Mi viejo

Una notte come questa, due anni fa, ero andato a ballare in piazza, tra amici e sconosciuti, nella città dove vivo. In Uruguay, l’altra mia terra, l’anno venturo arriva con quattro ore di ritardo. Rientrai in casa, calcolando il tempo in cui di solito cominciano i festeggiamenti da quella parte del mondo, e telefonai ai miei. Appresi così che mio padre era morto da circa dieci minuti.
Non siamo mai stati facili alle lacrime, il mio vecchio ed io. L’effetto fu quello di un pugno nello stomaco, che mi lasciò senza fiato per parecchio tempo.
Qualche giorno dopo, una persona che mi vuole bene mi raccontò che pochi istanti prima del suo congedo, s’era avvicinata a lui, inventandosi una mia telefonata e un bacio spedito da lontano.
Disse che allora mio padre aprì gli occhi e lentamente rispose, con voce flebile: non mentire, lui è qui, accanto a me, e mi tiene la mano.
Ci sono delle cose inspiegabili, alle quali ho smesso di cercare un senso. Costituiscono a volte la parte più sensata della mia esistenza.
Ci siamo trovati spesso da allora, il mio vecchio ed io. In un territorio indefinito nel quale si dismettono i ruoli. Nel quale due uomini che si conoscono da sempre prendono a raccontarsi, qualche volta perfino a scherzare, a ridere, a consigliarsi, sul comune mestiere del vivere.
Capita anche di sognarci.
Nel suo sogno io sono sempre lì, accanto al suo letto, e gli tengo la mano.
Nel mio, continuo a sussurrargli, piano piano, all’orecchio, questi versi infelici che un giorno avevo scritto per lui.

Frammento di una lettera mai tradotta

a mio padre

…lo so che la tua notte arriva prima ora
la vita vuole indietro tutti i suoi arretrati
lo so che ora il silenzio s’aggira per la stanza
e ti solleva i lembi del lenzuolo
che le finestre si richiudono a riccio
che certe sere la luna ti casca nel piatto
e ti spaventa
che bisogna avere occhi sulla nuca
vecchio mio
per schivare le trappole per strada

so che ora i tuoi sogni si guastano anzitempo
che è duro rimediare quelle cose banali di una volta
tanto semplici trite familiari
come guardarsi indietro
o cercare un momento frugando tra i capelli
che incrociare uno specchio
può risultar fatale

lo so che già da tempo sei in pieno inventario
tutto è passato in fretta
e ti darei una mano
e addirittura un braccio
ti appenderei al collo quel poco di coraggio
che mi resta
ti prenderei in spalla per non guardarti in faccia
per non farti l’affronto
delle lacrime

non avere paura
vecchio mio

è il vento che svolazza…

Como 2006-02-12

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