La lengua la gh’minga l’oss.

Mel Brooks sosteneva che i sacri comandamenti fossero in verità quindici, ma che un Mosè con evidenti problemi psico-motori, nel momento della lettura al popolo ebraico, abbia fatto cascare una delle tre tavole, spezzandola miseramente e tramandandoci soltanto quel che era rimasto nelle rimanenti due, cioè i dieci precetti che conosciamo.
Non abbiamo idea di cosa vietassero quelli mancanti. Siamo quindi autorizzati ad immaginarcelo. Io sono convinto che tra quelli non pervenuti, ad esempio, non ultimo tra i primi, ci sia quello del “Non sarai un imbecille”. “Te sarè minga pirla”, tradotto in milanese. O giù di lì.
La terza tavola non esiste più, quindi i deficienti (i pirla) sono legittimati a scorazzare a piede libero su tutto il territorio nazionale, isole comprese.
Lo sa bene Matteo Salvini, che di questa facoltà ne fa uso e abuso. E forse lo sappiamo altrettanto bene noi, che non solo glielo consentiamo, ma perfino paghiamo le spese delle sue “goliardie”. E sì, perché volenti o nolenti, quella cosa grondante saliva, dallo sguardo obliquo e lo sproloquio in canna, come d’altronde di uso comune tra tutti i suoi correligionari, quell’individuo che schizza disprezzo da ognuno dei suoi padani pori verso chiunque provenga da un posto a sud delle stecche del suo giardino,  è stato eletto a furor di popolo come nostro rappresentante al parlamento europeo.

La capacità di parlare è propria solo dell’uomo, sosteneva Dante, nella sua De vugari eloquentia (…solo all’uomo è dato di parlare). Non la possiedono né gli angeli, né gli animali né i demoni. Perché la facoltà del linguaggio non è altro che  la disposizione ad associare  significati razionali a significanti percettibili dai sensi, cosa non da tutti, (ma se fosse da tutti, perché mai avremmo dovuto essere noi i prescelti per presiedere il creato?) anche se poi è costretto ad ammettere (il Dante) che, come sosteneva Aristotele, questo rapporto tra significati e significanti non è che una convenzione, variabile da un gruppo umano a un altro, ed è qui  che cominciano a ingarbugliarsi le cose.
Più avanti si ricrederà, ai tempi della Commedia, arrivando a fare parlare perfino i demoni, ma in una lingua (idyoma) distante da quella umana. “Pape satan, pape satan aleppe”.
Come ha detto qualcuno, i diavoli si esprimono nel linguaggio della confusione.

L’idea di Europa come soggetto unitario, esiste da molto prima che fosse creata la Comunità Europea, prima che venissero al mondo gli extra-comunitari, i comunitari di prima o di seconda scelta, i voli di stato,  i sacrifici necessari, lo stato di emergenza, le quote latte, le aranciate senza arance, i summit dei grandi, il passaporto col microchip, il primo uomo sulla luna, la seconda moglie di Sarkozy, la terza di ordinanza per le deputate del governo Berlusconi, la quarta di copertina dell’ultimo libro di Bruno Vespa, e qui mi fermo perché comincio ad annoiarmi.
Ma, giuro,  esiste perfino prima  della nascita del Salvini.

Contemporaneamente all’idea di una comune identità tra i popoli, si fece largo quella della ricerca di una lingua comune, universale, globalizzante. Nella prassi, la palma se la porta l’inglese, lingua di conquista, così come una volta aveva fatto il latino, spinto più che dall’intelletto, dalle legioni romane che dominavano il mondo conosciuto. Qualche breve apparizione del francese, nelle corti già europee, e in qualche cafone succedaneo di periferia. La fallita esperienza dello esperanto. E tante altre ancora.
Ci provò anche il Bruno, Giordano, prima di fare la fine dell’abbacchio, come sentenziò Trilussa. Ma lui, proprio per evitare la confusione derivata  dalle convenzioni, spalleggiava l’utilizzo delle immagini, come elementi riconducenti a un’unità universale, tanto nella proposta concreta quanto nella loro capacità di guidarci verso un concetto facendo leva sul suo contrario. “Per contemplare le cose divine” dirà nel suo Eroici furori “bisogna aprire gli occhi per mezzo di figure, similitudini ed altre ragioni che gli paripatetici comprendono sotto il nome di fantasmi”.

Mi chiedo come si dirà pirla  in tedesco, in rumeno, o in serbocroato. Nessuno me  lo sa dire. Bisogna che qualcuno ci metta mano a questa benedetta lingua europea.
Nel frattempo arrangiamoci con le immagini. Se qualcuno ve lo chiedesse, fategli vedere il video di Matteo Salvini, e il suo coretto razzista. Sono sicuro che lo capirà all’istante.

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One response to this post.

  1. http://www.malih.senigallia.biz/?p=139

    e dire che a suo tempo, per aver usato lo stesso termine, mi ero fatto un sacco di crucci

    Malih

    Rispondi

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