Archive for aprile 2010

Notturno palermitano

Sarà forse la notte
che è più notte stasera
o il colpo di rimando di una noia autunnale
sarà perchè la luna appare qui più vera
e canta ad ogni canto la sua singola storia
sarà perché a quest’ora un vento clandestino
dilaga dai bastioni
e alitando all’orecchio ti manda in palla il cuore
sarà perché ogni androne reclama a grandi voci
la sua quota di gloria
e la città rivive
e la città rimuore
e tutto torna chiaro
e tutto è più leggero
mentre un cielo randagio s’accascia sul selciato
e una donna si specchia
in Via Maqueda

sarà perché stasera c’è festa all’Olivella
e uno stormo di stelle s’accalca sui lampioni
sarà che il mondo torna ad essere com’era
in quel tempo del quale nessuno ha più memoria
sarà che sono triste
di una tristezza fiera
e ho smarrito la strada nel guado di un bicchiere
sarà perché l’aurora affila i suoi coltelli
sul ciglio della sera
e il respiro s’acquieta
e l’affanno dirada
e una donna mi aspetta
in Via Maqueda

no so
sarà la vita
che è più vita stasera
ma c’è nell’aria un vezzo di prodigio epocale
e ogni mano è un abbraccio
e ogni abbraccio un sospiro
e ogni corpo è un vestito
tagliato su misura
mentre il giorno s’arena
svogliato sul fianco
e una donna mi strega
in Via Maqueda

sarà forse la notte
che è più notte
stasera

Palermo, 2006-06- 11

Linea equinoccial

L’uovo

Tonda viscosità che s’atteggia a sistema
orbo attento
sulla fredda accoglienza del tavolo impettito
l’uovo onora il suo destino
d’effimero prodigio del creato

poeta da strapazzo
da sempre ridisegna il suo profilo
di paria insinuandosi quatto
tra gli sfarzi di corte
e l’ambigua sontuosità dei pasticceri

porta in sé la certezza
di un tragitto incompiuto
spazio e tempo saranno in lui
per sempre
un teorema insoluto

a volte si consacra
a più alto dettame
e dà fine ai suoi giorni
sul volto sbigottito di un infame

Ditirambo, Milton Fernàndez

Ahora sè

Ahora sé
finalmente
que no queda nada

ahora sé que te fuiste
y que ya no me duele
nos perdimos los pasos
y es un alivio
pensar que no se muere

es claro
yo sé que todavìa
te me apareceràs por las mañanas
que sentirè tu voz en las esquinas
y tu olor en mi cama

es claro
no es que sea fàcil inventarse el dia
sin vos a decretarlo dia
la noche se presenta a veces
tan pero tan noche
que vienen ganas de caerse dentro

ahora sé, finalmente
que de tanto todo
ya non queda nada

dejàme mentir que no me duele

despuès de todo
deberia ser un alivio
pensar que no se muere

Ora so/finalmente/che non resta nulla/che te ne sei andata/e che ora non duole/ci siamo persi i passi/ed è un sollievo/pensar che non si muore/è vero/io so che ancora/mi farai visita al mattino/che sentirò la tua voce lungo la strada/e il tuo odore nel letto/è vero/non è che sia facile inventarsi il giorno/senza te a decretarlo giorno/la notte si presenta a volte/ così ma così notte/che viene voglia di cascarci dentro/ora so, finalmente/che di tanto tanto/già non resta nulla/lasciami mentire che non duole/dopotutto/dovrebbe essere un sollievo/pensar che non si muore

Escondijos del dìa, Milton Fernàndez

I valori senza prezzo- Eduardo Galeano

 

Nascono in questi giorni, in molti paesi contemporaneamente, numerose manifestazioni popolari contro la vocazione guerrafondaia dei padroni del pianeta. Nelle strade di molte città, queste manifestazioni sono la testimonianza di un altro mondo possibile. Il mondo così com’è traspira violenza da tutti i pori ed è sottomesso a una cultura militaresca che insegna ad uccidere e a mentire.
David Grossman, che fu tenente colonnello dell’esercito degli Stati Uniti ed è specializzato in pedagogia militare, ha dimostrato che l’uomo non è naturalmente portato alla violenza. Nonostante i luoghi comuni, insegnare ad uccidere il prossimo non è un lavoretto da poco conto. L’educazione alla violenza, che imbarbarisce il soldato, esige un intenso e prolungato allenamento. Secondo Grossman, questo allenamento comincia, nelle caserme, al compimento dei diciotto anni di età. Fuori delle caserme ai diciotto Mesi di età.
Da molto presto la televisione prende ad impartire quei corsi a domicilio.
Il suo compatriota, lo scrittore John Reed, aveva capito, nel 1917, che “le guerre crocifiggono la verità”. Molti anni dopo, un altro suo connazionale, il presidente Bush Padre, il quale aveva scatenato la prima guerra contro l’Irak con il nobile proposito di liberare il Kuwait, pubblicò le sue memorie. In esse confessa che gli Stati Uniti avevano bombardato l’Irak perché non potevano accettare “che un potere regionale ostile avesse come ostaggio una buona parte delle riserve mondiali di petrolio”.
Chi lo sa, magari prima o poi il presidente Bush Figlio pubblicherà una errata corrige sulla sua personale guerra contro l’Irak.
Dove dice: “Crociata del Bene contro il Male”, deve leggersi: “Petrolio, petrolio e petrolio”
Più di una di queste errata corrige saranno necessarie. Per esempio, si dovrà spiegare che dove dice: “Comunità internazionale”, dovrà leggersi: “Capi guerrafondai e grandi banchieri”.

Quanti sono gli arcangeli della pace che ci difendono dai demoni della guerra? Cinque.
I cinque paesi che hanno diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. E quei custodi della pace sono, inoltre, i principali fabbricanti di armi. Siamo in buone mani.
E quanti sono i padroni della democrazia?
I popoli votano, ma i banchieri vietano. Una monarchia da tripla corona unita regna sul mondo. Cinque paesi prendono le decisioni al Fondo Monetario Internazionale. Alla Banca Mondiale, comandano in sette. Nell’ Organizzazione Mondiale del Commercio, tutti i paesi hanno diritto di voto, ma non si vota mai. Queste organizzazioni, che pilotano il mondo, meritano la nostra gratitudine: loro affondano i nostri paesi, ma poi ci vendono salvagenti di piombo.

Nel 1995, la American Psychiatric Association, ha pubblicato un informe sulla patologia criminale. Qual è, secondo gli esperti, il tratto più ricorrente nei delinquenti abituali? La predisposizione alla menzogna.
E uno poi si chiede: ma non è questo il perfetto identikit del potere universale?
Cosa dobbiamo leggere, ad esempio, dove dice: “Diritto al lavoro? Forse: “Diritto degli industriali a buttare nel secchio della spazzatura due secoli di conquiste operaie?
Si lavora il doppio a cambio della metà: orari di gomma, salari nani, licenziamenti facoltativi, e che Dio ci liberi degli incidenti, le malattie e la vecchiaia. Le principali imprese multinazionali, Wal-Mart y McDonald’s, proibiscono espressamente i sindacati. Chi aderisce ad uno di essi perde il posto seduta stante. Nel mondo di oggi, che punisce l’onestà e incoraggia la mancanza di scrupoli, il lavoro è oggetto di dileggio. Il potere si maschera di destino, sostiene di essere eterno, e molta gente scende dalla speranza come se questa non fosse altro che uno stanco ronzino.
Così, tanto per che non si dica che a Porto Alegre ci siamo riuniti i bastiàn contrari e i soliti risentiti, precisiamo che almeno in una cosa siamo d’accordo con i più alti dirigenti del mondo: siamo anche noi nemici del terrorismo. Siamo contro il terrorismo in tutte le sue forme. Si potrebbe proporre a Davos una piattaforma comune. E azioni comuni per catturare tutti i terroristi, le quali comincerebbero con l’attaccare su tutti i muri del Pianeta dei cartelli con la scritta Wanted:

-Wanted i mercanti di armi, che hanno bisogno della guerra così come i fabbricanti di maglioni hanno bisogno del freddo.

—Wanted la banda internazionale che sequestra paesi e non libera mai i suoi ostaggi, anche se riscuote dei riscatti multimiliardari che, nella lingua della mala, vengono chiamati: Riscossione del Debito.

—Wanted i delinquenti che in scala planetaria rubano il cibo, strangolano i salari e uccidono i posti di lavoro.

—Wanted i violentatori della terra, gli avvelenatori dell’acqua e i ladri di boschi.

—E wanted, anche, i fanatici della religione del consumo, che hanno scatenato la guerra chimica contro l’aria e il clima di questo mondo.

Il potere identifica prezzo e valore. Dimmi quanto ti pagano e ti dirò quanto vali. Ma ci sono valori che vanno al di là di qualsiasi quotazione di mercato. Non ci sono compratori, perché non sono in vendita. Sono fuori dal mercato, e proprio per questo sono riusciti a sopravvivere
Caparbiamente vivi, questi valori sono l’energia che muove i muscoli segreti della società civile. Provengono dalla memoria più antica e dal più antico senso comune.
Questo mondo di oggi, questa civiltà del si salvi chi può e del ad ognuno il suo, è malata di amnesia e ha perso il senso comunitario, che è il padre del senso comune.
In epoche remote, proprio all’alba dei tempi, quando eravamo le bestioline più vulnerabili dell’intera zoologia terrestre, quando non andavamo al di là della categoria di pasto facile alla tavola dei nostri voraci vicini , siamo stati capaci di sopravvivere, contro ogni previsione, perché siamo stati capaci di difenderci e di condividere le risorse. Oggi, sarebbe proprio il momento di ricordare quelle vecchie lezioni del senso comune.
Fare un fronte comune, mettiamo un caso, affinchè non ci rubino l’acqua. L’acqua, ogni giorno più scarsa, è stata privatizzata in molti paesi, e circola nelle mani delle grandi corporazioni multinazionali. (A quando la privatizzazione dell’aria? Ancora non la dobbiamo pagare ma visto che non siamo capaci di valorizzarla forse qualcuno potrebbe pensare che non abbiamo il diritto di respirarla)
Affinchè l’acqua continuasse ad essere un diritto e non un affare, un paese decise di
de-privatizzare l’acqua, nella regione boliviana di Cochabamba. Le comunità contadine marciarono dalle vallate e bloccarono la città. Gli risposero con le pallottole. Ma, a lungo andare, dopo tanto combattere, sono riusciti a riavere l’acqua, e con essa la possibilità di irrigare le loro semine, che il governo locale aveva consegnato ad una corporazione britannica. E questo è successo soltanto due anni fa.
Difenderci a vicenda. Parlando dell’acqua, ecco un esempio ancora più recente.
Il petrolio, come si sa, muove la società di consumo, e come pure si sa, ha della brutte abitudini. Tra altre bizzarrie, gli si riconosce quelle di rovesciare governi, provocare guerre, intossicare l’aria ed imputridire l’acqua. Non molto tempo fa, la marea nera, appiccicosa e mortale, coprì il mare e le coste della Galizia. Una nave petroliera si era spaccata a metà e aveva riversato migliaia e migliaia di litri di fuel-oil, sotto lo sguardo irresponsabile e l’impunità che sono diventati abitudini di questi tempi in cui il mercato comanda e lo Stato non controlla nulla.
E allora, davanti uno Stato cieco e un governo sordo, che non fece altro che stringersi di spalle,i muscoli segreti della società civile scatenarono la loro energia: una moltitudine di volontari affrontò l’invasione nemica a mani libere, armati di secchio e badile e di quello che erano riusciti a scovare. I volontari non persero del tempo a versare lacrime di coccodrillo né a pronunciare discorsi plateali.
Difenderci a vicenda e condividere il cibo.
Una tonnellata di vestiti e di scorte alimentarie è arrivata di recente a Tucumàn, dove ci sono dei bambini che muoiono quotidianamente di fame.
E questa spedizione solidale proveniva dai cartoneros, i poveri più poveri di Buenos Aires, che si guadagnano da vivere rovistando nei secchi della spazzatura per le strade della Capitale ma sono capaci di condividere quel poco, quel quasi nulla che hanno.
Qual è la parola più ascoltata e più pronunciata al mondo, in quasi tutte le lingue? La parola Io. Io, io, io. Ma uno studioso delle lingue indigene, Carlos Lenkersdorf, ha svelato che la parola più usata dalle comunità Mayas, quella che sta al centro del loro dire e vivere, è la parola Noi. Nel Chiapas, noi si dice Tik.
Per questo è nato e cresciuto questo Foro Sociale Mondiale, nella città di Porto Alegre, modello universale della democrazia partecipativa: per dire Noi. Tik, tik, tik.*

Eduardo Galeano
Trad.di M.F.

* Parole pronunciate al terzo Foro Sociale e Mundiale di Porto Alegre
29 gennaio 2003

Se tu non mi piantassi in pieno ventre

Se tu non mi piantassi in pieno ventre
questo fiacco mattino
piombo e sale
se ti degnassi almeno di alleviare
le abituali magagne del risveglio
le lagne di novembre
i toni del telefono
arroganti
indecisi
sotto il peso dell’indice o del medio
i libri
allineati a caso lungo lo scaffale della cucina
i panni appesi
odoranti a muffa e minestrone
quei corpi senza storia
sparpagliati
tra le pieghe delle lenzuola
aggrappati alla mia anima
nauseabonda
distante
il gelo dell’acciaio tra le scapole
i soliti chi eri
chi sei
da dove vieni
come ti chiamavi
allora
quando c’erano ancora specchi per riflettere
la vastità del nulla
se tu accettassi divenire vento sabbia
fumo o serpente
ovatta
soffio di cenere sui miei mille occhi socchiusi
forse
chi lo sa?
potremmo diventare un’ombra sola
punto e da capo
giorno che adori la mia tristezza.

Despuès de medianoche, Milton Fernàndez