Lettera aperta al Presidente Obama – di Michael Moore


30 nov. 09
Caro Presidente Obama,
davvero vuole diventare il nuovo “Presidente della guerra”? Se lei andrà a West Point domani sera (Martedì, 8), e annuncerà che invece di ritirare le truppe in Afghanistan, esse aumenteranno di numero, lei sarà pronto a diventare il nuovo Presidente della guerra. E farà così la cosa peggiore che si possa fare, distruggendo le speranze ed i sogni di milioni di persone che hanno avuto fiducia in lei. Con un solo discorso farà divenire una moltitudine di giovani -che sono stati la spina dorsale della sua campagna elettorale- dei cinici disillusi. Dimostrerà loro che è vero quello che hanno sempre sentito dire: che tutti i politici sono uguali. Io semplicemente non riesco a credere che lei stia per fare ciò che tutti assicurano farà. La prego, mi dica che non è così.
Non è giusto fare quello che i generali gli ordinano di fare. Noi siamo un governo civile. Diciamo Noi al Joint Chiefs (Comandi dei servizi militari) cosa devono fare. Non il contrario. È questo l’insegnamento lasciatoci dal Generale Washington. Così rispose il Presidente Truman al Generale MacArthur quando quest’ultimo voleva invadere la Cina: “Lei è licenziato!”,e così fu. Lei avrebbe dovuto licenziare il generale McChrystal non appena questi si rivolse alla stampa per anticipare ai giornalisti quello che LEI avrebbe dovuto fare. (http://en.wikipedia.org/wiki/Stanley_A._McChrystal#Commander_of_Afghanistan_Forces)
Mi permetta di essere schietto: noi vogliamo bene ai nostri ragazzi delle forze armate, ma odiamo quei fottuti generali, dal Westmoreland del Vietnam fino a… sì, perfino a Colin Powell, per aver mentito alle Nazioni Unite con le sue fantasticherie sulle Armi di Distruzione di Massa (anche se da allora non ha fatto altro che cercare di riscattarsi , perché adesso si sente con le spalle al muro.).
(http://en.wikipedia.org/wiki/Weapon_of_mass_destruction)
30 anni fa, sempre un giovedì, (Giorno del Ringraziamento) i generali sovietici ebbero una brillante idea : “Invadiamo l’Afghanistan!” Bene, quello si rivelò l’ultimo chiodo nella bara dell’Unione Sovietica.
C’è una ragione per cui non chiamano l’Afghanistan “Paese Giardino” (anche se dovremmo, dato che quel corrotto del presidente Karzai, che noi appoggiamo, ha un fratello che traffica in eroina, e accumula miliardi coltivando papaveri). Il nomignolo dato all’Afghanistan è “Cimitero degli Imperi”. Se non ci crede, lo chieda agli Inglesi. Glielo farei chiedere a Gengis Khan ma ho perso il suo numero. Ho però il numero di Gorbaciov . E il + 41 22 789 1662. Sono sicuro che darebbe volentieri a lei una tiratina d’orecchi per l’errore storico che si accinge a fare.
Con il nostro collasso economico ancora in pieno furore e i nostri splendidi ragazzi e ragazze sacrificati sull’altare dell’arroganza e dell’avidità, se lei diventerà il “Presidente della guerra”. il crollo di questa grande civiltà che chiamiamo America si avvierà a tutta velocità verso l’oblio.
Gli imperi non pensano mai che la fine è vicina, finché arriva. Gli imperi pensano che accrescere la loro malvagità forzi i nemici ad arrendersi , eppure non funziona mai. In genere, vengono fatti a pezzi da questi nemici.
Scelga con attenzione, Presidente Obama. Lei più di tutti dovrebbe sapere che non é necessario che le cose girino in questo modo. Ha ancora alcune ore per ascoltare il suo cuore, e la sua lucidità di pensiero. Lei sa che mandare più soldati dall’altra parte del mondo, in un posto che né lei né loro capiscono, per raggiungere un obiettivo che né lei né loro conoscono, in un paese che non ci vuole, non porterà niente di buono. Lo può sentire dentro se stesso.
So che lei è a conoscenza del fatto che ci sono meno di un centinaio di uomini di Al-Qaeda in Afghanistan. Un centinaio di migliaia di soldati cercano di schiacciare un centinaio di ragazzi che vivono nelle caverne! Sta scherzando? Si è già ubriacato con la “bevanda ufficiale soft” di Bush?
Mi rifiuto di crederci.
La sua potenziale decisione di estendere la guerra (dichiarando di farlo per “porre fine alla guerra”) farà sì che la sua presidenza sia ricordata molto di più per questo che per qualsiasi cosa lei abbia detto o fatto nel suo primo anno. Ancora un’azione di questo genere per cercare di accontentare i Repubblicani e la coalizione degli speranzosi e dei senza speranza potrebbe dissolversi – facendo tornare questo paese nelle grinfie dell’odio prima che lei possa gridare “al lupo!”.
Scelga con attenzione, Signor Presidente. I suoi potenti finanziatori la abbandoneranno non appena fiuteranno che lei sarà presidente per un solo mandato, e che il paese tornerà nuovamente nelle mani dei soliti idioti, quelli pronti ad esaudire ogni loro desiderio. Potrebbe succedere già mercoledì mattina.
Noi, il popolo, l’amiamo ancora. Noi, il popolo, abbiamo ancora un briciolo di speranza. Ma noi, popolo, non ne possiamo più. Non ne possiamo più del fatto che lei si dia per vinto, ogni volta, quando l’abbiamo eletta con un grande, enorme margine di voti in modo che lei potesse svolgere il suo lavoro in santa pace. Quale parte della “vittoria schiacciante” é quella che non capisce?
Non s’illuda nel pensiero che mandare più truppe in Afghanistan farà la differenza, o che si guadagnerà il rispetto di quelli che ci odiano. Loro non si fermeranno finché questo paese non sarà fatto a pezzi e finché l’ultimo dollaro non sarà strappato dalle mani dei poveri odierni e dei poveri a divenire.
Potrebbe inviare anche un milione di soldati laggiù, e stia sicuro che la follia della Destra non sarebbe ancora soddisfatta. Continuerebbe ad essere vittima del loro velenoso odio radio-televisivo, perché non importa quel che fa, lei non può cambiare le cose che di lei più li fa imbestialire.
Quelli che la odiano non sono quelli che l’hanno eletta, e non è giusto che lei pretenda conquistarli, abbandonando noi.
Presidente Obama, è tempo di tornare a casa. Chieda ai sui vicini di Chicago e ai genitori dei giovani che andranno a combattere e a morire, se vogliono spendere quei miliardi e se vogliono spedire più truppe in Afghanistan. Pensa che diranno: “No, non abbiamo bisogno di assistenza sanitaria, non abbiamo bisogno di posti di lavoro, non abbiamo bisogno di case. Vada avanti, Signor Presidente, e spedisca pure la nostra ricchezza e i nostri figli all’estero, perché noi non abbiamo bisogno né dell’una né degli altri”?
Cosa farebbe Martin Luther King, Jr. al suo posto Signor Presidente? Cosa farebbe sua nonna? Non mandi più gente povera ad uccidere altri poveri che non rappresentano una minaccia per loro. Non spenda miliardi e miliardi per fare la guerra, mentre i bambini americani dormono per strada e sono lì, in piedi, a fare le file per il pane.
Tutti quelli che abbiamo votato e pregato per lei -e pianto la notte della sua vittoria- abbiamo sopportato un inferno orwelliano di otto lunghi anni di crimini commessi in nostro nome: la tortura, la sospensione dei diritti civili, l’invasione delle nazioni che non ci avevano mai attaccato, il fare saltare in aria interi quartieri dove si supponeva si nascondesse Saddam, i massacri alle feste di matrimonio in Afghanistan.
Siamo rimasti fermi, imperterriti, mentre centinaia di migliaia di civili iracheni erano abbattuti e decine di migliaia di nostri coraggiosi giovani uomini e donne venivano uccisi, mutilati, o dovevano sopportare l’angoscia mentale, quel terrore oscuro che noi a malapena conosciamo.
Quando l’abbiamo eletta non ci aspettavamo da lei miracoli o grandi cambiamenti. Ma ci aspettavamo almeno qualcosa. Pensavamo che lei avrebbe fermato la follia. Posto fine alla strage. Frenato quella folle idea secondo la quale gli uomini con le armi possano riorganizzare una nazione che non ha nemmeno la parvenza di nazione.
Stop, stop, stop! Per il bene, per la vita dei giovani americani e dei civili afgani, stop. Per il bene della sua Presidenza, per la speranza e il futuro della nostra nazione, stop. Per amor di Dio, stop.
Stanotte abbiamo ancora una speranza. Domani vedremo. La palla è ancora in campo. NON DEVE fare questo. Lei può ancora dimostrare il suo coraggio. Può essere ancora il figlio di sua madre. Contiamo su di lei.
Suo,
Michael Moore

MMFlint@aol.com
MichaelMoore.com
(Trad. di M.F.)

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