Il giorno della civetta



…quella che diciamo l’umanità (…)

la divido in cinque categorie: gli uomini,
i mezzi uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà…
Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, (…) gli ominicchi,

che sono come i bambini che si credono grandi, i pigliainculo,
che vanno diventando un esercito…
e infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere
come le anatre nelle pozzanghere…

L. Sciascia
Il giorno della civetta

E se ricominciassimo da noi?
Oggi, che dovrebbe essere un giovedì, forse di ottobre. Oggi che è passata la nottata, e sembra di svegliarsi più leggeri. Oggi che non ci facciamo illusioni, perché sappiamo che la vera nottata deve ancora arrivare e sarà questa volta più lunga e ancora più atroce. Oggi che qualcuno ha osato toccare le palle alla tigre, e ce la troviamo lì, sull’uscio di casa, più feroce e più affamata di prima. Oggi che il potere ha sciolto i suoi cani e sentiamo che si stanno  riempiendo le strade dei loro guaiti secolari. Ora che si avvicina forse il momento di guardarci dentro e prendere una decisione… No, non sto parlando di una di quelle epocali. Una mansueta, ordinaria, di tutti i giorni. Fatta di cose tanto semplici come chiedersi: Come è stata la mia vita, in cosa ho creduto lungo tutti questi anni, quanto male ho fatto, quanto bene ho creduto di fare, quali decisioni non ho mai preso, ho amato? ho voluto bene? ho odiato? ho provato invidia? ho desiderato?ho tradito? sono stato tradito? ho perdonato? ho chiesto mai perdono?; in cosa infine credo, oggi. In quale modo credo.
Poi, quando qualcuno tenterà di convincerci che non possiamo parlare di certe cose, perché di là è peggio. Quando cercheranno di farci fare i conti con l’altra parte della barricata, con la squadra avversaria, con quelli che ci sono stati prima, con quelli che non hanno titolo per parlare, con quelli che hanno fatto meno bene (più male) di loro; quando proveranno a convincerci di vivere in un mondo bicolore, come se sul terreno ci fossero soltanto due squadre a contendersi il gioco e noi fossimo da sempre esclusi,  nient’altro che dei mansueti sostenitori dell’una o dell’altra, accatastati a vita sugli spalti…
Ricominciamo allora da noi. Da noi che abbiamo titolo per parlare. Perché abbiamo fatto del male e del bene, e siamo stati leali (abbiamo cercato di esserlo) in entrambi i casi. Da noi che abbiamo odiato, amato, tradito, che siamo stati traditi, da noi che abbiamo perdonato, che qualche volta siamo stati perfino capaci di chiedere perdono; da noi che siamo imperfetti, volubili, umani; da noi che non abbiamo mai rubato, che non abbiamo mai esercitato il potere né lo abbiamo cercato, e la cosa non ci ha logorato per niente; da noi che facciamo i conti con la vita tutti i giorni, e rincasiamo ogni sera con la dignità in mano; da noi che  non ci siamo mai venduti al miglior offerente; da noi che siamo stanchi di adorare vessilli, di masticare agguati.
Ricominciamo da noi. Proviamo a rinominare il mondo che ci circonda. A chiamare le cose col loro nome. A non avere paura delle nostre paure. Ad affrontarle a viso scoperto.
Certo, a patto di essere in grado di prenderla quella decisione. Quella ordinaria, mansueta. Quella che si porta appresso tutte le domande. Se poi non saremo capaci, continuiamo dove siamo. Un posto libero in piccionaia si trova sempre.

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One response to this post.

  1. Posted by francesca - calcioinculo on ottobre 12, 2009 at 5:32

    e se oggi fosse “il giorno prima della felicità”?
    per un attimo , non più di un attimo.
    La dignità? “Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera,
    sarà come i capelli di mia madre.”
    francesca-calcioinculo (la vecchia giostra a cateneche perfae un giro in più dovevi prendere quella tra maledetta coda di gatto… un po’ come la vita)
    p.s. le frasi citate tr virgolette dono di Erri De Luca

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