Piazza Alimonda

A Carlo Giuliani

These tears are shaken from the wrath-bearing tree.
Thomas S. Eliot

Il cane, sulla stuoia, prende a girare su se stesso, all’improvviso. Lassù, nella grondaia, il solito stupido graffiare dello stormo messo in allarme dal solito impercettibile rumore. Sul caucciù insaponato, le dita senza presa, scivola il bicchiere e manda in pezzi il volto levigato del mattino. Strano,  l’immagine è lì, precisa, inestinguibile, eppure è tutto così confuso… I suoni lontani, la testa che pesa, sul corpo un fremito impossibile da arrestare. So, però,  di essere fermo, immobile, gli odori della polvere intorno a me, le urla, l’asfalto quasi disciolto sotto le mie scapole. E’ tutto qui, ma così lontano. La donna si è sfilata i guanti e guarda dalla finestra. Stai tranquilla, bisbiglio, credo. E’ tutto a posto. Tranquilla. Arrivano le fitte, in rigurgiti brucianti sullo stomaco, ma non è paura. Stai tranquilla.  Il cane si è accucciato, guaisce mestamente. Si leva le scarpe, la donna. Comincia a ciondolare, avanti e indietro, le mani sullo stomaco, a passi piccoli. Ho freddo. Forse il tempo sta cambiando ora, fa presto buio in questa stagione. Ma che giorno è oggi? Perché è tutto così fermo? Dove siete finiti tutti quanti? Davanti a me un ragazzo con gli occhi spalancati. Tanto freddo. Sta urlando qualcosa che non riesco a decifrare. Il fumo comincia a perdere il suo odore di fumo. Una mano calda scivola sulla mia testa e scende copiosa a rabbuiarmi gli occhi. Sembra così vecchio tutto quanto. La donna è convinta di essere ancora lì, incollata alla finestra, ma continua ad andare, avanti indietro. Un uomo mi saluta da lontano. Tra le spalle infossate, un sorriso triste che fa male. Perché mi stai fissando…? E’ tutto così lontano. La donna nel tinello, avanti e indietro, a piedi nudi sui vetri insaponati. Chi sei? Ora è veramente calata la notte. Fa sempre più freddo. Perché non riesco a muovermi? Dove siete finiti tutti quanti? Mi arriva –quasi assente- il rumore del mare. Il battito del sale sulla pelle. Le tiritere dei pescatori. Le passeggiate infinite. L’uomo dallo sguardo triste. La donna che frantuma i vetri con i piedi. Il tanfo prodigioso della vita tra i vicoli incancreniti. La vita. Ma cosa è successo? Dove siete andati a finire? Che giorno è oggi? Stai attento sillabava. Stai attento. Perché si è fatto buio così presto? Fuoco e fiamme come giunte dal cielo, sulla città che comincia a sentire l’alito sul collo. La prima manganellata proprio qui, sulla spalla. Gomma e anima di ferro appaiati nel marchiare a vita. Strano, non brucia più di tanto, ora. Il ragazzo mi guarda, perplesso. Gli occhi sbarrati. Un colpo di tosse mi colpisce alla schiena. Mi solleva in aria e mi riporta a terra con fragore. Il calpestio della mandria tra le folate di vento imputridito. La giornata che sguscia via, la coda tra le gambe. L’odore di morte e di paura che perlustra le strade e s’impadronisce della città. I blindati lanciati all’impazzata sulla folla indifesa. Gli sciami inferociti dei soldati sui corpi esangui. Chi siete? Perché state facendo tutto quanto? Urla, sangue e sudore nelle divise tagliate su misura. E l’odore del panico che inseguirà ciascuno di loro fino all’uscio di casa, come un cane affamato che non c’è modo di scacciare via. I passi piccoli, calcati, sui vetri insanguinati. Il fuoristrada che sfreccia all’impazzata, ottuso dinosauro dell’età del terrore. I guaiti del cane. L’uomo dallo sguardo triste. Il ragazzo con gli occhi spalancati. Chi sei? Da dove vieni?  Siamo soli ora e ci guardiamo in faccia, tu ed io, per la prima volta, tra le urla e la polvere. Intorno a noi una guerra che non ci appartiene più. E’ tutto finito. All’improvviso. Ora siamo legati, indissolubilmente. Fino alla fine dei giorni. Forse era già scritto dal principio. Fin qui arriva il mondo che una volta c’era e che farà fatica a ripartire. Non importa più niente ormai. Né la pallottola che mi hai esploso in testa né le ruote della bestia che tra un istante mi spaccheranno lo sterno. Che giorno era oggi? Era bello stare qui. Qualcuno mi stende un drappo addosso.  Come ti chiami, soldato? E’ tutto tuo questo istante, che per te non avrà fine. Portalo pure a casa. La donna e i suoi piedi insanguinati. Lo sguardo dell’uomo triste. Il mio braccio alzato. L’ultimo sguardo tra la foschia dello specchio. L’odore acre della paura. Nella tua mano il calcio di una pistola. La perdita definitiva della vita che avevo e che ormai non avrai più. Forse per questo siamo nati. Per incontrarci qui. Sarebbe potuto capitare in un altro luogo. Avrebbe potuto essere un altro il giorno. Ma è qui che cominciano le domande che non ti sei mai posto e che da oggi non riuscirai più a sfuggire. Qui cade il ragazzo che sei stato e che non sarò mai più. Ma che giorno era, oggi?

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