico ascensore ci mise più del solito e arrivò con la lingua di fuori al sesto piano. Due mandate all’indietro, in fretta e furia. Il volo delle scarpe. L’indolenza fiacca e insoffribile della lampadina a risparmio energetico.
Le buttai giù, una per una, e cominciai a spolverarle lentamente. Con sollievo. Erano tutte lì, le sue parole.
L’ inconfondibile suono della sua voce. Il silenzio felpato di quei passi. La prova inconfutabile della sua esistenza in vita.
Ma come è potuto accadere? Come ho fatto a lasciarmi abbindolare da una notizia del genere? Anche solo per un attimo. Per un interminabile pomeriggio.
Credere che possa scomparire Josè Saramago? Che sarebbe poi come accettare quello che molti si sono affrettati a scrivere un giorno, in lettere già sbiadite, che nessuno ricorda. Che è morta Alda Merini, ad esempio. O Sanguinetti. O Pasolini, Luzi, Bertolucci, Quasimodo, Montale, Lorca, Neruda, Benedetti, Vilarino…
Frottole, datemi retta. Messe in circolazione da gente poco avvezza al contatto con la vita. O con la morte, quella zigotica gemella che le assomiglia, che non è la stessa cosa.
E continua quindi a scambiarle, caparbiamente, fino a non riuscire più a riconoscere i tratti salienti dell’una e dell’altra, l’odore stantio delle maschere che abbiamo inventato per seguitare a confonderle, per non chiederci dov’è tracciata quella linea sottile, insostanziale e lieve, che segnala percorsi paralleli e equidistanti, mai troppo discosti l’uno dell’altro, mai troppo affini, eppure tanto uguali.

I coccodrilli, si sa, sono animali opportunisti. Come le iene, pressappoco. Se capita l’occasione addentano carne fresca, odorante di vita. Se quell’occasione diventa troppo impegnativa per il loro pigro metabolismo di carnivori superiori, s’accontentano di carcasse.
In gergo giornalistico, invece, il coccodrillo è un necrologio preconfezionato, un più o meno dettagliato resoconto della vita dell’interessato, passato dalla parte dei giusti proprio in funzione della sua fiammante condizione di deceduto, situazione nella quale – si presume- non sarà più in grado di arrecare ulteriori danni e si rende quindi meritevole di incensamento.
A dirimpetto nella catena, eccovi le iene. Suppergiù di simile sistema digerente. Fiacche e prive di spirito di iniziativa, attendono a lungo il momento opportuno per assestare quella zannata provvidenziale, (che sazierà per qualche giorno la loro fame millenaria e gli farà guadagnare dei meriti agli occhi dei loro pelosi contemporanei), di solito nel momento in cui la vittima sembra impossibilitata ad opporre resistenza.

La sera del presunto fatto ho accesso la televisione. Quel plastico cenotafio innalzato in onore del sonno della ragione. Accanto a me, sparpagliati qua e là sul pavimento I poemi possibili (Os poemas possíveis), In Nomine Dei (In Nomine Dei), Probabilmente allegria (Provavelmente alegria), A Bagagem do Viajante, e poi ancora, Una terra chiamata Alentejo (Levantado do chão), Memoriale del convento (Memorial do convento), L’anno della morte di Ricardo Reis (O ano da morte de Ricardo Reis) … e tutte le altre parole, che continuano a palpitare nella mia stanza, talmente piene di vita, di umanità, di talento, di dignità, di giovinezza, che nessuna fine potrà mai intaccare.
Lo schermo seguita a sciorinare, incurante, un funereo campionario illimitato. Abbronzati, sorridenti, genuflessi, i cadaveri di giornata si contendono i primi piani. Politici, funzionari, pupe, secchioni, orfani e adottati, persi e ritrovati, depressi, spensierati, caronti e traghettati, affamati ed obesi.
Ecco la nullità del trapasso. I diversamente vivi. Quei morti “a loro insaputa”.
Se la ride di gusto, Saramago. Dalla prima pagina il giornale ufficiale della santa sede lo definisce “ un populista estremistico”. Di sicuro sono caduti anche loro nel tranello. Quei distratti portatori di verità indiscutibili. Ci hanno creduto che Saramago potesse un giorno non esserci più. Forse se lo sono perfino augurato. E non appena sentito il bisbiglio dell’armento, ecco le zanne lucidate a nuovo. E il cigolio sinistro della specie, quello che in tanti prendono per riso.

Stasera ho acceso una candela, per la salvezza della loro anima. Di tutti quanti. Non che ci creda più di tanto, ma in uno o l’altro modo si meritano una riconoscenza. Alla fin fine, fanno del loro meglio per dimostrarci, ogni giorno della loro realtà, la sostanziale differenza che passa tra il nulla e la vita. Tra suoni e parole. Tra riso e sogghigno. Tra coccodrilli e iene, appunto.

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One response to this post.

  1. […] trend topic. Scrissi un post sul mio blog e, grazie a un commento di un lettore, trovai un altro post che raccontava l'impossibilità che Saramago potesse morire. Iniziava così: […]

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