Un cavallo

Di Manuel Vincent- (Trad. di Milton Fernàndez) Uscito in El Paìs – domenica 14 giugno 2009

Macchiavelli diede questo consiglio al principe: se non sei amato, sii almeno temuto. Trattandosi di Berlusconi avrebbe dovuto aggiungere: se non ti amano né ti temono, cerca, se non altro, che ti invidino, perché l’invidia della plebe è anch’essa fonte di potere. Ma Berlusconi non assomiglia affatto a un principe rinascimentale. In realtà non è nemmeno un politico, ma un esibizionista all’apice di una ricchezza assoluta ed è, oltretutto, italiano, cosa che gli consente di soddisfare ogni capriccio, non ultimo quello della politica, senza che questa gl’imponga l’obbligo di risparmiarsi uno solo dei piaceri. Come capitava a qualche imperatore romano, a questo Eliogabalo basta con allungare la mano per trovare qualche sollecito servo pronto a deporre nelle sue mani il frutto più ambito. Puoi immaginarlo stravaccato su un triclinio con un grappolo di uva appeso ad un orecchio e la velina di turno che gli introduce dei chicchi, uno ad uno, direttamente in bocca. Quando la quantità dei soldi raggiunge un certo livello, la fortuna si converte in comando. Berlusconi ha avuto l’abilità di trasferire questo principio monetario alla politica, senza rinunciare ai privilegi di cui godono tutti i miliardari. Agli antichi romani appariva logico che l’imperatore prendesse parte ai baccanali, attorniato dai patrizi. Dalla decadenza dell’impero romano gli italiani si portano appresso nel DNA l’impudicizia del lusso unito al una passione sfrenata per la vita, e saranno senz’altro in pochi quelli che non sognano di partecipare alle feste che Berlusconi offre nella sua villa di Sardegna ai suoi amici, con baccanti nude buttate qua e là sugli sdrai.  Alcuni lo ammirano, altri lo invidiano, e anche quando lo immaginano dormire con la retina sui cappelli e il barattolo del viagra sul comodino, lo votano lo stesso, perché alla fine questo miliardario disinibito non fa che sublimare impudicamente  le frustrazioni di tanta gente. Berlusconi si toglie di dosso qualsiasi legge che lo infastidisca così come un comune mortale si  leva di torno una mosca appiccicosa. A Seneca non sembrava tanto riprovabile il fatto che Nerone cantasse e suonasse la lira mentre Roma bruciava, quanto il fatto che stonasse. Il problema consiste nel credere che Berlusconi sia un cavaliere. Lui non è altro che quel cavallo che Caligola aveva nominato console e che corre, ora, a briglie sciolte, lungo le gallerie e le scalinate di Italia.

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