Vinicius De Moraes – Ai miei amici


Ho degli amici che non sanno a che punto sono i miei amici.
Non arrivano a percepire tutto l’amore che li professo e l’assoluta
necessità che ho di loro.
L’amicizia è un sentimento più nobile dell’amore.
Lei fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l’amore è inscindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità.
Potrei sopportare, seppur non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!
Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza…
Nemmeno li cerco, mi basta sapere che esistono.
Questa semplice costatazione mi incoraggia a proseguire la mia vita.
Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami.
Non mi crederebbero.
Molti di loro, leggendo adesso questa “cronaca” non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici.
Ma è meraviglioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco.
E alle volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita.
Se uno di loro morisse io resterei storto.
Se morissero tutti quanti io crollerei.
E’ per questo che, a loro insaputa, prego per la loro vita.
E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere.
E’  forse soltanto frutto del mio egoismo.
Qualche volta mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro.
Quando viaggio e sono davanti  a dei paesaggi meravigliosi, ad esempio, mi cade spesso una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere…
Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo lo sospettano e forse non sapranno mai che sono miei amici.
Perchè amico non si fa, lo si riconosce.

V. De Moraes (Rio de Janeiro, 19 ottobre 1913 – 9 luglio 1980)
Trad. di M.F.
____________

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2 responses to this post.

  1. Posted by elisabetta marelli on gennaio 30, 2013 at 5:32

    scusa se mi permetto di discordare su alcune tue scelte di traduzione dal portoghese. Ho letto la tua traduzione di Amici di Vinicius de Moraes e ho rilevato delle imperfezioni. Ho vissuto 13 anni in Brasile e traduco testi letterari se hai bisogno di una mano sono qui. Cordialmente elisabetta

    Rispondi

    • Posted by Milton Fernàndez on gennaio 31, 2013 at 5:32

      Discordare è lecito. Tradurre un testo letterario è sempre una forma di ri-creazione, con la quale si può essere d’accordo o meno. Quando l’autore è vivo si propone, si discute e si arriva a una mediazione, quando non è così il traduttore si assume – firmandosi- la responsabilità del fatto. Per questo motivo non c’è una traduzione uguale all’altra, tranne la si faccia fare a Google. Parlo anch’io il portoghese, credo da più di tredici anni, ma comunque terrò presente. Grazie.

      Rispondi

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