Ma voi, quando avverrà


Voi che uscirete vivi dal diluvio

dove fummo sommersi, quando

parlerete di noi, di come fummo deboli,

ricordatevi anche dei tempi neri

da cui voi siete pure scampati…


Un giorno ci rivedremo con altri occhi, e, se saremo ancora capaci di guardare, proveremo a volte compassione, a volte orgoglio, per i tempi che ci sono capitati in sorte. Per  la sciatta incuria con cui li abbiamo spesi  o per la nostra sofferta preveggenza. Per noi stessi. Per quelli che si sono fatti fagocitare senza opporre resistenza, per quelli che scelsero di rimanere indigeribili.

Siamo stati presenti, gli uni e gli altri, in ogni epoca, in ogni dove. I primi sono facilmente individuabili. Il  gregge è il loro habitat ideale. Basta una mano per disporli in riga, un urlo, uno spavento, un cane ben piazzato su ogni fianco. I secondi, sbandati, si aggirano qua e là, sono i dispersi.

Ogni armento, si sa, è un fatto di volume. Il peso detta le regole del gioco. Ecco E = mc². Un corpo di massa a riposo è un incredibile serbatoio di energia, ecc ecc.( che può essere calcolata come il prodotto della sua massa per il quadrato della velocità della luce, bla bla bla) Il faccione irsuto di Einstein ce l’ha fatta diventare familiare, questa formuletta, insieme alle migliaia di tshirt che presero a sbandierarla come una epocale invenzione di acqua calda. Ma il principio era già diventato di secolare uso comune tra gli utilizzatori finali del potere. Quelli che continuano a nascere e a morire e a rinascere ancora, forti del fatto che anche il nostro sguardo è pari a quello dei turisti che tutto guardano ma non vedono niente, e, soprattutto, nulla ricorderanno già domani di quello che hanno appena toccato con mano, e affideranno la loro memoria a qualche cartolina ritoccata o alla video-descrizione di una realtà confezionata in serie, rassicurante e a prova di sorprese.

Possiamo domandarci all’infinito cosa ha reso possibile che un popolo come quello tedesco, creatore di geni universali in ogni campo, in ogni secolo, abbia potuto osannare al limite del parossismo una caricatura di uomo chiamato Adolf Hitler? Nessuno ha mai trovato una risposta convincente, mentre lui, il pagliaccio di cartapesta, gongolava nelle sue mostruosità, forte del fatto che i tedeschi lo volevano così. Chi è nato prima, l’uovo marcio o la gallina disattenta ?

Possiamo cercare di avvicinarci all’enigma che portò un popolo di artisti, naviganti e sognatori ad esultare lungo quasi due decenni sotto il balcone di un buffone complessato  e psicolabile come Benito Mussolini, a spellarsi le mani davanti al vuoto assoluto dei suoi discorsi, a coprirsi occhi, orecchie e bocca di fronte ai suoi crimini, ad arrivare a manifestazioni di isterica felicità collettiva nel momento in cui il suddetto comunicava alla sua nazione nientemeno che l’entrata in guerra, ma sarà difficile trovare una risposta soddisfacente.  Anche per lui, le donne facevano la fila. I mariti, e i padri, consideravano sacrosanto il diritto del premier a svagarsi tra le gambe delle loro figlie, delle loro mogli, e si sentivano di sicuro onorati dal privilegio a loro accordato.  Non tutti, e non tutte, a onor del vero, ma sufficienti a far risultare chiaro, agli occhi del Gran Ciarlatano, un corollario semplice ad un altrettanto semplice formuletta:  gli italiani, che mi hanno fatto,  mi vogliono così. Ridicolo, corrotto e caricaturale. Chi sono io per cambiare?

Grande Einstein. Ma è una fortuna che la formula più famosa del mondo – così come l’ha scritta lui – abbia almeno un difetto. E’ valida soltanto per corpi (cervelli) a riposo: appena ci si sposta in un sistema di riferimento in cui il corpo in questione (il cervello) si muove, beh, non vale più. La formula che deriva da questa enunciazione è parecchio più complessa, di sicuro non adatta ad essere stampata sulle magliette.

Avremmo da attendere un altro decennio, ma forse possiamo cominciare già da adesso a porci le rispettive domande. Quelle che il gregge si porrà un istante prima di cambiare direzione, quell’attimo di vuoto nella attesa di una voce, di uno spavento, di un’altra mano da seguire con gli occhi accuratamente chiusi. Dopotutto, la maggior parte di quei corpuscoli semoventi, quella massa costante un giorno pletorica di adorazione verso i fantocci della storia più recente, è la stessa che avrebbe inneggiato ai loro esecutori, un giorno della fine di quella storia da lei stessa confezionata.

Passeremo uno e forse perfino un altro inverno, intorno al fuoco del nostro scontento.   Il buffone di turno continuerà a sghignazzare in lungo e in largo. I suoi capelli, i suoi tacchi, il suo sorriso e perfino la sua prostata sono il meglio di quanto la più affidabile tecnologia possa regalare a chi possiede i soldi per meritarsela. Un giorno, però, smetterà di far ridere, (è la legge crudele del palcoscenico) e allora in molti cominceranno a guardarlo per quello che è. Nel frattempo, il corpo è fermo, la sua energia completamente determinata dalla massa. Il buio detta le regole del gioco. Bisognerà aspettare il momento in cui, da quella mandria cominceranno a staccarsi delle particelle col senso della dignità. Libere. In costante movimento. Fotoni, gli chiamano gli scienziati. Sono quelli che viaggiano sempre… alla velocità della luce.

Ma voi, quando avverrà

che l’uomo sia d’aiuto all’uomo, allora

ricordatevi di noi

con indulgenza.

Bertolt Brecht

An die Nachgeborenen

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: