Il dolore dei padri

Non ci sarà più domenica
non più il mattino in
bicicletta a celebrare il giorno
non uno d’etichetta
uno di tutti i giorni
mansueto ed abituale
il gusto di guardarti
di ridere per niente
di salutare la vita
con la vita tra i denti
e sentirsi totale
compiuto /universale
interamente uomo
fatalmente mortale

non ci sarà più la notte
i rituali abituali
l’abbandono al letargo
all’abbraccio leale
la mano tra i capelli
a sfrattare paure
a respirarti il sonno
come linfa vitale
e a mentirti di stare
di restare al tuo fianco
stanotte
e domani
e i secoli stellari

ora c’è un calendario
e un foro competente
che scandisce l’orario della fuga in oriente
i tempi del percorso
il ritorno sancito
con congruo avvertimento
la consegna in custodia
l’affetto stabilito
da uno storto amanuense
dottorato in diritto

ma che ci verrà a fare
l’amore in tribunale?
con lo sguardo smarrito
quale orfano inerme

perduto
intirizzito

arriva e squarcia il petto
come una fucilata
questa pena a campare con il cuore in scadenza
con i baci contati
con l’infame coscienza
a trivellarti il ventre
e se?
e se fosse?
e se mai non fosse
stato?

e va a cercarti poi un dio
una ragione
per alzarti dal letto la mattina
per guardarti allo specchio
per uscire per strada
per riattaccare i cocci
per rammendarti le ali
per non mandare tutto alla malora
per non prendere a morsi
la giornata

non ci sarà più domenica

Domingo

Domingo, Milton Fernàndez

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