Archive for maggio 2010

Appello

Per favore
signori
lasciate in pace il cuore

voi che fate la scorta di pretesti
per non essere i primi a dire addio
voi che avanzate richiesta di dominio
e vi squagliate per una liturgia
voi col salotto pieno di fotografie
a futura memoria dei momenti felici
voi con la catena al dito
voi del sogno proibito
del malumore a colazione
voi che fate l’amore a condizione
che il tempo lo permetta
e non ci sia di meglio in televisione
voi benvisti benvestiti
benpensanti
voi con le frasi sfatte
le tette contraffatte
e la coscienza a prova di erosione
voi che andate a letto facendo quattro conti
e vi svegliate con le tasche piene
voi con le voglie a fior di pelle
e le speranze a tono con la tappezzeria
voi che non vedete l’ora di scappare via
ma sbarrate la porta a quindici mandate
voi che fate
a torto o a ragione
dello stare da cani
un male di stagione

fate pure

ma per favore
vi prego
lasciate in pace il cuore

lasciatelo campare in santa lena
con i suoi balzi
i suoi rimbalzi
i suoi sinistri ventricolari

con le sue sistoli
tra le sue diastoli
le sue aritmie
i suoi disastri

lasciatelo scandire il suo tempo
alla buona
muscolare
tenace

prendetevela pure col fegato
o la milza
o l’intimo intestino
dal finale procace

ma signori
siate buoni
vi prego

lasciate in pace
il cuore

Mandingo, Milton Fernàndez

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Altra poesia dei doni

Voglio rendere grazie al divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
qualche tratto del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e certe giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e le gloriose sfere,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto splendente
e una cifra di cose che noi non conosciamo,
per la musica verbale d’Inghilterra,
per la musica verbale di Germania,
per l’oro, che rifulge nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso del bronzo,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino in Texas,
per quel sivigliano che scrisse l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima della nascita dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per l’abitudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci prepara l’illusione di un principio
per la notte, la sua tenebra e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che già scrissero questa poesia,
per il fatto che la poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due occulti tesori,
per gli intimi doni che non conto,
per la musica, misteriosa forma del tempo.

Jorge Luis Borges
Trad di M.F.

Concomitanze

Venì a dormir conmigo
no haremos el amor
èl nos harà…
J.Cortàzar

Avanza spesso un braccio
quando è sera
e il mio corpo cancella
i suoi confini
la tua testa s’insabbia sul mio petto
e la notte
nel letto
fa rotta verso il nulla

avanza spesso un fianco
mentre albeggia
a scanso di parole
sul calar dei sospiri
e il futuro vagheggia
nel di là del portone
come un cane alla soglia
il fischio del padrone

avanza tanto spazio
e troppa storia
non ci sono perché
né fino a quando
non so più il tuo nome
già non mi occorre il tempo
il tuo tutto si spalma sul mio niente
il mio giorno s’arrende
alle
tue
ombre

Dongje - Milton Fernàndez

Oda (elementare) al cellulare

Mollusco incontentabile
tascabile iattura da chissà quale ingegno
cogitata
sei custode del tempo e sei memoria
d’una storia che scorre
tra mediocri pene
e discreta gloria

ventura resa all’aria
che nell’aria ristagna
e si scolora

parassita indolente
dispettoso
che fa del fare disperare un’arte
che morto pare alle volte giorni interi
e quando più non speri
si rimette a ragliare

trafficante di solfe
tiritere
e atavici tremori
certe volte
nel vuoto di una sera
ti basta una carezza
sussurrata in due toni
per rimettere in moto l’illusione
e non cederci al sonno
completamente
soli

Cheepaleep - Milton Fernàndez

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Gülè Gülè

Qui dove il mondo si congiunge
guardingo ed incestuoso
col fratello minore
ho piantato la tenda ed il cappello

la notte gronda di fantasmagorie

una petroliera insonne scivola
via tra la angusta dignità dei Dardanelli
e là di fronte
Çanakkale rimanda bagliori di eternità

vorrei scrivere che ti penso perfino che ti amo e
che mi manca ogni istante
dei tanti che abbiamo consumato insieme

ma c’è un silenzio enorme
sconfinato
e sarebbe un peccato
rovinarlo

Passaggio a Nord

Arriverà puntuale

Arriverà puntuale un giorno già vissuto
arriverà di notte
come da copione
s’infilerà nel letto e
mi bacerà la gola

arriverà
di notte
l’eterna innamorata
e prenderà possesso
di tutti i miei segmenti
e avanzerà pretese
d’amante abbandonata
e sbarrerà i miei passi
tra virgole e parentesi

indosserò mansueto l’oblio già in attesa
ti guarderò all’uscire
pregando
a quale dio?
e prenderò leggero di bagagli la strada
del penultimo esilio

sussurrerò un addio
che non ricambierai

ti bacerò sugli occhi
non mi vedrai partire

Remedos de dìa, Milton Fernàndez