Fathia e Sahida


Nessuno spenderà più di qualche parola su questa storia, ci scommetto. Un occhiello sul giornale, nella pagina di cronaca, tra le insidie del maltempo e lo smaltimento differenziato dei propositi sfornati a raffica nei giorni della bontà più telegenica dell’anno. Di più non ci è permesso di dolerci, assillati come siamo dal futuro già in corso.
Aveva 43 anni, Fathia Fikri. Due lavori, una bambina e un grande mal di testa. La conoscevano tutti ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano, questa donna arrivata dal Marocco un sacco di anni fa.
E l’avevano accolta bene, questa straniera minuta e silenziosa che non si arrendeva davanti alle avversità.
Il marito, operaio in un caseificio, l’aveva ripudiata come merce avariata, colpevole, a suo dire, di non essere in grado di dargli un figlio. Arrivò presto la povertà, quella opprimente. Quella che si risveglia presto al mattino, e si conficca nel letto, sotto pelle. Arrivò anche una bimba, che nessuno aspettava. Il Comune diede a lei una mano, un alloggio e un pasto caldo. Fathia si rimboccò le maniche e si trovò un lavoro in una ditta di pulizie. Trovò anche un tetto in affitto per lei e la sua piccola donna, che si chiama Sahida, che non dovrà subire quello che a lei è stato riservato, e che oggi ha cinque anni.
Presto avrebbe cominciato la scuola, Sahida. Gli asili sono cari, e i soldi, come si sa, non bastano mai.
Fathia trovò un secondo lavoro come badante. Così, correndo di qua e di là, s’era creata un cantuccio caldo dal quale la vita sembrava strizzar l’occhio, con un sorriso stanco ed ammiccante.
Due giorni fa, Fathia è stata trovata morta, in quella casa di via 12 maggio, ad Acquanegra. La figlia l’aveva vegliata per ore, finché alla fine s’era addormentata sul suo corpo.
Sono state trovate entrambe da un’amica, che insospettita dal cellulare spento, venne a bussare alla porta.
Il giorno prima Fathia le aveva confessato di non stare troppo bene, di avere un gran mal di testa e una fitta insidiosa nel basso ventre. Racconta questa amica di averle consigliato di rivolgersi a un medico, ma la paura di perdere il posto di lavoro era più forte di qualsiasi dolore.
Dicono poi quelli che in casa sono entrati per prima, che la donna era riversa sul pavimento, con una ferita sulla tempia, sicuramente frutto di una caduta, dalla quale era uscito abbondante il sangue. Riferiscono anche che la bimba, risvegliandosi, abbia detto loro Mamma sta dormendo, fate piano.

Ora Sahida è stata accolta nella famiglia in cui sua mamma prestava servizio come badante Crescerà bene, forse il dolore ci metterà un po’ ad arrivare. Sua mamma dorme ancora. E ci saranno tante mani a cullare quel sonno.
Ogni tanto, dalle tasche di una giornata grigia salta fuori una manciata di grazia.

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