La religione di Dio

Alcune tra le migliori persone che conosco credono in un dio, le altre no. Non mi includerei tra le migliori, ma credo di essere anch’io, nel mio piccolo, una brava persona. E, anche se non in modo permanente, come sono costretto a fare (essendo io), mi frequenterei. Bè, devo confessare che nemmeno io sono un credente. Anzi, sono tra quelli che dicono Probabilmente Dio non esiste… anche se non riesco a sottoscrivere completamente il resto, cioè, …quindi smetti di preoccuparti e goditi la vita.
Ho visto la scritta per la prima volta su un autobus spagnolo. Mi sono chiesto subito Cosa potrebbe capitare in Italia davanti a un fatto del genere? E’ successo,  e credo che il putiferio sia ancora  in corso -qui a Bilbao riesco soltanto a vedere Rai 1, che non mi è mai parsa una cima in materia di oggettività, gli amici che ho sentito, presi come sono nello sbarco della quarta settimana non se ne sono nemmeno accorti, ecc ecc,  quindi sospendo il giudizio, che tanto il mondo continua a gironzolare lo stesso.
C’è stato trambusto anche qua, è ovvio, siamo latini, che non si capisce cosa cavolo possa significare ma funge da giustificativo a tutti i masaniellismi presenti nel dna dell’essere umano, da qualsiasi latitudine provenga, tanto un bisnonno nato qualche grado a sud del quinto parallelo non si nega a nessuno.
Uno che per un po’ mi ha riconciliato con la specie è stato il direttore della rivista evangelica RS21, il quale, dopo un’accorata discussione, concluse: “ma ben venga il confronto, tra tanto discutere di calcio e di bassa politica, un dibattito su questi temi non può che essere salutare”. Gli atei si dimostrano spesso tolleranti e disposti al dialogo, anche se nel sito cyberateos ammoniscono “Per favore, prima di continuare, ricorda che nella lista del Forum Ateo sono ammessi soltanto atei e agnostici. Se credi in qualche dio, religione e pseudoscienza non puoi partecipare”.  Me ne sono andato via subito. Di solito non frequento posti nei quali non sono ammessi i miei amici.
Schivando i folklorismi la cosa  potrebbe dare spazio a una riflessione interessante. In cosa davvero crediamo? E la fede, qualunque essa sia, è capace di resistere al dubbio, o una volta privata dall’involucro del Dogma prende subito a vacillare? Un ragazzo catalano di ottantatré anni che benedice (laicamente, ofcorse) la campagna atea, confessa di avere smesso di credere in dio a nove anni di età, dopo aver visto in un giornale la fotografia del Papa che benediva i cannoni di Mussolini in partenza per l’Etiopia. La mia fede di confezione casalinga cominciò a tentennare più o meno alla stessa età. E finì per crollare rovinosamente negli anni successivi. Successe, non l’ho scelto io. Anzi, probabilmente se mi fosse stato permesso avrei optato per tenermela stretta. Mi sarei posto meno domande, e avrei trovato forse più risposte.  Non capitò, forse non sono degno. Ma credo che se l’avessi conservata fino a un’età più responsabile (?), quella fede sarebbe comunque svanita col tempo, forse il giorno in cui vidi il padre della chiesa cattolica apparire nel balcone della casa in cui era stato assassinato Salvador Allende, accanto a un tiranno chiamato Augusto Pinochet. O quello in cui è stato scomunicato Ernesto Cardenal, meraviglioso prete-poeta e ministro della cultura nel Nicaragua appena liberato da una dittatura aberrante, o  il giorno in cui sono stati negati i funerali religiosi a Pier Giorgio Welby, o… Se fossi un credente, sosterrei che il morbo del dubbio non è altro che una delle tante trappole del diavolo.
Quando un giocatore di calcio ringrazia il cielo per avergli concesso la grazia di un gol, o la vincita di una partita, da per scontato (non ha dubbi) di essere stato prescelto, visto che non si capisce perché non dovrebbe essere riconosciuto agli avversari lo stesso dono.
Se cambiamo il campo di calcio  per uno scenario di guerra il risultato è più o meno lo stesso.
Tempo fa, ai tempi dello Tsunami, il Papa sostenne che Dio era vicino a tutti quanti, soprattutto nei momenti più difficili. Parlavo con un amico, cattolico convinto. Lui sorrideva davanti al mio scetticismo, credo mi compatisse per il mio vuoto interiore. Io continuavo a domandare, Ma se Dio è l’artefice di tutte le cose, lo Tsunami chi l’ha creato? Avevamo bevuto qualche bicchiere, lo confesso, e poi il muoversi in cerchio fa girare la testa. Ripensandoci, credo di avergli domandato Ma, secondo te, Lui… crede in se stesso? E se così fosse,  uno che crede in sé stesso, senza avere un dio più in alto che lo sorregga, è un credente o no? Non è che alla fine risulta che Dio è ateo?
Non si è più fatto sentire, da quel giorno.
Bilbao, febbraio duemilanove

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