La violenza degli altri

Non sono mai riuscito a ragionare come Von Clausevitz, a ciascuno i suoi limiti. Per lui la guerra era la prosecuzione della politica con altri mezzi. Io continuo a considerarla la sconfitta più bruciante della politica, così come credo che la violenza -qualsiasi violenza, da qualunque parte provenga- costituisca la resa totale e incondizionata della ragione.
La violenza però è solita essere stigmatizzata, in ogni sede, ad ogni occasione. Il sentimento, la passione gandhiana, anti-violenta, ha fatto breccia nottetempo nella civiltà del cuore. Il ripudio della violenza è diventato così un collutorio universale atto al risciacquo dei rimasugli rimasti qui e là, incastrati in una cavità temporale sempre più stretta, più affollata, nella quale, però, (miracoli dell’agilità dorsale) ciascuno riesce a ritagliarsi uno spazio per cambiare posizione, idea e archetipo sociale mille e più volte nell’arco di una sola vita. E correnti di quell’aria mefitica che rischiava di rovinarci l’appetito diventano all’improvviso -sulla scia delle parole- dei venticelli freschi, i quali, come capita all’acqua calda, continuano ad essere riscoperti, secolo dopo secolo.
La violenza, comunque, come l’aspirina, continua ad essere spacciata senza ricetta. I simboli grafici dell’Azione (uno dei suoi ineffabili eteronomi) sono presenti ovunque. In offerta speciale,  a buon mercato. Il buon Pensiero no.
Ci vorrebbe una regola, forse un decreto-legge universale, per equilibrare la tenzone. Perché mentre quest’ultimo (il Pensiero) bisogna andare a stanarlo – diventa quindi necessario, persino consigliabile, leggere, (imparare a/ averne la voglia), ascoltare, (essere in grado), procurarsi dei validi interlocutori, disporre del tempo necessario alla frequentazione di una biblioteca,  e una serie di altri eccetera  immalinconiti dal disuso che mi risparmio per stanchezza- il suo  diretto contendente gode da sempre di infinite agevolazioni. Suona ovunque, tonante, l’elmo di Scipio, in netto vantaggio sull’Ali dorate; le statue equestri, quelle pedestri, i frontespizi, i bassorilievi che continuano a decantare da secoli la civiltà della spada, la marziale (a volte tragicomica) ritualità delle sfilate, l’esibizione procace di armamentari in celebrazione di un umano ingegno tutto al servizio dello sterminio, i vergognosi privilegi di casta, la delega sul diritto di vita e di morte all’interno di codici militari scritti sempre dai più forti e sottoscritti (sempre)  da chi la forza non ce l’ha, e spesso nemmeno la dignità di denunciarlo, o di indignarsi.
Ecco quindi in campo il paradosso dei paradossi. La ragione, (il Pensiero) che dovrebbe restare ai loro antipodi, viene arruolato a sua volta, spesso contro la sua volontà, con compiti di depistaggio e dis-informazione , chiamati da alcuni Intelligenze, cosa che potrebbe sembrare buffa, non fosse disarmante. Tutto può essere tutto e anche il suo contrario, in virtù del suo utilizzo. Il fine che giustifica i mezzi, frase mandata giù a memoria e tirata fuori nei momenti più impensati, anche da chi il Macchiavelli non ha mai nemmeno sfiorato, o l’idea del Grunddogma, cioè del rapporto mezzi/fini che offrì una sponda retorica a Hitler per l’invasione della Polonia e l’edificazione del Terzo Reich, ma anche all’intervento Nato in Kossovo, all’invasione e posteriore occupazione dell’Irak, all’attentato alle torri gemelle, all’aberrazioni di Abu-Graib e di Guantanamo, agli atti di terrore indiscriminati, ai missili sparati su popolazioni indifese, alla depauperazione e al  genocidio in atto del popolo  palestinese.
La violenza genera violenza, diceva qualcuno. Mi permetto di dissentire. La violenza genera due violenze: quella degli altri (con la quale saremo sempre in disaccordo) e quella nostra, (o di chi ci assomiglia) che è giusta e sacrosanta, come la collera del pelide Achille o le rappresaglie giustificate di Israele sulla popolazione di Gaza.
Così la intendono alcuni politici italiani, e, sentendoli, devo confessare che mi scorre spesso un brivido lungo la schiena. Mi chiedo se, tanto per essere coerenti con le proprie idee, (il loro Pensiero), non  proporranno un giorno di bombardare  Scampia, o Casal de Principi, per fare un esempio, visto che da quelle parti si continua a uccidere e a programmare impunemente degli attentati. O circondare Corleone di filo spinato. O tagliare fuori dal mondo i territori nei quali s’annida la cupola della sacra corona unita.
Chi come me ha vissuto parte della sua vita sotto le grinfie di un regime militare può testimoniare quanto ci augurassimo un intervento della Comunità Internazionale teso alla sconfitta dei dittatori, ma se qualcuno avesse proposto di bombardarci, di radere al suolo il nostro paese (come è successo con l’Irak) sotto la scusa di una liberazione, gli avremmo dato sicuramente del matto, o del criminale.

All’origine della violenza sta la forza:  Vis. Temo ci sia anche nel suo finale. La legge del Taglione, che un governo democratico come Israele continua ad applicare in modo indiscriminato ne è la conferma. Millequattrocento palestinesi trucidati in un pugno di giorni e una scia di odio che non accennerà a placarsi mai.
Occhio per occhio, diceva Gandhi, e il mondo rimarrà inevitabilmente cieco.

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