Ex corpore lucrum facere

Mignòtta vale Meretrice e propr. Favorita: e non può staccarsi dal fr. Mignòter: carezzare, Mignòn favorito, Mignòtise, carezza (v. Mignone)

Appresi, strada facendo, che la cosa non aveva niente di straordinario, di particolarmente rilevante. E’ esistita, nell’infanzia di tutti noi, una casa misteriosa. Me l’hanno raccontato molti dei miei amici. L’ha descritta Vargas Llosa in La casa verde, e ne ha fatto riferimento Garcìa Màrquez in Memoria de mis putas tristes.
Siccome mi rendo conto che quasi tutte le testimonianze provengono da un contesto quasi comune, ricomincio da capo e ne approfitto per correggere l’enunciato.
C’ è stata, dunque, nell’infanzia di tutti noi, latinoamericani, una casa misteriosa.

I miei avevano un panificio, in un paese chiamato Mariscala, nella zona a est di un Uruguay proteso a braccia aperte verso il Brasile. All’inizio della mattinata, quando il pane non era ancora pronto, le vicine si radunavano nello spaccio, approfittando dei tempi morti dell’attesa per scambiarsi il pettegolezzo fresco di giornata, che alle volte dovevano far  bastare per il resto della settimana. A un certo punto arrivavano loro. Erano donne alte e pettorute, dalla faccia appena lavata, con i bigodini in testa e i modi gentili. Le signore del paese tacevano all’improvviso, si scambiavano qualche gomitata, quando la vicinanza fisica lo consentiva,  e delle occhiate oblique che mi incuriosivano,  da quel mio punto di osservazione là in basso, ma che nessuno volle spiegarmi fino in fondo. Seppi dai miei amici più grandi, un giorno, che quelle erano le puttane. Pretesi chiarimenti da mia madre, ma lei sentenziò che di certe cose non si doveva parlare. Mio padre sorrise,  si portò un dito alle labbra come in quei cartelli che impongono silenzio, nei corridoi degli ospedali, e svincolò la domanda con uno scatto da centometrista. Sono cresciuto quindi con queste due o tre  convinzioni sul tema: le puttane sono delle donne con delle grande tette e i bigodini in testa. A loro piace, come a quasi tutti gli esseri umani, il pane caldo, di prima mattina. Quando entrano in un posto la gente è solita sorridere, e guardarle di sbieco.
Esistono, di questo non c’è dubbio, ma di loro non se ne deve parlare, per nessuna ragione al mondo.

Quando di anni ne avevo diciotto, a Montevideo conobbi una ragazza più grande di me. Non portava i bigodini in testa, ma mi raccontò un giorno che faceva la puttana. Siccome mi piaceva molto, ed ero pieno di sani ideali, cercai di redimerla. Presumo che anche a lei piacesse la mia compagnia, e che per questo sopportasse le mie sviolinate. Alla fine credo di non essere riuscito nel mio tentativo, anzi, ne sono quasi sicuro. Ci siamo persi di vista un giorno e mai più incrociati. Fatto è che da lei imparai un sacco di cose sulla vita. E ci siamo pure divertiti.

Si dice spesso che sia la prostituzione il mestiere più antico del mondo. Pare si tratti di una fesseria. Le  prime occupazioni dell’uomo sono state, per forza di cose, legate alla sopravvivenza, e i tabù relativi al sesso sono arrivati soltanto a età avanzata, con la nascita delle prime forme di religione e i conseguenti dogmi di fede.  Del sesso a pagamento si trovano le prime notizie nel codice babilonese, duemila anni prima della nascita di Cristo, ma parecchio tempo dopo la prima erezione del Pithecantropus.
Ma cosa s’intende per Prostituzione? Lasciando da parte i suoi percorsi allegorici, che vengono sfruttati a più non posso da tempi lontani, la parola deriva dal  verbo latino prostituĕre (pro, “davanti”, e statuere, “porre”), e indica la situazione della persona che non “si” prostituisce, ma che, come una merce, viene “posta (in vendita) davanti” alla bottega del suo padrone.
Al Tommaseo (Niccolò) venne in mente di fissare una distinzione netta fra Meretrice e Prostituta: la prima guadagna del corpo suo, e qui l’illustre linguista richiama il termine latino mereo mentre Prostituta è legata a prostat cioè colei che per guadagno o per libidine, si mette in mostra, e provoca a sozzure.
Il linguaggio comune, però, si è dato da fare molto più di lui, attraverso i secoli. Il più comune dei suoi sinonimi, quello a vocazione nazionale è senz’altro puttana, ma non sono seconde a nessuno Troia (di estrazione contadina) Zoccola e Maiala (cos’altro se non toscana?) Mignotta, Battona, Bagascia, Androcchia, Baldracca, Pelanda, Sciaquetta, Marciapiedista, Tufera, Meretrice (periodo tardo imperiale e medioevo) Lumera, Sgualdrina, seguiti a ruota da quelli pseudo-addolciti quali  Puttanella, Troietta, Zoccoletta, quelli allusivi Laida, Lucciola, Squillo, Passeggiatrice, Peripatetica, Cortigiana, Profumiera, Vacca, Pereta e Zompapereta, (Napoli) Donna di larghe veduteDonna oggetto, e quelli più “raffinati”, tipo Donna di facili costumi,  e poi ancora, (ma qui sconfiniamo nella letteratura): Lupa, Prosivendola, Bagassa (sardo), Donna aperta, Amica omnium in latino, e Pubblica Moglie, come citava il Fabrizio (de Andrè).
Prostituzione si lega spesso alla parola Pornografia. Ossia  “La presentazione in forma scritta o visiva, in forma realista, dei genitali o di un comportamento sessuale con una voluta violazione della morale e dei tabù sociali esistenti e ampliamente accettati. (…) Caratteristica distintiva pare sia quella di produrre stimolazione sessuale a dei potenziali clienti, e la degradazione, dominazione e de-personalizzazione  dei soggetti rappresentati, generalmente donne… Invito al coito o alla masturbazione. E per il Joyce, (quello dell’Ulisse, per intenderci) pornografia e’ la sistematica promozione di un determinato qualcosa, tesa ad indurre, ad invogliare, al possesso dello stesso.
La Signora Ex-Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna (nella foto, mese di aprile) tutto questo non lo sa, forse la sua mamma non glien’ha mai parlato.  Nella precedente legislatura è stato da lei stillato  un disegno di legge che il Consiglio di Ministri di allora si è affrettato a varare. Il principio cardine è:  Vendere il proprio corpo in un luogo pubblico è considerato fenomeno di “allarme sociale e come tale è reato e va punito”, perfino col carcere, in eguale maniera fra chi la esercita e chi se ne avvale.
Chissà se qualcuno avrà il coraggio di spiegare al Ex-Ministro che non c’è alcuna differenza morale tra chi si offre per 50 euro all’angolo delle strade e chi si mette in vendita attraverso le pagine di un giornale, di una rivista, di un calendario.  Si tratta sempre di lucrare col proprio corpo. Ex corpore lucrum facere.  Questione soltanto di denominazione. La prima, da secoli,  si chiama Mignotta, ecc. ecc. La seconda, Donna in carriera.
Per molti, da sempre,  è’ questo il vero fenomeno “di allarme sociale”.

Mara Carfagna (Ministro delle pari opportunità) Calendario Max 2005

Mara Carfagna (Ex-Ministro per le Pari Opportunità) Calendario Max 2005

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