La ballata del musicista morto nell’indifferenza

 

Tra le ballate scritte da Bertolt Brecht, ce n’è una che m’insegue da sempre. L’ho sentita suonare l’ultima volta da un fisarmonicista  di strada, in un quartiere di Berlino, di quelli non inseriti di certo nelle guide turistiche.
La ballata, in italiano, si chiama Un cavallo si lamenta (O Falladah, die du hangest!). Sono le ultime parole di un vecchio ronzino che sulla Frankfurter Alee (siamo nel 1919) s’accascia a terra, vinto dalla fatica e dalla fame.
Mentre è lì, appena caduto, (il suo conducente era corso a fare una telefonata) dalle case affamate si vede arrivare addosso tutti quegli esseri umani che è ancora capace di riconoscere, perché sono quelli che ha visto ogni giorno della sua vita, lungo le strade della città in cui ha trascinato il suo carro, mattino dopo mattino.   Soltanto che ora, quelli uomini e quelle donne, portano dei coltelli in mano, e corrono verso di  lui decisi a squartarlo, A strappare la carne dalle mie ossa, in quel suo povero corpo, non ancora inerte. Mentre quelle lame lo accerchiano, quelle facce, quelle figure che sono state una volta parte di un paesaggio rassicurante, il cavallo si chiede “Cos’è successo a questa gente? Io li conoscevo per bene, tutti quanti. Quello là mi portò una
volta del pane rappreso, quell’altro un sacco per proteggermi dalle mosche. Che gelo è mai sceso su questa gente? Com’è possibile che siano cambiati così tanto?” E lui, che comincia ad essere spezzato, squartato, dalla miseria di quelli umani che fa sempre più fatica a riconoscere, in un affanno di infinita pietà dice ancora: “Aiutateli, fate qualcosa, vi prego, per questa gente. E fate in fretta, voi, che siete ancora in tempo…”

Clicca per ascolatre la Ballata:   O Falladah, die du hangest! Ein Pferd klagt. Canta Tim van Broekhuizen .  Musica Hanns Eisler Parole: Bertolt Brecht

Martedì 26 maggio, ore 19,47.
Napoli in perenne ora di punta. A Montesanto, un passo dai Quartieri Spagnoli, alcuni uomini della camorra decidono di applicare al territorio un proprio marchio di appartenenza. Davanti ai cancelli della Cumana, a quell’ora ancora affollata, esplodono una serie di colpi. Chiunque  si trovi nei paraggi  -anziani, donne, bambini- corre a ripararsi all’interno della stazione. Tra loro, ci sono anche Petru Birlandeanu, rumeno, assieme alla sua compagna. L’uomo guadagna il pane per entrambi suonando la fisarmonica sui treni. Un proiettile lo colpisce. Davanti ai tornelli che portano verso i binari, cade a terra, comincia a morire. La sua donna cerca di sorreggerlo, ma non è mai stato così pesante. Lei urla la sua disperazione. Le telecamere di sorveglianza inquadrano quella donna tutta sola che supplica aiuto ad una massa indifferente che le sfila davanti, presa a lasciarsi indietro tutto quello che non ha a che vedere con il proprio, immediato, meschino, contesto personale. Sono quelle urla silenziose che continuano ad assordare (che dovrebbero farlo) chiunque osi guardare quelle scene. Quelle che ognuno di quei passanti sceglierà di non ascoltare per il resto della sua vita, perché farlo sarebbe come accettare la cifra della propria pochezza, farsi persino delle domande,  finire per capire che i pezzi più pregiati di un patrimonio insostituibile gli sono stati portati via da tempo.
Così è morto Petru Birlandeanu. La camorra no ce la aveva di sicuro con lui. Ma lo ha ammazzato lo stesso. Non ce la aveva neanche quella gente che gli scorreva accanto, ma lo ha ignorato comunque.  Non è una morte da prima pagina. Di sicuro non ci sarà una targa alla sua memoria. Non è il primo morto della camorra, e non sarà, di certo, l’ultimo. Ma forse un segno sul calendario varrebbe comunque la pena di metterlo: Martedì 26 maggio, ore 19:47.
Che fine ha fatto la stirpe umana a Napoli?
…fate qualcosa, vi prego, per
questa gente. E fate in fretta, voi, che siete ancora in tempo…”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: