Lettera a un’amica, di Clarice Lispector


Il prezzo di rinunciare a se stessi.
Berna, 2 gennaio 1947

Cara,
non pensare che una persona abbia tanta forza da accettare di condurre uno stile di vita e continuare a essere la stessa. Perfino tagliare i propri difetti può essere pericoloso, non si arriva mai a capire quale sia il difetto che sorregge il nostro intero edificio. Non so come spiegarti la mia anima. Ma quello che vorrei dire è che le persone sono molte preziose, e che solo fino a un certo punto possono rinunciare a se stesse e consegnarsi agli altri e alle circostanze. Dopo che una persona ha perduto il rispetto verso se stessa e verso le proprie necessità, rimane una specie di straccio. Avrei tanto voluto essere vicina a te e chiacchierare e raccontarti esperienze mie e di altri. Avresti capito che ci sono certi momenti in cui il primo dovere da compiere è nei confronti di noi stessi. Da parte mia, non ho voluto raccontarti come sono oggi, perché mi pareva inutile. Volevo semplicemente descriverti il mio nuovo carattere, un mese prima di tornare in Brasile, in modo che lo sapessi. Ma spero, sulla nave o sull’aereo che ci porterà di ritorno, di trasformarmi istantaneamente in quella che ero, e quindi forse allora non sarà necessario raccontarlo. Cara, quasi quattro anni mi hanno trasformata molto. Dal momento in cui mi sono rassegnata, ho perso tutta la vivacità e ogni interesse per le cose. Hai mai visto come un toro castrato si trasforma in un bue? Lo stesso si può dire di me… e mi pesa il duro confronto… Per adattarmi a ciò che era inadattabile, per vincere le mie ripulse, ho dovuto tagliare le mie catene; con esse ho tagliato gli spigoli che avrebbero potuto fare male agli altri e anche a me. E con questo ho reciso anche la mia forza. Spero che tu non mi veda mai così rassegnata, perché è quasi ripugnante. Spero, sulla nave che mi porterà di ritorno, al solo pensiero di vederti e di riprendere un po’ la mia vita -che non era meravigliosa ma era comunque una vita- di trasformarmi interamente.
(…)
Non ci sarebbe bisogno di dirlo, allora. Ma non ho potuto far a meno di volerti mostrare ciò che può accadere a una persona che è scesa a patti con tutti, e che si è dimenticata che il nucleo vitale di una persona va rispettato. Ascolta: rispetta anche ciò che c’è di cattivo in te – per amor di Dio, non volere fare di te una persona perfetta – non copiare nessuna persona ideale, copia te stessa, è questo l’unico modo di vivere.
Giuro su Dio che -se è vero che esiste un cielo- ogni persona che ha sacrificato se stessa per vigliaccheria sarà punita e andrà all’inferno. Sempre che una vita tiepida non venga punita proprio per questa tiepidezza. Prendi per te quello che ti spetta; quello che ti appartiene è tutto ciò che la tua vita esige. Sembra una vita senza morale. Ma ciò che è veramente immorale è l’avere rinunciato a noi stessi. Spero in Dio che tu mi creda. Mi piacerebbe perfino che, a mia insaputa, tu mi vedessi e assistessi alla mia vita. Io sarei una lezione per me stessa. Vedere cosa può succedere quando si patteggia con la comodità d’anima.
Tua Clarice.
Clarice Lispector – (Čečel’nyk, Ucraina , 10 dicembre 1920 – Rio de Janeiro, 9 dicembre 1977)

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