Il quaderno di Saramago

Mi è appena arrivata tra le mani l’edizione spagnola dell’ultimo libro di Saramago (Il quaderno) che la casa editrice Einaudi si è rifiutata di pubblicare, in Italia. Sono testi estratti dal blog portoghese dell’autore in un periodo che spazia tra il settembre 2008 e marzo del 2009.
Cos’è che può avere provocato il rifiuto da parte di un editore che ha in catalogo tutti i precedenti libri del nobel lusitano? ( L’anno della morte di Ricardo Reis, La zattera di pietra, Storia dell’assedio di Lisbona, Viaggio in Portogallo, Cecità, Oggetto quasi, Tutti i nomi, Il racconto dell’isola sconosciuta, La caverna, Il Vangelo secondo Gesù Cristo, Manuale di pittura e calligrafia, L’uomo duplicato, Saggio sulla lucidità, Poesie, Teatro, Don Giovanni o il dissoluto assolto, Le intermittenze della morte, Una terra chiamata Alentejo, Di questo mondo e degli altri, Le piccole memorie e Il viaggio dell’elefante.)
Berlusconi, rispondono pacifici quelli dello struzzo. Nel libro si parla male di Lui, anzi, lo si chiama delinquente, e, trattandosi del proprietario della casa editrice non possiamo correre il rischio di una auto-querela. Custodia preventiva. Voltaire di sicuro si starà ancora scompisciando dalle risate.
Ma che cosa dice Saramago del capo? Di sicuro molto meno di quanto ha detto successivamente in quel pezzo intitolato la cosa Berlusconi, ripreso da El paìs di Madrid  e ormai in giro, tramite internet, in ogni punto cardinale, tranne forse in quello della  Einaudi.
In un brano nominato Berlusconi & Co, (19 settembre 2008) scrive: il popolo sa bene quello che vuole quando è chiamato alle urne. Nel caso concreto del popolo italiano, di lui stiamo parlando e non di altri, (arriverà il loro turno) è dimostrato che l’inclinazione sentimentale che esperimenta verso  Berlusconi, tre volte manifestata, è indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale. Effettivamente, nella terra della mafia e della camorra che  importanza può avere il fatto che il primo ministro sia un delinquente? Apriti cielo! Ma poi prosegue. Che dire del recente divieto, imposto da Berlusconi, alla proiezione del film W al festival del cinema di Roma? (…) Giusta è la nostra indignazione, anche se dobbiamo fare uno sforzo per cercare di capire la complessità del cuore umano. W è un film che attacca Bush, e Berlusconi, uomo di cuore come può esserlo un boss mafioso, è amico, collega, compare dell’ancora presidente degli Stati Uniti. Stanno bene insieme.
Per aggiungere poi in Democrazia in un tassì, (13 marzo 2009) Mi diranno che non bisogna prendere sul serio, questo Cavaliere. Sì, ma il pericolo è quello di finire per non prendere sul serio neanche quelli che lo eleggono.
Non è, però, l’unica pagina dedicata all’Italia. Il 18 febbraio 2009, in un articolo che ha intitolato “Che fare con gli italiani?” sostiene: è appena arrivata la notizia delle dimissioni di Walter Veltroni. Siano benvenute, il suo partito democratico cominciò come una caricatura di partito e finì per essere, senza parola né progetto, un convitato di pietra nella scena politica. (…) Veltroni ne è responsabile, certo non l’unico, anche se nell’attuale congiuntura appare come il principale, dell’indebolimento di una sinistra della quale si era presentato come il salvatore. Pace all’anima sua.
Imperdonabile. E non pago prosegue ancora. Il 9 ottobre 2008, ci prova col Vaticano, facendosi la domanda Cosa penserà Dio di Ratzinger? e il 10 febbraio del anno successivo con un testo già dal nome sfrontato Vaticanadas (Vaticanate). Che si siano messi d’accordo Veltroni, Ratzinger e Berlusconi nel chiedere a quelli dell’Einaudi di nascondere la testa sotto la sabbia?
O forse è quell’opinione espressa su Sarkozy “L’Irresponsabile”,(gennaio 6- 2009) Non ho mai apprezzato questo signore, e credo che da oggi in poi, se tale cosa fosse possibile, lo apprezzerò ancor di meno.
Oppure quell’imperdonabile apologia a un altro premio nobel non schierato dalla parte giusta, Da  grande voglio essere come Rita (Levi-Montalcini, naturalmente – 27 0ttobre 2008).
O quell’altro dedicato a un ragazzo non ancora trentenne, che ha osato lavare i nostri panni sporchi in piazza  Mi sento umile, quasi insignificante, davanti alla dignità e al valore dello scrittore e giornalista Roberto Saviano, maestro di vita.
È difficile dare una risposta. Ci sarebbero voluti coraggio e dignità per sottoporre ai lettori questi concetti e, nel caso, confutarli con delle opinioni diverse, (con dei libri diversi, ce ne sono a iosa in giro) tale e quale era d’uso fare  una volta in un sistema che faceva del libero scambio delle idee una ragione di essere, e che qualcuno osava definire democrazia.
Il libro sarà pubblicato in Italia, tra qualche mese, dalla Bollati Boringhieri, di Torino.    Coraggio e dignità, appunto.

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